Cronache USA / News

Trump litiga con la Fed e i giudici, mentre le guerre vanno a ramengo

08
Agosto 2026
Di Giampiero Gramaglia

Incapace di trovare una via d’uscita dalla guerra che ha scatenato, aggredendo con Israele l’Iran, e dalla guerra che ha ereditato, l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, il presidente Usa Donald Trump smette di parlarne e sposta la sua attenzione su beghe interne da lui stesso aperte e avviluppatesi in conflitti istituzioni e giudiziari.

Fra queste vicende di lunga durata, tornano ora d’attualità la ‘guerra’ dichiarata dal presidente Trump a una governatrice della Federal Reserve, la Banca centrale degli Stati Uniti, Lisa Cook, e la saga della mega-sala da ballo in costruzione alla Casa Bianca senza l’autorizzazione del Congresso.

Il tignoso presidente prova di nuovo a licenziare la Cook, nonostante la Corte Suprema gli abbia già detto che non ha il potere di farlo, se non con una giusta causa, e porta la questione della mega-sala da ballo alla Corte Suprema, dopo che giudici federali di primo grado e d’appello gli hanno detto che non può costruirla senza l’autorizzazione del Congresso e che i lavori in corso, per l’ammontare di 400 milioni di dollari, devono essere sospesi – un ordine definito “ingiusto” dalla Casa Bianca -.

Invece che parlare di guerre, Trump ha preferito, questa settimana, fare comizi sull’economia, cercando di convincere gli elettori, in vista del voto di midterm del 3 novembre, che le sue ricette stanno funzionando. Peccato che i dati – l’ultimo, ieri, quello sui posti di lavoro creati a luglio, appena 24 mila – non gli diano ragione.

Eppure, le novità statunitensi sui fronti internazionali non mancano. Il Senato Usa ha ieri approvato a larghissima maggioranza un ampio pacchetto di sanzioni alla Russia frutto di un anno di impegno del defunto senatore repubblicano Lindsey Graham. La misura – osserva l’Ap – rafforza il sostegno di Washington all’Ucraina e vuole forzare la mano verso la pace al presidente tusso Vladimir Putin, mentre l’invasione si trascina da quasi 54 mesi.

Il voto del Senato coincide con l’allarme lanciato dall’intelligence statunitense, secondo cui Putin potrebbe mettere alla prova la solidarietà fra i Paesi della Nato con attacchi limitati e dimostrativi contro uno di essi, e con un cambio d’atteggiamento della base Maga verso l’Ucraina, dopo che l’influencer ‘trumpiana’ Laura Loomer è diventata da ‘filo-russa’ ‘fino-ucraina’.

In questo contesto, Trump continua a frenare la fornitura a Kiev di sistemi di difesa anti-missile, complice anche la necessità di tali sistemi sul fronte iraniano.

Altra notizia di politica internazionale relativamente sottovalutata questa mattina sui media Usa è l’accordo di mutua difesa firmato da Arabia saudita, Pakistan e Turchia, tre potenze regionali sunnite, mentre gli Huthi, una milizia sciita filo-iraniana, ha ripreso e intensifica gli attacchi contro interessi sauditi nello Yemen. L’intesa trilaterale in funzione anti-iraniana non garantirà, secondo Teheran, la sicurezza di Riad.

Mentre si attende che si concretizzino le intese tra Iran e Oman sullo Stretto di Hormuz e tra Iran e Usa sul congelamento del conflitto, trovano scarsa eco, sui principali media statunitensi, le voci, messe in giro da fonti dell’opposizione iraniana in esilio, che la nuova guida suprema iraniana Mojtaba Khameney sarebbe in fin di vita.

Il figlio dell’ayatollah Ali Khameney, ucciso il 28 febbraio da un bombardamento israeliano, non è mai comparso in pubblico dopo quel giorno, e non ha praticamente mai fatto sentire la sua voce. Alcune testimonianze recenti, interne al regime iraniano, confermano le difficoltà di comunicare con lui.

Che i militari americani siano a corto di mezzi e di risorse per vincere la guerra all’Iran paiono confermarlo, oltre alla ridda di indiscrezioni sulla carenza di sistemi e munizioni anti-aerei, smentite, ma senza fugare i dubbi, una richiesta di idee “creative e non convenzionali” su come uscire dal conflitto, lanciata ad esperti e analisti della difesa e intercettata dai media, e ammissioni dei vertici militari degli Stati Uniti raccolte dalla Cnn.

Un altro dibattito in corso nel Congresso Usa riguarda l’opportunità o meno di una partnership più stretta tra Stati Uniti e Israele sulla difesa, con una maggiore integrazione degli apparti militari e d’intelligence. La scelta è controversa, alla luce dei comportamenti di Israele nella Striscia di Gaza e in CisGiordania e, ora, in Libano.

Un’analisi in apertura del New York Times puntava, nei giorni scorsi, l’attenzione sull’Europa, il cui controllo sui propri destini “è messo alla prova dalle guerre in Iran e in Ucraina, dagli incendi e dall’immigrazione”: “Un’estate brutale ha messo in evidenza come Gran Bretagna, Francia, Spagna e altri Paesi europei sono messi sotto pressione da forze largamente fuori dal loro controllo”.

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