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Welfare, la via italiana punta su comunità, lavoro e Terzo settore

05
Agosto 2026
Di Beatrice Telesio di Toritto

Superare un sistema costruito prevalentemente sui sussidi e mettere al centro la persona, coinvolgendo Stato, Terzo settore e imprese. È la «rivoluzione welfare» rivendicata da Fratelli d’Italia durante la conferenza stampa promossa al Senato da Francesco Zaffini, presidente della Commissione Affari sociali, sanità e lavoro. Un modello che tiene insieme il rafforzamento dei servizi territoriali, le politiche per giovani e anziani, l’inclusione lavorativa e una maggiore attenzione al benessere dei dipendenti.


Ad aprire il confronto è stato proprio il Presidente Francesco Zaffini, che ha individuato nella centralità della persona il principio attorno al quale riorganizzare il sistema di welfare. Il presidente della Commissione ha richiamato la legge 33 e il percorso avviato per la deistituzionalizzazione degli anziani, sottolineando la necessità di permettere alle persone fragili di rimanere il più possibile nel proprio ambiente familiare e sociale. Secondo Zaffini, il modello italiano non può limitarsi a replicare esperienze costruite in contesti culturali differenti. Chi ha lavorato, versato contributi e partecipato alla costruzione del sistema sociale, ha osservato, deve restare al centro delle politiche dello Stato anche nella fase più avanzata della vita.

Una delle prossime sfide riguarda la sanità integrativa. Zaffini ha annunciato la conclusione, in Commissione, di un ciclo di audizioni destinato a tradursi in una risoluzione sul riordino del settore. Il punto di partenza è anche il welfare aziendale, pur nella consapevolezza che il secondo pilastro sanitario dovrà accompagnare la persona durante l’intero arco della vita e non riguardare soltanto chi ha un contratto di lavoro.

«Il primo diritto da garantire ai nostri lavoratori è quello alla salute e alla possibilità di essere assistiti e curati», ha spiegato. Il Servizio sanitario nazionale deve restare il perno del sistema, ma può essere affiancato da strumenti integrativi quando incontra difficoltà nel garantire prestazioni nei tempi e nelle quantità richieste. Le prime proposte dovrebbero arrivare a settembre, con l’obiettivo di concludere entro la fine dell’anno almeno il primo passaggio al Senato.


A entrare nel merito delle misure realizzate dal Governo è stata Maria Teresa Bellucci, viceministro del Lavoro e delle Politiche sociali. «Il nostro obiettivo era allontanarci da un modello meramente assistenzialista, che eroga sussidi e aumenta la spesa pubblica senza riuscire a cambiare la vita delle persone», ha affermato. L’alternativa indicata da Bellucci è un welfare di comunità fondato su tre pilastri: il sistema pubblico, il Terzo settore e il welfare aziendale. Un patto di solidarietà sociale nel quale le istituzioni mantengono la regia, ma coinvolgono le realtà territoriali e le imprese nella costruzione delle risposte.

Tra gli interventi ricordati dal viceministro figurano i 545 milioni di euro destinati al potenziamento dei servizi sociali territoriali. Le risorse hanno permesso di affiancare agli assistenti sociali psicologi, educatori, pedagogisti e personale amministrativo, costruendo équipe multidisciplinari capaci di affrontare le situazioni più complesse. «Quando un cittadino arriva alla porta dei servizi sociali non deve trovare un solo operatore a occuparsi delle complessità, ma un lavoro di squadra», ha spiegato Bellucci. Il percorso è stato accompagnato da una procedura concorsuale nazionale per sostenere i Comuni nella selezione delle nuove professionalità, con i primi operatori già entrati nei servizi territoriali.

Un secondo capitolo riguarda i giovani. Il Governo ha destinato 342 milioni di euro alla creazione delle comunità giovanili, centri di aggregazione gratuiti rivolti ai ragazzi tra gli 11 e i 21 anni. Spazi nei quali svolgere attività musicali e formative, acquisire competenze legate alle nuove tecnologie e avvicinarsi anche all’intelligenza artificiale. Il programma prevede cento strutture finanziate, cinquanta delle quali già inaugurate al momento dell’incontro. L’obiettivo è accompagnare alla rigenerazione urbana anche quella sociale, attraverso la collaborazione tra servizi territoriali ed enti del Terzo settore.

Nel modello illustrato dal viceministro rientrano anche gli interventi destinati ai lavoratori e alle famiglie. Bellucci ha ricordato l’innalzamento dei fringe benefit fino a mille euro per tutti i dipendenti e a duemila euro per quelli con figli a carico, oltre alla possibilità di riconoscere fino a cinquemila euro ai nuovi assunti che trasferiscono la propria residenza per motivi di lavoro.

