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Iran: la scelta di Trump della ‘guerra economica’ suscita più sfide che consensi

26
Agosto 2026
Di Giampiero Gramaglia

A cose fatte, il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha informato alleati e partner degli Stati Uniti del cambio di strategia adottato dal presidente Donald Trump: niente più bombe e missili sull’Iran, almeno per ora, fino alle elezioni di midterm il 3 novembre; bensì, la scelta di ‘asfissiare’ il regime di Teheran economicamente.

Ma il cambio di atteggiamento – l’ennesimo – è visto con diffidenza, scetticismo e persino ironia dagli interlocutori internazionali e dai media statunitensi, mentre la guerra, che doveva durare “quattro o cinque settimane” – ipse dixit: il presidente, si sa, ha un pessimo rapporto con le unità di misura -, è sulla soglia dei sei mesi.

Il New York Times apre con un titolo che intreccia la situazione internazionale e quella nazionale: “In patria e all’estero, la deferenza nei confronti di Trump si trasforma sempre più in atteggiamenti di sfida… Il presidente Usa rimane la figura mondiale di maggiore rilievo, ma altri leader e istituzioni internazionali lo contrastano in modo più vigoroso di quanto avveniva all’inizio del suo secondo mandato”, quando in molti prevaleva il desiderio di compiacere – l’Europa e in particolare l’Italia ne erano un esempio -.Il concetto è presente anche sulla Cnn, secondo cui la minaccia di “asfissia economica” – odiosa perché condanna alla sofferenza l’intera popolazione, quanto era terrificante quella di “cancellare dalla faccia della Terra in una notte un’intera civiltà” – trasforma l’Iran, che era un paria mondiale, “in un emarginato”, che trova dunque solidarietà e aiuto.

In proposito, la Cnn osserva: “Trump ha bisogno della Cina perché la sua nuova guerra economica contro l’Iran abbia successo. ‘Buona fortuna!’, a convincere il presidente cinese Xi Jinping a stare dalla sua parte”. Xi è atteso a Washington nelle prossime settimane. Stesso discorso vale per l’India e per il Pakistan, che continua l’opera di mediazione con l’Iran, e anche per i Paesi del Golfo, tutti poco inclini a divenire protagonisti di una guerra economica e – piuttosto – desiderosi di ripristinare la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.

Tanto più che il magnate presidente, che pure ha bisogno di alleati, mantiene spigolosità e ripicche che sono tratti caratteristici del suo carattere. Il NYT rivela un episodio minore, ma significativo: Trump ha voluto che lo scorso week-edn si svolgesse a Washington una gara della Formula Indi, l’equivalente americano della Formula 1, nel quadro delle celebrazioni per il 250° anniversario dell’Indipendenza statunitense. Inviti Vip erano stati rivolti agli ambasciatori accreditati, salvo che poi alcuni se li sono visti revocare perché i loro governi non avevano sufficientemente compiaciuto il magnate presidente.

L’idea che la figura di Trump incontri più  resistenza che in passato emerge anche sul fronte interno, in vista delle elezioni di midterm. Ieri, c’era il ballottaggio nelle primarie repubblicane per il Senato in South Carolina: ha vinto Darline Graham, la sorella del senatore Lindsey improvvisamente deceduto il mese scorso, voluta e sostenuta da Trump, nonostante un disastroso dibattito televisivo, durante il quale aveva candidamente ammesso che la politica internazionale non è affar suo – lei chiamata a sostituire uno dei più competenti sostenitori di Trump sulle scelte internazionali -.

La vittoria di Darline è un successo del presidente, dopo che il fatto che fosse andata al ballottaggio e non fosse passata al primo turno era stato  considerato un mezzo smacco. Il Wall Street Journal ne deduce che Trump mantiene la sua presa sul partito repubblicano. Per Politico, ciò significa anche che ora i candidati repubblicani i cui seggi sono in bilico reclameranno che il presidente si spenda per come ha fatto per Graham.

E’, però ,un’altra la notizia che è presente ovunque, molto in alto o in apertura, su tutti i media Usa: la morte a 80 anni di Dolly Patton, icona della musica country, conosciuta e amatissima per le sue canzoni e la sua voce, ma anche per la sua parabola da una casupola di legno sugli Appalachi, le montagne del Tennessee, lei figlia di un coltivatore di tabacco, alla fama e alla gloria. La Cnn ne ricorda le iniziative umanitarie e, in un’analisi, la descrive come “la sola persona che sapeva davvero unire una Nazione divisa”. Dopo la sua morte, s’è saputo che era malata di cancro. Trump ha ordinato bandiere a mezz’asta per una settimana.