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Quando inizieremo davvero a discutere del mix energetico italiano?
Di Redazione
Le recenti previsioni economiche della Commissione Europea hanno prodotto il solito effetto ormai automatico nel dibattito pubblico italiano: uno zero di troppo sul PIL e subito la sentenza definitiva sul “fallimento economico” del Governo Meloni.
I titoli si sono concentrati soprattutto sul dato della crescita italiana, prevista come la più bassa d’Europa, trasformandolo in una sorta di giudizio politico complessivo sull’esperienza di governo. È un riflesso comprensibile, ma parziale.
Esistono infatti letture più articolate, come quella proposta dal nostro “guru” Marco Fortis sul Messaggero, che invita a guardare i numeri nella prospettiva degli anni post-pandemia e non soltanto nel confronto annuale sul PIL.
L’analisi di Fortis evidenzia come l’Italia, negli ultimi anni, abbia mantenuto una disciplina fiscale molto più simile a quella dei cosiddetti “Paesi frugali” che non all’immagine tradizionale del Paese spendaccione del Sud Europa.
Allo stesso tempo, il sistema economico italiano ha continuato a registrare risultati molto solidi sull’export e una crescita pro capite cumulata migliore di quella di molte grandi economie europee.
Il paragone con la Francia è particolarmente interessante. Parigi continua a muoversi ben oltre i parametri europei sul deficit, è sotto procedura d’infrazione da due anni e sembra vivere questa condizione con una serenità quasi disarmante.
L’Italia, invece, continua a percepire ogni decimale di deficit come una questione esistenziale. È una differenza culturale prima ancora che economica. E, probabilmente, riflette anche il diverso grado di fiducia che i mercati e le istituzioni europee storicamente attribuiscono ai due Paesi.
In questo contesto si inseriscono le dichiarazioni del Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che continua a mostrarsi fiducioso sull’accoglimento della richiesta italiana di deroghe ai parametri europei per fronteggiare lo shock energetico.
La linea del Governo è chiara: mettere risorse consistenti per proteggere famiglie e imprese, ma senza compromettere quella percezione di solidità finanziaria costruita negli ultimi anni. Una postura prudente, quasi “nordica”, che rappresenta uno degli elementi più distintivi della gestione economica dell’esecutivo.
Eppure, proprio qui emerge il limite politico della strategia governativa. Di energia si continua a parlare quasi esclusivamente in termini emergenziali: bollette, ristori, aiuti, fondi tampone.
Tutto necessario, per carità. Ma quando inizieremo davvero a discutere del mix energetico italiano? Quando si andrà oltre la narrativa quasi fantascientifica sul nucleare, tema di cui tutti parlano riempiendo convegni e panel, ma di cui ancora non si intravede una reale messa a terra industriale e normativa?
E soprattutto: quando il Consiglio dei Ministri deciderà davvero di sbloccare i tantissimi progetti sulle rinnovabili che oggi restano impantanati nel derby infinito tra Commissioni VIA e Soprintendenze, in attesa della volontà politica di qualcuno che si assuma la responsabilità di decidere?
Perché è troppo facile continuare a guardare con una certa sufficienza alla Spagna — nuovo modello economico europeo dopo gli anni del mito tedesco e di quello nordico — senza nemmeno provare a imitare alcune delle scelte che hanno reso Madrid competitiva, a partire proprio dalle rinnovabili.
Nel complesso, il quadro italiano appare quindi meno negativo di quanto raccontino certi titoli, ma anche meno rassicurante di quanto suggeriscano alcune letture autoassolutorie. La disciplina fiscale c’è stata. L’export ha tenuto. Alcuni fondamentali economici si sono rafforzati. Ma resta aperta la grande questione strategica: quale modello produttivo ed energetico immagina davvero l’Italia per i prossimi dieci anni?
Di questi temi, volendo seguire una discussione più ampia e approfondita, si parlerà anche in occasione del prossimo Festival dell’Energia, in programma a Lecce dal 28 al 30 maggio, di cui URANIA è media partner e che verrà trasmesso in diretta sul canale (streaming, 511 Sky Stream/Glass, 260 del digitale terrestre).





