Top News
Automotive, 300 milioni per la filiera. La sfida è trasformare il rimbalzo in crescita
Di Beatrice Telesio di Toritto
(Articolo pubblicato su L’Economista, inserto de Il Riformista)
Trecento milioni per rafforzare la parte più esposta della trasformazione dell’auto italiana: la filiera. Il nuovo decreto del Ministero delle Imprese e del Made in Italy finanzia attraverso i mini contratti di sviluppo programmi per nuovi veicoli e sistemi di propulsione a basse emissioni, componenti, tecnologie per la mobilità connessa e autonoma e progetti di diversificazione e riconversione industriale. Il 60% delle risorse è riservato alle Pmi, un quarto di questa quota alle micro e piccole imprese, mentre il 40% è destinato a programmi realizzati negli stabilimenti del Mezzogiorno. Le agevolazioni, tra contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati, potranno coprire fino al 75% delle spese ammissibili.
È l’ultimo tassello di una strategia che negli ultimi mesi ha spostato il baricentro verso gli investimenti produttivi. Il Dpcm del 10 giugno sul Fondo Automotive ha rimodulato 1,343 miliardi di euro fino al 2030, destinandone quasi il 70% agli strumenti per l’offerta, tra accordi per l’innovazione e mini contratti di sviluppo. Il passaggio arriva mentre i numeri del settore mostrano un recupero, ma ancora lontano dal poter essere letto come una normalizzazione. Nel primo semestre 2026, secondo ANFIA, l’indice della produzione dell’industria automotive è cresciuto del 13,5% rispetto allo stesso periodo del 2025; le autovetture prodotte hanno superato quota 167 mila, +26,1%, e gli autoveicoli sono stati circa 302 mila, +13,4%. La base di confronto resta però molto debole e soprattutto il recupero non corre alla stessa velocità in tutta la filiera: la produzione di parti e accessori è salita appena del 2,1% nel semestre e a giugno ha registrato un calo dell’8,5% su base annua.
Sul fronte elettrico il divario con l’Europa rimane evidente: ad agosto le auto elettriche a batteria si sono fermate al 6,4% del mercato italiano, mentre nel primo semestre la quota media nell’Unione europea ha raggiunto il 20,7%. La diffusione dell’elettrico resta quindi molto più bassa in Italia e si intreccia con un quadro europeo ancora in movimento. La Commissione ha proposto di rivedere gli standard sulle emissioni dal 2035, portando dal 100% al 90% l’obiettivo di riduzione delle emissioni allo scarico rispetto ai livelli del 2021 e prevedendo meccanismi di compensazione per il restante 10%, anche attraverso e-fuel e biocarburanti. È ancora una proposta legislativa, ma il negoziato definirà una parte importante delle condizioni competitive per l’industria europea e per la filiera italiana.
Il prossimo passaggio nazionale sarà la Legge di Bilancio. Più che l’attesa per una singola misura, il nodo sarà capire quale spazio troverà l’automotive all’interno della politica industriale del prossimo anno e se verrà consolidata la scelta di concentrare una quota maggiore delle risorse su investimenti, ricerca, innovazione e riconversione produttiva. Per le imprese la questione è soprattutto quella della continuità: accompagnare una trasformazione che richiede programmi pluriennali, nuove tecnologie e competenze, in un momento in cui anche le regole europee sono ancora in evoluzione. Il 2026 sta restituendo al settore segnali di crescita dopo la forte frenata dell’anno precedente. La sfida è fare in modo che il recupero non resti soltanto un rimbalzo, ma diventi una ripresa più strutturale della filiera italiana.





