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Artico, dodici Paesi chiedono più presenza Ue. Kallas: «La sicurezza sarà al centro della nuova strategia»
Di Lorenzo Berna
L’Unione europea deve rafforzare la propria presenza nell’Artico e assumere un ruolo più strategico in una regione diventata sempre più importante per la sicurezza del continente. È la richiesta avanzata da dodici Paesi europei al termine dello European Arctic Summit di Rovaniemi, nel nord della Finlandia, mentre aumentano le preoccupazioni per l’attività militare della Russia, l’interesse della Cina e le rivendicazioni statunitensi sulla Groenlandia.
«Chiediamo che l’Ue assuma un ruolo più strategico e proattivo nell’Artico europeo», si legge nella dichiarazione congiunta diffusa al termine del vertice. Tra i partecipanti figuravano il cancelliere tedesco Friedrich Merz, la prima ministra danese Mette Frederiksen, il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot e l’Alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas.
Proprio Kallas ha invitato i governi europei a rimanere «vigili» di fronte alla crescita delle attività militari russe nell’Artico e al contemporaneo interesse manifestato dalla Cina. Bruxelles si prepara intanto a presentare a ottobre una nuova strategia europea per l’Artico, nella quale la dimensione della sicurezza avrà un ruolo centrale. «È chiaro che questa area fa parte dell’architettura di sicurezza dell’Europa», ha sottolineato l’Alta rappresentante.
L’Artico diventa un nodo della sicurezza europea
L’importanza strategica della regione deriva anche dalla sua posizione. L’Artico costituisce infatti una fondamentale area di collegamento tra Nord America ed Europa, con rotte rilevanti per trasporti, comunicazioni e scambi commerciali. Negli ultimi anni, tuttavia, alla sua tradizionale importanza geografica ed economica si è aggiunta una crescente competizione geopolitica.
Secondo la Nato, Mosca ha aumentato «significativamente» la propria attività militare nella regione, creando un nuovo Comando artico, aprendo installazioni militari e sperimentando «nuovi sistemi d’arma». Anche Pechino mostra un forte interesse per l’area, in particolare per l’accesso ai minerali critici, alle risorse energetiche e alle nuove linee di comunicazione.
Il vertice di Rovaniemi arriva inoltre dopo la visita compiuta all’inizio del mese dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in Groenlandia. L’Unione ha ribadito il proprio sostegno al territorio autonomo danese dopo le ripetute richieste del presidente americano Donald Trump affinché gli Stati Uniti ne acquisiscano il controllo.
Bruxelles aumenta gli investimenti in Groenlandia
Alla pressione americana l’Europa ha risposto anche sul terreno economico. Durante la visita in Groenlandia, von der Leyen ha annunciato una partnership da 200 milioni di euro, con risorse da investire tra quest’anno e il prossimo.
Trump, dal suo ritorno alla Casa Bianca, ha sostenuto più volte che il controllo statunitense della Groenlandia sarebbe necessario per ragioni di «sicurezza nazionale». Secondo il presidente americano, in assenza di un intervento di Washington l’isola rischierebbe di finire sotto il controllo della Cina o della Russia. Una posizione che ha provocato una forte reazione in Europa.
La presenza militare americana in Groenlandia ha peraltro radici profonde. Secondo diverse ricostruzioni, al culmine della Guerra fredda gli Stati Uniti disponevano sull’isola di 17 installazioni militari e oltre 10mila soldati. Oggi Washington gestisce una sola base, la Pituffik Space Base, che rappresenta l’installazione più settentrionale del Dipartimento della Difesa statunitense.
La base viene utilizzata per attività di allerta e difesa missilistica e di sorveglianza spaziale, secondo la US Space Force. È anche sullo sfondo di questa presenza, insieme alla crescente attività di Russia e Cina, che i Paesi riuniti a Rovaniemi chiedono ora all’Unione europea di attribuire all’Artico un peso maggiore nella propria strategia di sicurezza.