Sul fronte dei premi di produttività, la tassazione è stata ridotta all’1 per cento per gli importi fino a cinquemila euro. «La nostra ricetta non è quella del salario minimo, ma quella del salario giusto», ha detto Bellucci, indicando nel trattamento economico complessivo un modello che unisce alla retribuzione monetaria il welfare e gli strumenti di sostegno alle famiglie. Per aumentare i redditi, ha aggiunto, occorre però rafforzare la produttività e aiutare le aziende a premiare maggiormente i lavoratori.


Per Francesco Filini, responsabile del Dipartimento Programma di Fratelli d’Italia, il lavoro resta la principale politica di inclusione sociale. La strategia del Governo è stata riassunta nella formula «più assumi, meno paghi», attraverso la quale incentivare le imprese ad ampliare la propria base occupazionale. Filini ha richiamato la maggiorazione della deduzione del costo del lavoro al 120 per cento, che sale al 130 per cento per alcune categorie considerate maggiormente fragili o svantaggiate. Una misura che, secondo l’esponente di FdI, ha contribuito ai risultati raggiunti sul fronte dell’occupazione femminile e giovanile. Famiglie, lavoro e imprese sono stati indicati come i tre assi sui quali il Governo ha concentrato le risorse disponibili, nonostante i vincoli di bilancio e le conseguenze economiche delle crisi internazionali. In questo quadro Filini ha inserito anche il superamento del reddito di cittadinanza e la costruzione di strumenti rivolti da una parte alle persone non occupabili e dall’altra a chi può essere accompagnato verso il mercato del lavoro.


Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia, ha insistito sul principio di sussidiarietà. La persona, ha sostenuto, non deve essere lasciata sola davanti allo Stato, ma inserita all’interno di una comunità capace di mobilitare volontariato, Terzo settore e soggetti privati. La responsabilità pubblica resta centrale, ma deve essere affiancata da una rete in grado di offrire servizi più vicini alle esigenze quotidiane e ai territori. «Non c’è più la pretesa che tutti i servizi debbano essere erogati direttamente dallo Stato», ha spiegato Donzelli, richiamando il contributo delle associazioni e delle realtà sociali. Anche il trattamento dei lavoratori, secondo il responsabile organizzativo di FdI, non può essere misurato soltanto attraverso la busta paga. Al «salario giusto» devono concorrere il welfare aziendale, la sicurezza sul lavoro e tutte le condizioni che permettono di svolgere serenamente la propria attività. Donzelli ha inoltre annunciato iniziative e gazebo sui territori per raccontare il modello di welfare proposto, con un’attenzione particolare al periodo estivo, quando solitudine e fragilità rischiano di diventare più evidenti.


Infine, Ignazio Zullo, capogruppo di Fratelli d’Italia nella Commissione Affari sociali del Senato, ha individuato nelle parole «rivoluzione» e «persona» il filo conduttore dell’incontro. Il nuovo modello, ha sostenuto, deve rispondere ai bisogni di assistenza e cura, ma anche alle esigenze legate alla sicurezza sul lavoro e all’insieme dei servizi che accompagnano la vita quotidiana. Non più, dunque, una politica esclusivamente assistenziale, ma un sistema capace di restituire dignità e rendere ciascuno parte attiva della comunità. Zullo ha attribuito un ruolo decisivo alla collaborazione tra Governo, Parlamento e territori, sottolineando il lavoro svolto dalla Commissione e dal viceministro Bellucci nell’individuazione di risposte integrate ai differenti bisogni delle persone.

A completare il confronto sono stati gli interventi dei capigruppo di Fratelli d’Italia nelle due Camere. Lucio Malan ha sottolineato l’ampiezza delle competenze affidate alla Commissione del Senato, che oggi riunisce lavoro, previdenza, sanità e politiche sociali, e la necessità di far conoscere ai cittadini le misure già adottate. Galeazzo Bignami ha invece richiamato la centralità dell’individuo nell’azione del Governo e il valore della collaborazione tra Camera e Senato.

La linea emersa dall’incontro è quella di un welfare che non si limiti a trasferire risorse, ma costruisca attorno alla persona una rete di servizi e responsabilità condivise. Il pubblico resta il perno del sistema, affiancato dal Terzo settore, dalle comunità territoriali e dalle imprese. Una struttura più articolata nella quale assistenza, lavoro, salute e autonomia diventano parti dello stesso percorso.

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