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Il profeta che aveva ragione e ha perso lo stesso

27
Agosto 2026
Di Francesco Tedeschi

A fine luglio 2026 un hedge fund specializzato in intelligenza artificiale ha bruciato in pochi giorni la maggior parte del suo patrimonio. Si chiamava — con involontaria ironia — Situational Awareness, “consapevolezza della situazione”, ed era arrivato a valere 45 miliardi di dollari. Nel giro di poche settimane è precipitato intorno ai 10.

A guidarlo c’era Leopold Aschenbrenner, venticinque anni, ex ricercatore di OpenAI diventato una piccola celebrità della Silicon Valley con un saggio-manifesto di 165 pagine pubblicato nel 2024. La tesi era netta: l’IA sarà una forza di trasformazione più grande della rivoluzione industriale, e chi lo capisce oggi si posiziona di conseguenza. Aschenbrenner si era descritto come uno dei pochi al mondo a vedere il futuro con chiarezza; qualcuno lo aveva ribattezzato “il Nostradamus dell’IA”. Sul fondo, lanciato nel luglio 2024, aveva costruito un’unica scommessa coerente con quella visione: crescita inarrestabile della domanda di semiconduttori, memorie, data center, energia.

Per un anno e mezzo ha avuto ragione, e in modo clamoroso. I rendimenti erano da capogiro — nell’ordine delle tre e quattro cifre percentuali dalla fondazione. Il problema è come li aveva ottenuti: con una leva finanziaria stimata fino al 400%, cioè scommettendo quattro dollari presi in prestito per ogni dollaro proprio, concentrati su un pugno di titoli volatili legati all’infrastruttura dell’IA. Una macchina che moltiplica i guadagni finché il mercato sale, e li moltiplica all’incontrario appena scende.

A luglio è sceso. Un ribasso diffuso sui titoli dei semiconduttori ha spinto in rosso le posizioni del fondo — nomi come SK Hynix e CoreWeave — mentre andava storta anche una scommessa opposta, ribassista, sui titoli del software. A quel punto è scattato il meccanismo che nessuna “consapevolezza della situazione” aveva previsto: i prime broker, le grandi banche che prestano il denaro per fare leva, hanno chiesto indietro i soldi. Per coprire le richieste di margine, Aschenbrenner è stato costretto a svendere l’intero portafoglio azionario a Citadel, il colosso di Ken Griffin, a prezzi sotto mercato. “Vi abbiamo delusi questo mese”, ha scritto ai suoi clienti.

Qui la storia si complica, ed è il punto più interessante. Aschenbrenner non è finito sul lastrico: nonostante l’implosione, per via di come si misura la performance il fondo resta in attivo sull’anno. Non è la parabola dell’incompetente che perde tutto, ma quella di un uomo che aveva guadagnato somme irreali con una scommessa spericolata e ne ha restituita gran parte in poche settimane. La sua lettura di lungo periodo sull’IA può anche rivelarsi giusta ma non è questo che decide la sorte di un fondo a leva 400%. A deciderla è il momento in cui le banche bussano alla porta.

I critici lo avevano previsto. In molti, a Wall Street, osservavano che prima di aprire il fondo Aschenbrenner non aveva alcuna esperienza nella gestione di denaro, e che con quei livelli di indebitamento il crollo era “questione di quando, non di se”. C’è chi ha ricordato che la sua prima esperienza di lavoro era stata alla FTX di Sam Bankman-Fried, la piattaforma crypto poi travolta dallo scandalo. Vicende diverse, ma una stessa aria di fondo: rendimenti straordinari accolti senza troppe domande, finché durano.

È la parte che dovrebbe far riflettere, al di là del singolo protagonista. La convinzione che l’intelligenza artificiale trasformerà l’economia può essere fondata. Ma tra l’avere ragione su una tecnologia e il costruirci sopra una montagna di debito c’è una differenza che il mercato, prima o poi, presenta al conto. Situational Awareness l’ha imparato in pochi giorni. Resta da capire quanti altri, nella stessa scommessa, non l’abbiano ancora imparato.