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Iran: più soldi e più armi alla guerra di Trump, che mette Mali nel mirino
Di Giampiero Gramaglia
I rischi di espansione del conflitto con l’Iran, dopo la 12° notte consecutiva di attacchi statunitensi e risposte iraniane; la firma ieri dell’intesa di cooperazione nucleare tra Stati Uniti e Arabia saudita; e i progetti di bombardare il Mali cui lavora l’Amministrazione Trump sono tre dei temi che segnano l’attualità internazionale questa mattina.
La Camera di Washington ha ieri dato l’ok a un bilancio per la difesa da 1.150 miliardi di dollari, quasi la metà del Pil dell’Italia. Martedì, nel corso di un’audizione in Congresso, il segretario alla Guerra Pete Hegseth era stato vivacemente contestato per le richieste di fondi per la guerra all’Iran.
La maggioranza repubblicana ha varato il provvedimento nonostante –scrive il Washington Post – “una combattiva resistenza da parte dei democratici, che denunciano come il Congresso non abbia saputo frenare la tendenza a ricorrere alla forza dell’Amministrazione Trump”. Il provvedimento passa ora al Senato per il varo definitivo.
Il bilancio approvato, spiega l’Ap, comprende la richiesta di 95 miliardi di dollari supplementari, illustrata da Hegseth, per finanziare la guerra all’Iran e altre priorità dell’Amministrazione Trump. Il voto finale alla Camera è stato molto serrato: 216 a 214.
Sui fronti di guerra internazionale. da segnalare la ripresa dei contatti fra Usa e Russia sull’Ucraina: a Manila, a margine del Vertice dell’Asean, il segretario di Stato Usa Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Serguiei Lavrov si sono incontrati, per la prima volta da oltre dieci mesi, parlando sia di Ucraina che del Golfo Persico. Non è però chiaro se il colloquio possa aprire una nuova fase di ‘diplomazia della pace’ per l’Ucraina.
Ieri, i 27 dell’Ue hanno approvato la partecipazione della Gran Bretagna al loro fondo pro Ucraina da 90 miliardi di euro, mentre continua ad apparire incomprensibile e ad alimentare proteste e dubbi, nelle piazze e sui media, la decisione del presidente Volodymyr Zelensky di avvicendare premier e governo e di ‘fare fuori’ figure popolari, come il ministro della Difesa Mikhailo Fedorov, proprio quando l’inerzia del conflitto sembrava essere cambiata a favore di Kiev.
Intanto, l’Amministrazione Trump lavora a progetti di guerra per colpire il Mali e, in particolare, un’organizzazione affiliata ad al Qaida che opera nell’Ovest del Paese. Se i piani dovessero concretizzarsi, il Mali diventerebbe l’ottavo Paese contro cui l’Amministrazione Trump ha condotto operazioni militari dall’inizio del secondo mandato del magnate presidente: gli altri sette sono ovviamente l’Iran, lo Yemen, la Siria, l’Iraq, la Somalia, la Nigeria e il Venezuela, senza contare decine di attacchi letali contro imbarcazioni di sedicenti trafficanti di droga tra Caraibi e Pacifico.
Nucleare: la firma dell’accordo tra Stati Uniti e Arabia saudita
La firma dell’accordo che consentirà all’Arabia saudita di arricchire il proprio uranio, anticipato ieri dal New York Times, è commentata questa mattina con toni critici e allarmati dai media americani. Il WP scrive: “L’accordo con un regno che vuole dotarsi dell’arma nucleare suscita preoccupazioni fra gli esperti di non proliferazione… Il Congresso ha 60 giorni per approvare o meno l’intesa…”.
Per il NYT, “Stati Uniti e Arabia Saudita firmano un patto di cooperazione nucleare, che consentirà al regno di arricchire il proprio uranio per reattori nucleari”. Politico è esplicito: “L’intesa nucleare diTtrump con i sauditi rischia di innescare una corsa alla bomba in Medio Oriente”. Per la Cnn, l’accordo tra Washington e Riad “è una perfetta metafora della presidenza Trump con tutte le sue contraddizioni”, fare una guerra per impedire all’Iran di dotarsi dell’atomica e fare un patto perché l’Arabia saudita possa averla, senza neppure porre la condizione dell’adesione di Riad agli Accordi di Abramo con Isra
Iran: arrivano i bombardieri B-1, Stretto di Hormuz e Mar Rosso blocchi ‘gemelli’
I rischi di allargamento e di inasprimento del conflitto con l’Iran sono sottolineati, in particolare, dalla Cnn e da Axios, secondo cui “gli Usa schierano i bombardieri B-1, mentre la guerra s’intensifica”. La tv ‘all news’ titola: “Il conflitto si allarga.., Gli Huthi rivendicano attacchi a navi nel Mar Rosso…”. Le notizia di attacchi a mercantili e petroliere nello Stretto di Hormuz da parte dei Guardiani della Rivoluzione iraniani e nel Mar Rosso da parte degli Huthi sembrano quasi susseguirsi in parallelo nelle ultime 48 / 72 ore. Trump replica minacciando di distruggere un ponte o una centrale elettrica per ogni attacco iraniano a imbarcazioni nello Stretto di Hormuz. Le Monde commenta: il magnate presidente “moltiplica i proclami, senza ottenere risultati”.
Anche Teheran, quanto a retorica delle minacce, non scherza: manda un monito alla Bulgaria perché aerei Usa sono dislocati sul suo territorio, nella base di Bezmer, nel Sud-Est – la Bulgaria è un Paese Nato -. L’avvertimento dell’Iran alla Bulgaria suona monito a tutti i Paesi alleati Usa.
In proposito, il New York Times sottolinea che gli ultimi sviluppi confermano la persistente capacità iraniana di rispondere agli attacchi e di causare danni con i suoi missili e i suoi droni: segno che gli arsenali militari iraniani non sono stati né distrutti né ridotti all’impotenza.





