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Il governo rilancia le trivelle: più estrazioni di gas e petrolio e un commissario contro gli stalli
Di Giampiero Cinelli
Il governo punta ad aumentare la produzione nazionale di gas e petrolio, intervenendo innanzitutto sulle procedure che oggi rallentano le attività di esplorazione ed estrazione degli idrocarburi. Il Consiglio dei ministri ha approvato un provvedimento che consente anche la nomina di un commissario ad acta in caso di stallo prolungato con le Regioni interessate, mentre l’opposizione ambientalista attacca la scelta dell’esecutivo.
L’intervento è contenuto nel decreto legge con «disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi al protrarsi della nuova crisi dei mercati internazionali e di infrastrutture e attività energetiche strategiche», approvato dal governo nella stessa riunione in cui è stata decisa la proroga di un’altra settimana del taglio delle accise sul gasolio.
A spiegare la direzione scelta dall’esecutivo è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: «Vogliamo andare avanti sull’aumento della produzione nazionale di petrolio e di gas, perché non ha molto senso comprare all’estero questa energia quando possiamo produrla anche qui in Italia».
L’obiettivo immediato è ridurre i tempi amministrativi per le attività di ricerca ed estrazione, sia sulla terraferma sia offshore. In presenza di uno stallo prolungato con le Regioni, il Consiglio dei ministri potrà nominare un commissario ad acta per consentire all’iter di procedere in nome dell’interesse nazionale.
Meloni lega l’aumento della produzione interna alla riduzione della dipendenza energetica dall’estero. «Aumentare la produzione nazionale significa ridurre la dipendenza dall’estero, pagare meno, garantire costi più bassi a famiglie e imprese, difendere la sicurezza energetica della nazione, oltre ovviamente a generare maggiori royalties e benefici economici e occupazionali per i territori», ha affermato in un intervento diffuso attraverso i canali social di Palazzo Chigi.
Pichetto Fratin: primi risultati possibili in pochi mesi
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin ha assicurato che il provvedimento non punta a ridimensionare le competenze regionali. «Non vogliamo comprimere il ruolo delle Regioni, ma garantire che le competenze si esercitino nei tempi previsti, e che il confronto istituzionale non si trasformi in uno stallo indefinito».
I tempi necessari per aumentare effettivamente la produzione dipenderanno però dallo stato dei singoli progetti. Nelle aree nelle quali le attività di esplorazione sono già state completate, secondo Pichetto Fratin, i primi effetti potrebbero arrivare rapidamente: «Nel giro di qualche mese può dare già qualche estrazione là dove le prospezioni sono già state fatte. Per altri andremo a risultati fra qualche anno».
Quanto producono oggi i giacimenti italiani
Il peso della produzione nazionale resta comunque limitato rispetto al fabbisogno energetico del Paese. Le riserve italiane di gas vengono stimate in 42,5 miliardi di metri cubi, a fronte di una domanda che nel 2024 si è attestata intorno ai 62 miliardi. Nello stesso anno l’Italia ha importato circa il 95% del proprio fabbisogno di gas. Anche sfruttando integralmente le riserve note, dunque, queste non sarebbero sufficienti a coprire un anno degli attuali consumi nazionali.
Sul versante petrolifero, nel 2024 sono stati estratti in Italia 4,37 milioni di tonnellate di greggio, equivalenti a circa il 7,5% dei 58 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi consumati. Le importazioni di greggio sono ammontate a 56,7 milioni di tonnellate, mentre le riserve nazionali vengono quantificate in 82,1 milioni. L’incremento delle estrazioni potrebbe quindi contribuire a ridurre le importazioni, senza tuttavia rendere il Paese autosufficiente né per il petrolio né per il gas.
Dalla Basilicata all’Adriatico, dove si concentra la produzione
La Basilicata rappresenta il principale polo italiano degli idrocarburi. l più grande giacimento petrolifero su terraferma d’Europa: nel 2024 Eni e Shell hanno estratto dal sito circa 3,70 milioni di tonnellate di greggio, pari all’84,8% della produzione nazionale.
La regione ha un ruolo significativo anche sul fronte del gas. Nel 2023 dalla Basilicata proveniva oltre un terzo della produzione italiana, per circa 1,1 miliardi di metri cubi. Gli altri principali poli produttivi sono concentrati in Sicilia, Emilia-Romagna, Puglia e Molise, ai quali si aggiungono le attività offshore presenti nell’Adriatico.





