Trasporti

Formazione alla guida, la sfida è integrare digitale e presenza

17
Settembre 2026
Di Cesare Giraldi

(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)

La trasformazione della mobilità passa anche dalla formazione dei nuovi conducenti. La revisione del Codice della Strada, insieme al dibattito sull’anticipo a 17 anni del percorso di guida, riporta al centro il tema di come aggiornare un sistema che deve preparare studenti sempre più consapevoli e sicuri, senza rinunciare alla qualità della didattica.

In questo quadro, l’innovazione non significa sostituire l’insegnamento tradizionale, ma affiancarlo con strumenti più flessibili e personalizzabili. E-learning per la teoria, gestione digitale delle pratiche, monitoraggio dei progressi e percorsi costruiti sulle difficoltà del singolo studente sono alcune delle soluzioni che stanno entrando nel settore. La questione è già presente anche nel dibattito europeo: la Direttiva Ue 2025/2205 tiene conto dell’evoluzione tecnologica della formazione alla guida e la Germania ha approvato una riforma che, dal 1° gennaio 2027, consentirà l’e-learning per la preparazione teorica.

Per l’Italia, la revisione normativa può quindi diventare l’occasione per aggiornare strumenti e modalità formative, mantenendo fermi gli standard di sicurezza. Il tema riguarda anche un mercato ancora molto frammentato, composto in larga parte da piccole realtà, che negli anni ha faticato a sviluppare economie di scala e a integrare pienamente le nuove tecnologie.

È su questo terreno che si muove Guidoio, gruppo di autoscuole oggi presente in otto città italiane, che punta a costruire una rete nazionale attraverso strumenti gestionali basati sull’intelligenza artificiale e standard formativi comuni. «Il punto non è la singola tecnologia, ma capire come innovare per formare meglio chi si mette alla guida», spiega Lorenzo Mannari, CEO e co-founder di Guidoio. «Digitale e presenza non sono in contrapposizione: sono strumenti complementari, utili a costruire percorsi più efficaci e a intervenire sulle difficoltà di ogni studente».

A rendere il tema particolarmente rilevante sono anche i risultati degli esami. Nel 2025 circa il 40% dei candidati alla patente B non ha superato la prova teorica, contro il 16% di bocciati alla prova pratica. Un divario che segnala quanto ci sia ancora spazio per intervenire sulla qualità dell’apprendimento, soprattutto nella fase teorica.

Secondo Guidoio, uno degli ostacoli resta una cornice normativa datata, che non ha accompagnato pienamente l’evoluzione dei metodi didattici. Il sistema italiano, pur riconoscendo la figura del privatista e verificando le conoscenze attraverso l’esame in Motorizzazione, continua di fatto a limitare la possibilità di svolgere a distanza la formazione teorica obbligatoria.

L’aggiornamento delle regole, sostiene Mannari, dovrebbe puntare a valorizzare il ruolo delle autoscuole, non a ridimensionarlo. «La tecnologia non sostituisce l’autoscuola, ma può rafforzarne la funzione formativa, mettendo insegnanti e studenti nelle condizioni di lavorare meglio».

La sfida è costruire un modello che tenga insieme innovazione, sicurezza e sostenibilità economica. Una formazione più efficiente può contribuire non solo a preparare meglio i conducenti, ma anche a contenere tempi e costi per le famiglie. La revisione del Codice della Strada in tal senso potrebbe offrire l’occasione per aggiornare il sistema senza modificarne l’obiettivo di fondo: formare conducenti competenti, responsabili e consapevoli.