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Iran: Trump manda rinforzi, mentre si muovono i negoziatori, borse euforiche

16
Aprile 2026
Di Giampiero Gramaglia

I mediatori pachistani arrivano a Teheran per tenere in vita i negoziati di pace tra Iran e Usa, che dovrebbero riprendere nel fine settimana, e per cercare di prorogare il cessate-il-fuoco che scade martedì. Ma, intanto, migliaia di soldati, marinai e marines, vanno a rafforzare l’apparato militare degli Stati Uniti nell’area del conflitto, che pure – dice in un’intervista alla Fox il presidente Usa Donald Trump – finirà “molto presto”.

Nonostante le notizie contraddittorie, le borse sono euforiche: ieri, Wall Street ha chiuso su livelli record assoluti, recuperando tutte le perdite accusate dopo l’aggressione israelo-americana all’Iran. Gli investitori scommettono sulla pace e l’indice S&P s’avvicina per la prima volta a quota 7000.

I rinforzi americani serviranno a rendere effettivo il blocco marittimo da e per i porti iraniani, la cui attuazione è cominciata all’inizio della settimana, ma la cui efficacia è al momento parziale. Washington mira aumentare la pressione economica su Teheran per stringere i tempi di un accordo. L’ulteriore schieramento di truppe comprende 6.000 uomini sulla portaerei George H.W. Bush e sulla sua squadra navale, che va ad aggiungersi a quelle della Lincoln e della Ford già nell’area, e 4.200 marines del Boxer Amphibious Ready Group.

Ieri, il Senato ha respinto, per la quarta volta in sei settimane, un’iniziativa per bloccare le bombe sull’Iran e per limitare i poteri di guerra del presidente, nonostante fra i repubblicani crescano dubbi e perplessità sulle ragioni e sull’andamento del conflitto. I malumori – sottolinea Politico – nascono dalla percezione che le decisioni contraddittorie e spesso controverse dell’Amministrazione Trump indeboliscono la posizione del partito in vista delle elezioni di midterm del 5 novembre.

Il New York Times osserva che la guerra allarga pure crepe fra i democratici sull’opportunità d’armare ancora Israele, che porta avanti bombardamenti e combattimenti in Libano. In un’analisi, Anton Troianovski sostiene che il racconto della guerra che fa Trump “si scontra con la realtà”: “Il presidente deve fare fronte a una crisi che non rispecchia la sua narrativa di un nuovo regine in Iran ‘piuttosto ragionevole’ e di una vittoria acquisita dagli Stati Uniti”.

Tesi ribadite in un’intervista fiume del magnate presidente a Fox News, dove Trump ha riproposto le critiche alla premier italiana Giorgia Meloni e a Papa Leone XIV – critiche avallate e rilanciate dal vice-presidente JD Vance, un convertito cattolico -.

La Cnn spiega che Usa e Iran stanno cercando un accordo che entrambi possano presentare come una vittoria: “Trump vuole apertamente un’intesa e dice che anche l’Iran la vuole… La realtà è che entrambe le parti ne hanno urgentemente bisogno”. Per questo, la prospettiva di nuovi negoziati (e d’ un prolungamento della tregua, in attesa che le trattative vadano in porto) si rafforza.

Perché l’Iran abbia bisogno di un accordo presto, lo spiega il Wall Street Journal, secondo cui l’economia iraniana danneggiata dalla guerra impone a Teheran di fare in fretta: ci vorranno anni per riparare i danni fatti dagli attacchi israelo-americani. I leader iraniani sono sotto pressione e vogliono ottenere dai negoziati Un sollievo finanziario – del resto, una loro richiesta ricorrente è proprio il pagamento dei danni di guerra -.

Secondo il Wall Street Journal, il Pentagono chiede ai produttori di auto, fra cui GM, Ford e altri, e in generale all’industria manifatturiera di incrementare la produzione di armi e di aumentare le capacità produttive in tale settore.