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Dalla tenuta dei conti alla sfida della crescita: Giorgetti traccia il perimetro della prossima Manovra di bilancio
Di Beatrice Telesio di Toritto
(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista )
La prossima legge di Bilancio si prepara intorno a un equilibrio destinato ad accompagnare l’ultima parte della legislatura: trovare spazio per nuovi interventi su salari, pensioni e fiscalità senza allentare il controllo sui conti pubblici. È dentro questo perimetro che si misura il passaggio dalla fase di maggiore attenzione alla stabilità finanziaria a quella in cui il governo dovrà provare a tradurre i margini disponibili in nuove misure economiche.
È in questo quadro che si inserisce «A tua difesa – Verso la Finanziaria 2027», l’iniziativa organizzata dalla Lega l’8 e 9 settembre a Roma. L’appuntamento ha messo in fila alcune delle priorità che il partito intende portare nel confronto sulla prossima Manovra: innalzamento da 85mila a 100mila euro della soglia del regime forfettario, maggiore flessibilità nell’accesso alla pensione a 64 anni, sostegno ai redditi e un nuovo intervento sul sistema bancario. Più che un programma già definito, una piattaforma politica destinata ora a misurarsi con costi, coperture e confronto nella maggioranza.
È soprattutto dall’intervento del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti che emerge il punto di equilibrio tra ambizione politica e sostenibilità dei conti. Il ministro ha rivendicato la linea seguita negli ultimi quattro anni, definendola una politica di «galleggiamento» che avrebbe consentito all’Italia di portarsi in «acque sicure» senza ricorrere all’austerità. Il messaggio rivolto al 2027 è altrettanto netto: «Faremo di più», ma restando dentro un «principio di realtà». Per Giorgetti, del resto, il risultato sui conti non si esaurisce nello stare poco sotto o sopra la soglia del 3% nel rapporto tra deficit e Pil. La questione riguarda soprattutto la capacità dell’Italia di ridurre la propria esposizione ai rischi dei mercati e, insieme, quella dell’Europa di adattare le politiche economiche a uno scenario profondamente cambiato.
Il passaggio successivo riguarda quindi la destinazione degli eventuali nuovi margini. Sul lavoro viene messo al centro il problema delle retribuzioni dei giovani, giudicate troppo basse all’ingresso nel mercato. L’ipotesi è quella di utilizzare la leva fiscale per favorire aumenti salariali riconosciuti dalle imprese, applicando una tassazione agevolata sugli incrementi di stipendio. Il riferimento è al meccanismo già introdotto nell’ultima legge di Bilancio per i rinnovi contrattuali, con una tassazione al 5%. Una proposta ancora da costruire nei dettagli, ma che indica una direzione: usare il fisco anche per incentivare retribuzioni più alte.
Un’apertura è arrivata anche sull’estensione del regime forfettario fino a 100mila euro, obiettivo sul quale Giorgetti ha richiamato la necessità del confronto con Bruxelles. Più delicato resta invece il capitolo previdenziale. Sull’ipotesi leghista di ampliare l’accesso alla pensione a 64 anni, il ministro ha riconosciuto una «distorsione» tra chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 e chi è entrato successivamente nel sistema contributivo. Anche in questo caso il perimetro è tracciato: maggiore equità tra i lavoratori, ma salvaguardando la tenuta finanziaria del sistema.
Sulle banche emerge una sfumatura diversa rispetto all’impostazione più direttamente fiscale della Lega. Mentre il partito continua a indicare nel contributo degli istituti una possibile fonte di risorse per la Manovra, Giorgetti ha spostato l’attenzione sul funzionamento del mercato. Più concorrenza nell’erogazione del credito alle imprese e maggiore facilità per i correntisti nel trasferirsi da un istituto all’altro possono, nella sua lettura, ridurre «rendite di posizione» ed «extraprofitti» a beneficio della collettività.
È qui che il confronto sulla Finanziaria 2027 incrocia il bilancio economico della legislatura. Giorgetti rivendica una fase in cui la priorità è stata mettere il Paese maggiormente al riparo dalle tensioni finanziarie, mentre ora la richiesta politica è di ampliare il raggio d’azione su redditi, fisco e pensioni. La prossima Manovra dirà quanto di questa agenda potrà tradursi in misure concrete. Il punto fermo sembra però essere il metodo: fare di più, senza oltrepassare quei margini che garantiscono la tenuta dei conti.





