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Iran: accordo per riaprire Hormuz “molto vicino”, manca il sì di Trump

29
Maggio 2026
Di Giampiero Gramaglia

Usa e Iran sono “molto vicini” a un accordo, dice il vice-presidente JD Vance nel titolo d’apertura di Axios. Usa e Iran stanno “raggiungendo un’intesa”, dice il segretario al Tesoro Scott Bessent, citato dal Wall Strett Journal. Usa e Iran raggiungono “un accordo di massima”, afferma la Cnn.

Ma – la precisazione è ovunque – il presidente Usa Donald Trump deve ancora decidere se accettarlo o meno: ieri, ha chiesto, per valutarlo, “due giorni di tempo”. Il che rende la notizia quanto meno aleatoria, anche se i media anticipano dettagli – ancora ballerini – sui contenuti dell’ipotetica intesa: la riapertura alla navigazione lo Stretto di Hormuz e la fine del blocco navale ai porti iraniani, l’impegno di Teheran a non dotarsi dell’arma nucleare e l’avvio d’una nuova fase negoziale di 60 giorni, sostanzialmente per discutere dei programmi nucleari iraniani e di che fare delle scorte iraniane di uranio arricchito, oltre che della levata delle sanzioni all’Iran e dello sblocco dei beni iraniani negli Usa e altrove.

Dunque, in pratica, l’accordo ristabilirebbe la situazione che c’era fino al 28 febbraio, cioè fino all’inizio dell’aggressione israelo-americana all’Iran. Non viene conseguito nessuno degli obiettivi che il presidente Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu s’erano dati per questa guerra, come lo smantellamento dei programmi nucleari e la distruzione degli arsenali di missili e lanciatori iraniani e tanto meno un cambio di regime a Teheran.

Ancora più prudenti e più diffidenti sono New York Times e Washington Post. Il NYT scrive: “Si dice che una bozza di piano Usa-Iran sia sul tavolo… Funzionari statunitensi e iraniani affermano che stanno mettendo a punto i termini di un’intesa preliminare, ma rimangono ancora da definire alcuni punti delicati, che riguardano in particolare lo Stretto di Hormuz”.

In un’analisi, il quotidiano scrive: “Bombe, negoziati e smargiassate: l’approccio di Trump all’Iran semina confusione. Le oscillazioni del pendolo del presidente sull’Iran sembrano rispecchiare più suoi stati d’animo del momento che a una qualsiasi strategia chiaramente comprensibile…” Altrove, si legge: “Il Medio Oriente è sconcertato dalla richiesta di riconoscere Israele attraverso l’adozione degli Accordi di Abramo”, una condizione negoziale aggiunta da Trump nei giorni scorsi e posta all’Arabia Saudita e agli altri suoi interlocutori arabi nella Regione.

Il Washington Post titola in modo neutro: “Usa e Iran si avvicinano a un accordo per finire la guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz… I negoziatori hanno pronto un testo, ma manca l’ok di Trump e della leadership iraniana”.

Un approccio un po’ diverso è quella di Fox News, che dà rilievo alla notizia di fonte iraniana, smentita da fonti Usa, che l’Iran avrebbe abbattuto un aereo statunitense e lascia sullo sfondo che “Trump valuta un accordo”. La tv ‘al news’ conservatrice evoca le ‘linee rosse’ poste a Teheran dagli Usa, pena una ripresa delle operazioni militari, e cita l’opinione di un ex capo dell’antiterrorismo di Washington che raccomanda il ritiro delle forze dalle vicinanze dell’Iran perché esposte a rappresaglie.

Fonti militari americane ammettono che una base in Kuwait è stata attaccata da un missile iraniano dopo gli attacchi Usa contro installazioni di droni iraniane della notte tra mercoledì e giovedì.

La riflessione di Trump sulla bozza d’intesa si svolge sullo sfondo di sondaggi che, l’uno dopo l’altro, confermano il calo della sua popolarità, anche fra i lavoratori bianchi non laureati, suo tradizionale serbatoio elettorale: nel 2024, votarono per lui in netta maggioranza; ora, ne disapprovano l’operato in netta maggioranza.

L’insoddisfazione è soprattutto alimentata dall’incremento dell’inflazione, che ad aprile ha toccato il picco massimo da tre anni a questa parte, erodendo il potere d’acquisto degli americani e creando una sfida politica al presidente e ai repubblicani in vista del voto di midterm del 3 novembre. Non aumenta solo la benzina, ma anche gli alimentari, l’abbigliamento e ovviamente l’elettricità.