Esteri

La guerra ibrida dei sabotaggi ferroviari

15
Settembre 2026
Di Paolo Bozzacchi

Oggi i Paesi Bassi. Con indagini appena iniziate. Ma dalla Polonia alla Lettonia, fino all’Italia, negli ultimi anni le ferrovie europee sono diventate un bersaglio di attività costante di sabotaggio, spionaggio e guerra ibrida. Va subito sgombrato il campo: gli episodi non hanno tutti la stessa matrice. In alcuni casi le autorità hanno individuato reti collegate ai servizi russi, in altri sono emersi ambienti anarchici. Una distinzione essenziale per evitare di trasformare fenomeni diversi in un’unica storia, ma che non riduce la portata del problema.

Il primo segnale importante arriva dalla Polonia. Nel 2023 l’agenzia di sicurezza interna ABW smantellò una rete di spie accusata di lavorare per l’intelligence russa. Secondo le autorità polacche, gli appartenenti alla rete monitoravano le ferrovie utilizzate per trasportare aiuti militari verso l’Ucraina, installavano telecamere e dispositivi GPS e preparavano azioni di sabotaggio, compresi piani per provocare il deragliamento di treni. Nel novembre dello stesso anno la procura polacca comunicò di avere rinviato a giudizio 16 cittadini stranieri accusati di attività di spionaggio per conto dei servizi russi e di preparazione di atti di sabotaggio. Tutti, secondo le autorità, avevano ammesso le accuse e accettato la pena.

La vicenda ha assunto una dimensione ancora più grave nel novembre 2025. Sulla linea Varsavia-Lublino, utilizzata anche per i collegamenti con l’Ucraina, un’esplosione danneggiò i binari nei pressi di Mika. In un secondo punto, vicino a Gołąb, furono danneggiate la rete elettrica e la sede ferroviaria, con elementi metallici collocati sui binari che, secondo gli investigatori, avrebbero potuto provocare il deragliamento di un treno. La procura polacca ha contestato a due cittadini ucraini, atti di sabotaggio di natura terroristica compiuti a favore dell’intelligence russa. Il premier Donald Tusk ha dichiarato che i due avevano agito in collaborazione con i servizi russi e che avevano lasciato la Polonia subito dopo gli attacchi.

Un modello simile è emerso in Lettonia. Nell’agosto 2025 diversi elementi dell’infrastruttura ferroviaria, tra cui armadi di controllo e una locomotiva, furono incendiati. Due persone vennero arrestate all’inizio di settembre. Nel marzo 2026 il servizio di sicurezza lettone, VDD, ha comunicato di avere raccolto prove che collegano le azioni agli interessi russi e ha chiesto alla procura di procedere penalmente contro i due responsabili. Secondo l’intelligence lettone, gli incendi avevano provocato danni significativi alle infrastrutture ferroviarie.

Poi c’è l’Italia, dove la matrice individuata è completamente diversa. Il 7 febbraio 2026, all’inizio delle Olimpiadi di Milano-Cortina, una serie di danneggiamenti colpì la rete ferroviaria, in particolare nell’area di Bologna. Un gruppo anarchico rivendicò l’azione, presentandola come una forma di protesta contro le Olimpiadi e contro le politiche del governo. Gli attacchi provocarono ritardi fino a due ore e mezza, senza feriti.

L’indagine italiana ha successivamente prodotto arresti. Il 16 giugno la polizia ha fermato 7 persone accusate di appartenere a una rete anarchica insurrezionalista coinvolta nel sabotaggio di linee ferroviarie ad alta velocità durante le Olimpiadi. Cinque sono state condotte in carcere e due agli arresti domiciliari. Secondo gli investigatori, alcuni degli arrestati sarebbero coinvolti anche nel danneggiamento del 14 febbraio sulla linea Roma-Firenze. L’inchiesta contesta agli indagati, tra gli altri reati, l’associazione con finalità terroristiche.

Il quadro che emerge, dunque, è più complesso di una semplice sequenza di “sabotaggi russi”. Polonia e Lettonia rappresentano i casi più netti di operazioni che le autorità hanno collegato agli interessi dell’intelligence russa, con esecutori individuati e procedimenti giudiziari avviati. L’Italia mostra invece l’esistenza di una parallela minaccia proveniente da ambienti anarchici, che hanno rivendicato apertamente gli attacchi e in seguito sono stati oggetto di specifiche indagini e arresti.

Il punto comune è però la vulnerabilità della rete ferroviaria. Binari, cavi, apparati di segnalamento e infrastrutture elettriche possono essere danneggiati con mezzi relativamente semplici, provocando conseguenze molto più ampie rispetto alla dimensione materiale dell’attacco. E la ferrovia è contemporaneamente infrastruttura civile, economica e strategica: in Polonia è essenziale per i collegamenti con l’Ucraina, mentre in Italia e Francia gli episodi più clamorosi hanno coinciso con grandi eventi internazionali.
Non tutti i sabotaggi europei hanno oggi un responsabile identificato. Il grande attacco alla rete TGV francese del luglio 2024, alla vigilia delle Olimpiadi di Parigi, resta senza una responsabilità pubblicamente accertata. Lo stesso vale per diversi episodi successivi. È quindi sbagliato attribuire automaticamente ogni danneggiamento alla Russia o a una medesima organizzazione.
Ma i casi già documentati mostrano qualcosa di nuovo: l’infrastruttura ferroviaria è entrata stabilmente nel perimetro della sicurezza nazionale europea. Attraverso reti di agenti reclutati localmente, gruppi ideologici o singoli sabotatori, un’azione relativamente semplice può produrre un danno economico e politico sproporzionato. È la logica della guerra ibrida: non necessariamente bombe e soldati, ma cavi tagliati, apparati incendiati, binari danneggiati e infrastrutture trasformate in strumenti di pressione.

La questione, dunque, non riguarda soltanto chi abbia sabotato una determinata ferrovia. Riguarda la capacità degli Stati europei di proteggere infrastrutture essenziali in una zona grigia dove spionaggio, criminalità, terrorismo e confronto geopolitico si sovrappongono sempre più spesso.