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Iran: nuovo massiccio attacco israelo-americano imminente

01
Agosto 2026
Di Giampiero Gramaglia

Un nuovo massiccio attacco di Stati Uniti e Israele contro infrastrutture energetiche iraniane è imminente e potrebbe scattare già nel fine settimana: questo il titolo ricorrente su buona parte dei principali media Usa questa mattina, quando la guerra, scattata il 28 febbraio e che doveva durare – aveva assicurato Donald Trump – quattro o cinque settimane, entra nel suo sesto mese…

Secondo la Cbs, gli Usa e Israele stanno preparando una delle più pesanti campagne di bombardamenti dall’inizio del conflitto, con possibili attacchi nel fine settimana contro centrali elettriche, raffinerie e altre infrastrutture energetiche iraniane.

Il presidente Usa non avrebbe però dato ancora l’ordine definitivo: alla Casa Bianca c’è chi manifesta perplessità e riluttanza alla nuova offensiva.

Il Wall Street Journal titola: “Trump ordina nuovi attacchi contro l’Iran, Fonti Usa dicono che l’offensiva potrebbe iniziare nel fine settimana…”. Per Axios, “Trump sta valutando attacchi su obiettivi energetici iraniani nei prossimi giorni”.

Solo la Fox la vede al contrario: è l’Iran a minacciare le infrastrutture energetiche israeliane e gli interessi americani nella Regione; di qui l’idea di giocare d’anticipo contro Teheran. Secondo la tv ‘all news’ conservatrice, Trump sta perdendo fiducia in un accordo e s’è convinto che l’Iran menta al tavolo delle trattative. Resta, però, l’incognita della carenza di missili che imporrà al Pentagono una revisione strategica dopo la campagna iraniana.”

La Cnn sintetizza in una frase l’atteggiamento del presidente Usa: “Vogliamo solo vincere”. Ma Trump sarebbe frustrato dall’andamento della guerra e dei negoziati e cerca una via d’uscita dal conflitto, mandando messaggi fra di loro contraddittori”. Per la tv, “I suoi alleati sono preoccupati che il conflitto ingolfi la presidenza e comprometta le chances dei repubblicani di uscire bene dalle elezioni di midterm”.

Politico si concentra sulla minaccia degli Huthi, milizia sciita filo-iraniana yemenita, al principale hub energetico dell’Arabia saudita: “La maggiore struttura mondiale per il trattamento del petrolio diventa il nuovo punto focale nel conflitto iraniano, con potenziali conseguenze immediate sui mercati globali dell’energia e riflessi anche sulla competizione elettorale negli Stati Uniti”.

E mentre l’Arabia saudita lancia una ‘coalizione a difesa del Mar Rosso’, tenuto sotto scacco dagli Huthi, preoccupazioni per l’impatto dei sussulti di guerra sono pure espresse dalla Nuova Cina, l’agenzia di stampa cinese.

Il New York Times torna sull’accordo per il disarmo di Hamas a Gaza, annunciato giovedì, ma ancora lungi dall’essere realizzato. Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu sarebbero di nuovo in contrasto sul piano, perché il presidente cerca di imporsi sul premier e “l’annuncio dell’intesa arriva in un momento già difficile nelle loro relazioni per la gestione della guerra all’Iran”. L’annuncio dell’accordo, altisonante da parte do Trump, è stato accolto dal silenzio israeliano e dai distinguo di Hamas.

Segnali di nervosismo di Trump sono venuti dalla riunione di ieri del governo – svoltasi in modo inconsueto a Camp David, la Casa Bianca dei fine settimana -. Incontrando i giornalisti, Trump, s’è scagliato contro i suoi “nemici politici”, prendendosela con senatori repubblicani, governatori democratici e i leader iraniani..

Analisti del Washington Post segnalano che gli attacchi alle infrastrutture energetiche iraniane hanno già causato gravi disagi alla popolazione civile e “ridotto in povertà milioni di persone”, per l’aumento dei costi dei generi di prima necessità.