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Iran e Usa intrecciano provocazioni e attacchi. Ucraina: Zelensky cambia premier

13
Luglio 2026
Di Giampiero Gramaglia

Per tutto il fine settimana, fin nel cuore della notte appena trascorsa, Usa e Iran hanno intrecciato provocazioni e attacchi che hanno coinvolto anche Emirati arabi uniti, Oman, Qatar, Bahrein, Kuwait e Giordania, inasprendo il confronto sullo Stretto di Hormuz e affievolendo la prospettiva d’una ripresa dei negoziati per trasformare la tregua, che ormai non c’è più, in una pace.

Da quasi una settimana, la successione degli eventi si ripete: provocazioni iraniane nello Stretto, con attacchi a mercantili che cercano di attraversalo seguendo “rotte non autorizzate” dai Guardiani della Rivoluzione iraniani; risposte statunitensi su installazioni militari e infrastrutture civili – oltre duecento gli obiettivi già colpiti  – fra gli ultimi, l’isola di Qeshm, lungo lo Stretto -; e a seguire repliche iraniane su interessi americani nella Regione, come le basi in Paesi dell’area.

Esaurito un ciclo, si ricomincia al primo mercantile intercettato. Il botta e risposta continuo incida che la posta in gioco è oggi il transito del petrolio nello Stretto di Hormuz, che nel breve termine preoccupa la comunità internazionale ben più dei programmi nucleari iraniani. Mohsen Rezaei, consigliere militare della guida suprema Mojtaba Khamenei, afferma che il controllo di Hormuz vale per l’Iran più di decine di atomiche.

Quelli della scorsa notte sono stati il quarto round di attacchi statunitensi con bombe e missili. Teheran afferma ora che lo Stretto di Hormuz è di nuovo chiuso. Il presidente Usa Donald Trump sostiene, invece, che lo Stretto è aperto e che la US Navy è pronta a offrire scorta a chi voglia attraversarlo – la seconda affermazione contraddice la prima: se lo Stretto fosse aperto, non ci sarebbe bisogno di scorta per attraversarlo -.

“Hormuz è aperto… Li abbiamo bombardati pesantemente”, dice Trump alla Nbc, per stemperare l’agitazione sui mercati globali prima della riapertura delle borse dopo la pausa nel fine settimana.

Il crescendo di tensione militare è stato accompagnato da un crescendo di reciproca retorica. All’ipotesi di un attentato in preparazione contro di lui, Trump risponde che “mille missili sono pronti a partire e puntati contro la Repubblica islamica dell’Iran” e che lui ha già lasciato l’ordine “di distruggere l’Iran fino a un punto mai visto prima”, se gli dovesse succedere qualcosa. Anche se, in caso di sua morte o di sua incapacità, l’ordine dovrebbe essere impartito dal suo attuale vice JD Vance.

Dal canto suo, il leader iraniano Mojtaba Khameney s’è impegnato a vendicare la morte del padre, l’ayatollah Ali Khameney, ucciso da bombe israeliane all’inizio dell’aggressione israelo-americana all’Iran, il 28 febbraio. Un giornale di Teheran ha pubblicato le foto di responsabili degli attacchi all’Iran, fra cui il presidente Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu, entrambi con un bersaglio disegnato sulla testa, e altri leader americani ed europei, fra cui la presidente del Consiglio Giorgia Meloni accanto ai capi di Stato o di governo britannico, francese, tedesco.

Intanto, il Washington Post riferisce di polemiche relative all’attacco alla base Usa di Port Shuaiba in Kuwait che, il 2 marzo, fece sei morti fra i militari statunitensi – resta il singolo episodio più letale di questo conflitto per gli Usa -. Secondo le testimonianze di superstiti, i comandanti militari ignorarono o sottovalutarono gli allarmi dati.

Ucraina: tra bombe e droni, salta la premier
Nella guerra in Ucraina, proseguono notte dopo notte gli attacchi incrociati tra Russia e Ucraina, con missili, bombe e droni. Ma il fine settimana ha visto aprirsi un nuovo fronte politico interno ucraino: il presidente ucraino Volodymuyr Zelensky ha annunciato un rimpasto di governo e l’avvicendamento della premier Yulia Svyrydenko, senza però indicarne il successore.

Le ragioni della mossa non sono chiare. Non è la prima volta che Zelensky avvicenda il premier, dall’inizio della guerra. La premier uscente, che era stat nominata un anno fa, ha dichiarato di essere “orgogliosa” del lavoro svolto e di restare “pronta a servire lo Stato ucraino”. C’è l’ipotesi che possa divenire una rivale di Zelensky quando ci saranno in Ucraina elezioni presidenziali – ipotesi che vale anche per altre figure politiche avvicendate e comandanti militari destituiti -.

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