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Iran: Trump annuncia un accordo che non c’è (ancora), si negozia. Ucraina in fiamme

25
Maggio 2026
Di Giampiero Gramaglia
Tra Usa e Iran c’è un “accordo di principio” per porre fine alla guerra, che – dice il segretario di Stato Marco Rubio – “potrebbe concretizzarsi oggi stesso”; per alcuni importanti media statunitensi, “nel giro di qualche giorno”; fonti mediorientali e pachistane prevedono un round di trattative il 5 giugno. Alimentate dagli annunci roboanti – e mai precisi – del presidente Usa Donald Trump, regnano incertezza e confusione sull’intesa fra Usa e Iran, che sarebbe effettivamente vicina – o almeno più vicina che mai -. Secondo fonti dell’Amministrazione Trump, l’accordo, da perfezionare, include la riapertura alla navigazione dello Stretto di Hormuz e lo smaltimento dell’uranio iraniano arricchito. Fonti iraniane insistono sullo ‘scongelamento’ dei beni iraniani bloccati negli Stati Uniti e altrove e sullo smantellamento delle sanzioni (sia pure progressivo). Teheran conferma l’esistenza di trattative indirette tramite mediatori pachistani, ma – riferisce l’agenzia di stampa Taksim, vicina alle Guardie della Rivoluzione – continua a nutrire “profonda diffidenza” verso gli Stati Uniti e non mostra “nessun ottimismo”: su diversi punti, restano divergenze. Alle notizie positive dal Medio Oriente, ha corrisposto un week-end di fuoco tra Ucraina e Russia: Mosca ha attuato una violenta rappresaglia su Kiev e altre località ucraine, dopo che missili e droni ucraini avevano colpito obiettivi russi nei territori occupati e in Russia.

Ci sono state vittime civili dall’una e dall’altra parte. Rubio, che ha parlato con i giornalisti a New Delhi – attualmente, è in visita in India -, ha detto che sperava in uno sbocco positivo già ieri e che un annuncio potrebbe arrivare oggi. Quanto alle voci che l’intesa tra Usa e Iran comporterebbe un cessate-il-fuoco in Libano, il segretario di Stato ha precisato che Israele avrà “sempre” il diritto di difendersi: “Ogni Paese al mondo ha questo diritto.

Quindi, se Hezbollah si prepara a lanciare missili o lancia missili contro Israele, Israele ha il diritto di reagire”, al di là di qualsiasi accordo tra Washington e Teheran. Attento a non smentire Trump e a blandire il premier israeliano Benjamin Netanyahu, Rubio ha definito “piuttosto solida” la proposta d’intesa in discussione, che gode “di molto sostegno” nel Golfo e che dovrebbe consentire la ripresa della navigazione nello Stretto. E’ bastata un’ipotesi d’accordo a fare scendere il prezzo del petrolio di oltre il 5% nelle prime transazioni in Asia di questa settimana. Il segretario di Stato s’è detto fiducioso che l’Iran “avvierà un negoziato molto reale, significativo e a tempo limitato sulla questione nucleare”. Le dichiarazioni di Rubio alimentano l’impressione che Washington e Teheran s’apprestino a concordare una pausa delle ostilità per darsi il tempo di negoziare un accordo i cui contenuti restano per ora fluidi, al di là della ripresa della navigazione nello Stretto di Hormuz. Ieri, Trump ha ridimensionato le aspettative da lui stesso create sabato di un’intesa “presto”, affermando di avere dato istruzioni ai suoi negoziatori “di non affrettarsi”.

Rubio in merito ha detto: “Non ha fretta… Non farà un cattivo accordo…”. Sabato, il magnate presidente aveva parlato con Israele e Paesi della Regione e aveva detto che l’intesa con l’Iran per la riapertura dello Stretto e lo smaltimento dell’uranio era stata “largamente negoziata” – al 95%, aveva poi precisato Fox News – e che sarebbe stata annunciata “presto”. La tv aveva poi precisato che l'”istinto” di Trump era di “concedere” all’Iran “5, 6 o 7 giorni” per perfezionare l’accordo. L’annuncio di Trump era stato accolto con prudenza perché è già successo che le due parti sembrassero vicine a un accordo senza poi raggiungerlo. Ieri, lo stesso Trump è tornato sull’argomento, dicendo che i negoziati procedono in modo “ordinato e costruttivo” e tornando a criticare l’Amministrazione Obama per l’accordo sul nucleare con l’Iran raggiunto nel 2015 e da lui denunciato nel 2017. Trump ha pure minimizzato come “una sciocchezza” il problema del prezzo della benzina alla pompa, salito fino a sfiorare in media i cinque dollari al gallone. Automobilisti e autotrasportatori americani non la pensano, però, così: il Washington Post ha calcolato l’impatto dell’aumento del prezzo della benzina sulle diverse fasce sociali, ricavandone che quelli più colpiti sono gli strati più poveri.

Nella giornata di sabato, mentre Trump era alla Casa Bianca, dove s’era insolitamente fermato nel fine settimana, senza andare alle Bahamas al matrimonio del figlio maggiore, c’è stata una sparatoria letale fuori dalla residenza ufficiale del presidente degli Stati Uniti: un uomo armato, che s’è avvicinato a un controllo di sicurezza e ha cominciato a sparare, è stato ucciso dagli agenti del Secret Service che hanno risposto al fuoco; un passante è rimasto gravemente ferito, si ignora se dallo sparatore o dagli agenti del Secret Service, che è la polizia che si occupa della sicurezza del presidente. Lo sparatore, Nasir Best, 21 anni, era noto alle forze dell’ordine con cui si era già scontrato in altre due occasioni, una mentre tentava di entrare alla Casa Bianca. Secondo alcune fonte, Best aveva dato segni di squilibrio in passato e si credeva Gesù. L’Fbi, che affianca nelle indagini il Secret Service, non avalla l’ipotesi che vi siano altre persone coinvolte.