Cultura

Rivoluzione Cinema: la Camera approva la riforma. Ecco come cambia il settore

14
Settembre 2026
Di Elisa Tortorolo

Una convergenza politica quasi totale accende i riflettori sul futuro dell’industria audiovisiva italiana. Con 218 voti favorevoli e solo 6 contrari, la Camera dei Deputati ha dato in queste ore il via libera al testo unificato che riscrive la disciplina del settore e delega il Governo a riordinarne l’assetto entro i prossimi due anni. Nato dalla sintesi di cinque diverse proposte trasversali, il provvedimento – che ora passa all’esame del Senato – punta a trasformare l’intero comparto in una macchina industriale più efficiente, superando le rigidità del passato a favore di una gestione orientata al mercato, alla trasparenza e alla certezza dei tempi per le imprese.

Il vero cambio di paradigma risiede nell’uscita della gestione operativa dal perimetro diretto del Ministero. Dal 1° gennaio 2028 nascerà infatti l’Agenzia per il Cinema e l’audiovisivo, un ente pubblico autonomo dotato di piena indipendenza finanziaria e organizzativa. Sarà questa nuova struttura a prendere in mano la cabina di regia su erogazione dei fondi, accesso al credito e relazioni con le Film Commission territoriali, lasciando al Ministero della Cultura unicamente un ruolo di indirizzo politico e vigilanza. Contestualmente, il sistema dei sostegni economici cambia pelle: la revisione del tax credit e degli incentivi fiscali metterà al centro la selettività e la congruità dei costi, introducendo una programmazione triennale con scadenze trasparenti per la richiesta delle risorse. Un’impostazione pensata per dare stabilità all’intero ecosistema, dal sostegno per le opere prime e seconde alla spinta per le coproduzioni internazionali, passando per il rilancio strutturale e tecnologico delle sale cinematografiche.

La riforma guarda con decisione anche alle nuove frontiere tecnologiche e al capitale umano. Da un lato amplia il proprio raggio d’azione includendo gli incentivi per il settore dei videogiochi e fissa paletti precisi sull’uso dell’intelligenza artificiale, subordinando lo sfruttamento delle prestazioni artistiche al consenso esplicito dei titolari dei diritti. Dall’altro, risponde alle storiche fragilità del lavoro dietro le quinte, riordinando gli ammortizzatori sociali, la previdenza e l’indennità di discontinuità per artisti e maestranze, oltre a stanziare un fondo dedicato da 10 milioni di euro all’anno fino al 2030 per supportare chi affronta situazioni di emergenza pensionistica.

Restano comunque aperti i nodi riguardo ai tempi di attuazione e alla sostenibilità finanziaria. Trattandosi di una legge delega, spetterà all’Esecutivo, tramite i futuri decreti attuativi, riempire di contenuti concreti la cornice programmatica. Il tema centrale passa quindi al quando e, soprattutto, al quanto: poichè il provvedimento non stanzia di per sè una dotazione di impatto immediato, l’efficacia reale della riforma dipenderà dalle coperture, da individuarsi già a partire dalla prossima legge di bilancio.

Nondimeno, l’intesa raggiunta a Montecitorio concretizza l’invito al dialogo bipartisan lanciato dal regista Pupi Avati. Soddisfatto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che parla di un vero e proprio “stilnovo” nei rapporti con il settore, fondato su un clima di fiducia e sulla garanzia di procedure chiare e prevedibili per gli operatori. Un entusiasmo condiviso anche dall’opposizione: la segretaria del Pd, Elly Schlein, ha accolto con favore la nascita di un’Agenzia indipendente in grado di sottrarre le scelte strategiche del settore ai condizionamenti della politica, ricordando però che la sfida decisiva sarà trovare le risorse adeguate nella prossima manovra di bilancio. Il provvedimento passa ora a Palazzo Madama per la blindatura definitiva.

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