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Iran: G7, i dubbi dei Grandi sull’intesa di Trump, oggi Ucraina

16
Giugno 2026
Di Giampiero Gramaglia
Gli interrogativi e i dubbi sulla reale portata e sui reali contenuti dell’accordo Usa – Iran, sulla volontà di Teheran di attenervisi e di Israele di lasciarlo andare in porto o affossarlo, caratterizzano le aperture dei media di tutto il mondo come pure le prime battute del Vertice del G7 a Evian in Francia, che è un test dello stato delle relazioni fra il presidente Usa Donald Trump e i suoi principali interlocutori di quello che era una volta l’Occidente.   Per la Cnn, i leader del G7 aspettano chiarezza sui contenuti dell’intesa, i cui termini esatti restano noti a pochi, fra affermazioni e valutazioni contraddittorie da Washington e Teheran, che cantano entrambe vittoria, mentre Israele e Hezbollah continuano a intrecciare attacchi nel sud del Libano e sul nord di Israele: “L’intesa fra Usa e Iran è il momento che Netanyahu temeva”, scrive la tv ‘all news’ liberal.

Quanto al G7, “gli insulti di recente fatti da Trump ai leader degli altri Paesi danno la misura di quanto difficili le relazioni fra i Grandi siano diventate”, al di là delle strette di mano e dei sorrisi ufficiali. Al vertice di Evian, oggi si parlerà soprattutto di Ucraina: dopo la telefonata d’auguri fattagli domenica dal presidente russo Vladimir Putin e durata quasi un’ora, Trump vedrà il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.   Sull’accordo con l’Iran, Axios rivela l’esistenza di frizioni nella stessa Amministrazione Usa, dove – titola, presentando come spesso fa la notizia come uno scoop – il direttore della Cia John Ratcliffe dubita delle sincerità delle intenzioni dell’Iran e “ha detto al presidente Trump e ad altre figure di punta della Casa Bianca che le prove raccolte dai suoi agenti sollevano seri dubbi sulla volontà dell’Iran di fare le concessioni sul nucleare che Washington vuole ottenere nell’intesa finale” che dovrebbe essere negoziata nei prossimi sessanta giorni, cioè, in pratica. entro fine agosto. Che dubbi vi siano, lo testimoniano pure le dichiarazioni a Fox News del vice-presidente Usa JD Vance, con cui la tv ‘all new’ conservatrice apre. Sotto l’occhiello “parole chiare”, la Fox titola: “Vance esplicita la minaccia che pesa sull’Iran se l’intesa non va in porto”, una ripresa dei bombardamenti.

Del resto, in questa fase le forze Usa non lasceranno la Regione.   Questo è uno dei contenuti dell’accordo su cui si intrecciano illazioni spesso contraddittorie. Il Financial Times parla di un fondo da 300 miliardi di dollari per la ricostruzione dell’Iran –una sorta di danni di guerra -, della levata delle sanzioni e dello sblocco dei beni: tutte cose, però, da perfezionare nei prossimi sessanta giorni – e al momento smentite da Washington -, così come l’impegno dell’Iran a non dotarsi dell’atomica e a rinunciare all’uranio arricchito.   Gli interrogativi nel New York Times sono soprattutto economici: “La fine della guerra potenziale mette alla prova la promessa di Trump di una pronta ripresa dall’economia”, perché “i prezzi della benzina e di altri beni potrebbero mantenersi alti per mesi, andandosi ad aggiungere alle sfide politiche” cui la Casa Bianca deve fare fronte in vista delle elezioni di midterm del 3 novembre.   Le Monde spiega che ci vorrà del tempo perché l’inflazione cali e le catene d’approvvigionamento ritrovino ritmi ed equilibri. In Europa, l’effetto sarà una riduzione dello 0,4% della crescita del Pil, allo 0,8%   Negli Usa, c’è pure un fronte politico interno: il NYT nota che, in assenza di dettagli sui contenuti dell’accordo, i senatori repubblicani evitano di commentarlo in termini molto positivi.

Quanto al premier israeliano Benjamin Netanyahu, assicura che Israele manterrà le sue forze in Libano, così come a Gaza, nonostante l’intesa Usa – Iran: “La lotta non è finita”.   Il Washington Post titola: “Trump vanta vittoria sull’Iran, ma sul nucleare l’accordo non dice nulla. Il presidente promette che il petrolio tornerà a scorrere attraverso lo Stretto di Hormuz, anche se emissari Usa e iraniani non concordano sui termini dell’intesa” e Israele la contesta, mentre al G7 gli alleati di Washington “progettano un Mondo che si affida (e si fida) meno che in passato degli Usa”.

Infine il Wall Street Journal osserva che la fretta di Trump di annunciare l’intesa è stata fortemente condizionata dal suo desiderio di farla coincidere con il suo 80° compleanno celebrato domenica con un cruento torneo di arti marziali: nel giro di un week-end – constata il quotidiano economico – “Trump è passato dal minacciare l’Iran d’annichilimento a esaltare quello che ha definito ‘un grande accordo’ per finire la guerra”. Quanto a Israele, l’intesa crea “allarme”: “c’è chi la critica perché allenta la pressione su Teheran troppo presto e chi vi vede una conferma che la guerra sia stata un errore”.