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Trump scuote il fronte interno, via ministra e generale, ponti bombardati in Iran
Di Giampiero Gramaglia
Scosse di terremoto nell’Amministrazione Trump 2 e ai vertici delle forze armate degli Stati Uniti, nel pieno della guerra all’Iran: il presidente Usa caccia la segretaria alla Giustizia Pam Bondi, già sua avvocata personale, una sua fedelissima, che paga una gestione non condivisa dei ‘files Epstein’; il segretario alla Guerra Pete Hegseth costringe a congedarsi il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, generale Randy George, che paga i dubbi sulle operazioni militari in corso e progettate contro l’Iran e nel Golfo Persico.
Sui fronti di guerra, gli Stati Uniti hanno bombardato un ponte in costruzione nei pressi di Teheran, facendo otto vittime, poche ore dopo che Donald Trump aveva minacciato di iniziare a distruggere le infrastrutture civili iraniane.
Notizia positiva fra tante brutture: Artemis II, la navicella spaziale con quattro astronauti a bordo – tre uomini e una donna, tra statunitensi e un canadese, tre bianchi e un nero – ha preso la direzione della Luna, dopo una giornata passata orbitando intorno alla Terra. Lunedì prossimo, Artemis II ruoterà intorno alla Luna, prima di iniziare il viaggio di ritorno sulla Terra.
La cacciata di Bondi, che, secondo Politico, non dovrebbe rimanere un fatto isolato, fa i titoli d’apertura stamane di molti media Usa: Trump sta valutando, secondo il sito, altri avvicendamenti nella sua Amministrazione. Si ripeterebbe lo scenario che aveva già caratterizzato il primo mandato di Trump alla Casa Bianca: giri di valzer fra i ministri e i consiglieri dopo il primo anno.
I media notano che finora sono solo le donne a fare le spese della volubilità del magnate presidente: a essere finora cacciate, sono state tre sue ‘suffragette’. Prima c’era stata la rottura con la deputata della Georgia Marjoree Taylor-Greene; poi l’allontanamento della segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem; e ora è la volta di Bondi, sostituita ad interim dal suo ‘numero due’, Todd Blanche, altro ex avvocato personale di Trump.
Il Washington Post scrive che il Congresso vuole ancora chiamare Bondi a deporre sulla gestione dei ‘files Epstein’, l’enorme quantità di documenti relativi al magnate pedofilo Jeffrey Epstein, morto suicida in carcere a New York nel 2019, la cui diffusione ha rivelato una vasta rete di contatti e di influenze, che coinvolgono, fra gli altri, l presidente Trump.
Il giornale ricorda “il discutibile comportamento di una lealista trumpiana che ha tradito la cultura d’indipendenza dalla Casa Bianca del Dipartimento della Giustizia, ha licenziato funzionari in serie e ha avviato inchieste aggressive contro i percepiti nemici del magnate presidente… La sua gestione dei ‘file Epstein’ l’ha resa obiettivo di conservatori arrabbiati, per quanto stretto fosse il suo rapporto con Trump”.
Il Wall Street Journal sostiene di conoscere “la vera storia” dietro l’allontanamento di Bondi, che è stata messa da parte proprio quando riteneva di avere superato il momento peggiore, anche perché la guerra distraeva l’opinione pubblica (ma evidentemente non il presidente) dalla ‘vicenda Epstein’. Fox News s’interroga su quel che Bondi potrà ora fare e riferisce che la sua uscita di scena è stata salutata da una soddisfazione bipartisan in Congresso, dove veniva giudicata “settaria, petulante e un hacker politico”.
Axios dà invece più rilievo al congedo forzato del generale George, ricordano che si tratta solo dell’ultimo di oltre una dozzina di avvicendamenti ai vertici delle forze armate da quando Hegseth è alla guida del Pentagono, ma è il primo che avviene mentre gli Usa sono in guerra in Iran.
Guerra che resta protagonista nei titoli d’apertura del New York Times e della Cnn, secondo cui, dopo cinque settimane di bombardamenti israelo-americani, l’Iran conserva una capacità di lanciare missili “significativa”: secondo fonti di intelligence Usa, Teheran continua a disporre di buona parte dei suoi lanciatori, il che contraddice, una volta di più, le affermazioni del presidente Trump, fatte l’altra notte in diretta televisiva, di avere annientato le difese iraniane.
Il New York Times sostiene che i Paesi rivali degli Stati Uniti, come la Cina, ma anche gli alleati, o ex alleati, cerano proprie vie per affrontare la crisi energetica innescata dall’aggressione all’Iran e/o per mettere in difficoltà l’economia statunitense, dopo essere stati colpiti dai dazi. Il giornale punta sulla reazione alle provocazioni di Trump del presidente francese Emmanuel Macron, che riflettono – scrive – “l’ira crescente” dell’Europa nei confronti del magnate presidente.
Sono ormai numerosi i leader europei insofferenti degli effetti cumulativi negativi delle decisioni sull’Iran di Trump e delle critiche alla Nato. E mentre gli europei cercano di risolvere il problema della chiusura dello Stretto di Hormuz, che Trump considera “cosa loro”, dopo averlo innescato, borse e mercati reagiscono male alle ultime sortite del magnate presidente.
In Libano, un razzo ha colpito, senza conseguenze per le persone, la base italiana dell’Unifil, l’inutile forza di interposizione delle Nazioni Unite.





