News

Iran: nel pieno del negoziato, Trump torna a bombardare “per legittima difesa”

26
Maggio 2026
Di Giampiero Gramaglia

Nella notte, gli Stati Uniti sono tornati a bombardare l’Iran, per la prima volta in quasi due mesi, “per legittima difesa”: l’improvviso attacco è stato giustificato con una minaccia per le truppe Usa nell’area. I bombardamenti hanno colpito obiettivi nel Sud dell’Iran “per proteggere le nostre truppe da una minaccia rappresentata dalle forze iraniane”, recita un comunicato del Central Command degli Stati Uniti, che ha sede a Tampa in Florida e sovrintende alle operazioni in Medio Oriente.

Gli obiettivi dell’azione sono stati, fra l’altro, siti lancia-missili e imbarcazioni usate dagli iraniani per minare lo Stretto di Hormuz.

L’attacco, che fa l’apertura di tutti i più importanti media Usa questa mattina, è avvenuto proprio quando i negoziati tra Usa e Iran sembravano vicini a un’intesa che mettesse in pausa la guerra, riaprisse alla navigazione lo Stretto di Hormuz e desse spazio a trattative sui dettagli di un accordo, in particolare sulle riserve iraniane di uranio arricchito.

Solo ieri, fonti iraniane avevano motivato la loro diffidenza nei confronti degli Stati Uniti col fatto di essere già stati attaccati due volte – nel giugno del 2025, la guerra dei 12 giorni, e il 28 febbraio – mentre erano in corso negoziati.

Questa volta, l’azione militare americana, che le fonti insistono a definire “difensiva”, è scattata dopo che un appuntamento negoziale pareva essere stato fissato per il 5 giugno a Islamabad e mentre emissari iraniani erano appena giunti a Doha in Qatar per riannodare i fili della trattativa.

Le parti stanno lavorando a un Memorandum of Understending per estendere il cessate-il-fuoco che è in atto da circa 60 giorni, riaprire alla navigazione lo Stretto di Hormuz e stabilire un termine entro il quale concordare il da farsi con le riserve iraniane di uranio arricchito.

Il presidente Usa Donald Trump aveva più volte messo l’enfasi l’importanza delle trattative in atto e la necessità d’un approccio prudente e aveva detto, in palese contraddizione con la realtà dei fatti e con i suoi comportamenti, di non avere fretta perché il tempo gioca a suo favore.

La bozza di accordo fra Usa e Iran, i cui contenuti sono stati rivelati da più parti, solleva dubbi e critiche negli Stati Uniti. In un articolo di fondo, l’editorial board del Wall Street Journal sostiene che “salvare il regime iraniano fornendogli un salvagente economico sarebbe un vero tradimento degli interessi americani e ancor più del popolo iraniano”.

Il giornale sottolinea che il regime, al momento dello scoppio della guerra, stava “facendo i conti con crisi economiche e politiche interne, che sono state aggravato dal conflitto”. E il quotidiano ritiene che un’intesa che gli dia 60 giorni per trattare e ottenere concessioni in cambio di un’intesa sul nucleare lo metterebbe al riparo dal tracollo.

Di fronte alle critiche, Trump, prima di bombardare, aveva ieri rilanciato, sollecitando diversi suoi interlocutori nel Mondo arabo e musulmano a sottoscrivere gli Accordi di Abramo, un insieme d’intese volto a normalizzare le relazioni con Israele. “Nelle discussioni avute con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Turchia, Egitto, Giordania e Bahrein, ho detto che, dopo tutto il lavoro svolto dagli Stati Uniti nel tentativo di ricomporre questo puzzle estremamente complesso, dovrebbe essere obbligatorio che almeno tutti questi Paesi aderiscano simultaneamente agli Accordi di Abramo”, aveva scritto il magnate presidente sul suo social Truth.

Trump proseguiva: i leader dei Paesi arabi “si sentirebbero onorati di accogliere l’Iran tra i firmatari degli Accordi di Abramo. UaU!. questa sì che sarebbe una cosa davvero speciale”, che formerebbe una “impareggiabile coalizione Mondiale”: “Il Medio Oriente risulterebbe unito, potente ed economicamente forte, forse come nessun’altra area in tutto il Mondo. Incarico i miei emissari d’avviare il processo volto a includere la firma di tali Paesi nei già storici Accordi di Abramo”.

L’iniziativa di Trump appare più una complicazione che una semplificazione della trattative in atto, alle quali mette un’ulteriore zeppa il premier israeliano Benjamin Netanyahu, annunciano piani per intensificare gli attacchi contro Hezbollah in Libano, del resto mai cessatiu nonostante la tregua formalmente in atto e i negoziati in corso a Washington – un nuovo round dovrebbe svolgersi giovedì -.

L’esercito israeliano ha reso noto di avere colpito lunedì “oltre 70 siti infrastrutturali di Hezbollah utilizzando circa 85 munizioni in diverse aree del Libano” al fine di “neutralizzare le minacce”. “Nell’area di Tiro, abbiamo colpito circa 10 centri di comando, depositi di armi e altri siti infrastrutturali utilizzati da Hezbollah per sferrare attacchi contro soldati israeliani e civili. Inoltre, l’Aeronautica militare israeliana ha eliminato terroristi di Hezbollah che operavano su motociclette nell’area in cui sono impegnati i soldati israeliani nel Libano meridionale”.

Secondo fonti di stampa libanesi, “Almeno cinque persone sono rimaste uccise nei raid israeliani” nella valle della Bekaa, nell’est del Libano.