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IA e tratta di esseri umani: una tecnologia, due volti

11
Settembre 2026
Di Virginia Caimmi

L’intelligenza artificiale è ormai parte della vita quotidiana: influenza il modo in cui lavoriamo, studiamo, comunichiamo e accediamo alle informazioni. La stessa capacità di elaborare rapidamente enormi quantità di dati, tuttavia, può essere sfruttata anche dalla criminalità organizzata. Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il Crimine (UNODC), l’AI sta infatti assumendo un ruolo anche nel fenomeno della tratta di esseri umani. L’analisi dell’attività sulle piattaforme può, per esempio, contribuire a individuare persone che manifestano difficoltà economiche o altre condizioni di vulnerabilità. I deepfake, in particolare, possono rendere più complesso distinguere una comunicazione autentica da un tentativo di manipolazione. La conseguenza è un possibile aumento della scala delle operazioni criminali: un trafficante può raggiungere contemporaneamente persone in Paesi diversi, riducendo tempi e costi e, in alcuni casi, esercitando forme di controllo a distanza. Secondo UNODC, l’intelligenza artificiale può contribuire alla preparazione di schemi di frode e al coordinamento di attività illecite. La crescente accessibilità di questi strumenti pone quindi nuove difficoltà investigative.

Ma considerare l’intelligenza artificiale soltanto come un moltiplicatore delle capacità criminali offrirebbe una lettura parziale e fuorviante del fenomeno. La stessa tecnologia può infatti diventare uno strumento importante per prevenire e contrastare la tratta. L’AI può aiutare le campagne di sensibilizzazione a raggiungere con maggiore precisione le persone più esposte al rischio e può supportare le autorità nell’analisi di grandi quantità di dati e transazioni finanziarie, facendo emergere anomalie potenzialmente riconducibili ad attività criminali. La rapidità nell’elaborazione delle informazioni può inoltre favorire le indagini internazionali e la cooperazione tra autorità di Paesi diversi. La questione centrale diventa allora non tanto la tecnologia in sé, quanto la capacità delle istituzioni di tenere il passo con la sua evoluzione. Molti Stati devono ancora affrontare lacune normative, carenze di competenze tecniche e difficoltà nella cooperazione internazionale.

La risposta, dunque, non sembra risiedere nel frenare l’innovazione, ma nel rafforzare competenze, regole e collaborazione internazionale, mantenendo allo stesso tempo un’adeguata supervisione umana. Come sottolinea UNODC, l’utilizzo dell’AI da parte delle istituzioni deve essere accompagnato da garanzie capaci di evitare discriminazioni, distorsioni e violazioni dei diritti fondamentali. Il tema è stato al centro del Working Group on Trafficking in Persons di UNODC, riunitosi a Vienna a fine giugno. Il confronto mette in evidenza il carattere ambivalente dell’intelligenza artificiale: può offrire nuovi strumenti ai trafficanti, ma può anche fornire alle istituzioni mezzi più efficaci per individuarli, proteggere le persone vulnerabili e contrastare un fenomeno criminale sempre più transnazionale.

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