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Iran, Trump; “Vicini alla conclusione, ancora due/tre settimane”

02
Aprile 2026
Di Giampiero Gramaglia

In un discorso alla Nazione diffuso in diretta televisiva, il primo dall’aggressione israelo-americana all’Iran del 28 febbraio, il presidente Usa Donald Trump ha detto che il conflitto con l’Iran “è vicino alla sua conclusione”, che gli Stati Uniti stanno per conseguire tutti i loro obiettivi e che ci vorranno ancora “due o tre settimane” di operazioni militari: “stiamo negoziando”, ma, senza un’intesa, “li colpiremo durissimo, li ridurremo all’Età della Pietra cui appartengono”.

Trump, che ha parlato solo 19 minuti – poco, per i suoi standard -,  non ha annunciato, com’era stato ipotizzato, la fine della guerra e non ha neppure annunciato, come era stato paventato, l’abbandono della Nato da parte degli Usa per l’atteggiamento critico degli alleati europei in questo conflitto.

Il pensiero del presidente è semplice ed ignora il fatto che gli attuali problemi energetici mondiali sono stati causati dall’aggressione israelo-americana: “Noi non abbiamo bisogno di petrolio e gas che transitano nello Stretto di Hormuz… L’aumento della benzina alla pompa negli Usa è fenomeno di breve durata… I Paesi che ne hanno bisogno ci vadano e se la sbrighino loro…”. Oggi, a Londra, 35 Paesi fra cui l’Italia discutono di come ripristinare e garantire libertà di navigazione nello Stretto.

Reagendo al discorso di Trump, Teheran ha usato frasi bellicose: “Avanti fino alla resa del nemico” senza fare riferimento all’ipotesi di cessate-il-fuoco avanzata a margine delle trattative indirette che sarebbero in corso con la mediazione di Pakistan, Turchia, Egitto e Arabia saudita. In una lettera aperta ai cittadini americani, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha loro chiesto: “Siete sicuri che questa guerra serva i vostri interessi e non quelli israeliani?”. Gli Emirati arabi uniti hanno intanto smentito l’intenzione, loro attribuita dal Wall Street Journal, di entrare in guerra.

Sui media Usa questa mattina, il discorso di Trump ha molto rilievo, accanto al lancio di Artemis II, la prima navetta spaziale con persone a bordo destinata a ruotare intorno alla Luna da oltre 50 anni. Partita poco dopo la mezzanotte ora locale dal Kennedy Space Center in Florida, la missione deve durare una decina di giorni ed è preliminare a un ritorno dell’uomo sulla Luna per impiantarvi, questa volta, basi permanenti. L’equipaggio è composto da tre uomini e una donna che ci fanno rivivere l’epopea delle missioni Apollo degli Anni Sessanta e Settanta.

Tornando al discorso di Trump, gli analisti lo giudicano rivolto a due destinatari: il regime iraniano e il popolo americano. I più critici lo ritengono “scritto da Riad”, cioè dall’Arabia saudita, per fare trangugiare agli americani “una guerra voluta da Israele”. Il presidente ha difeso la sua ‘operazione militare speciale’ Epic Fury, ha detto che era necessaria per liberarsi da un regime che per 46 anni ha seminato il terrore nel Mondo  e ha sostenuto che tutto si sta svolgendo nei tempi previsti – inizialmente, aveva previsto che il conflitto sarebbe durato quattro / cinque settimane, ormai trascorse -.

Tutti i titoli d’apertura ripetono questi concetti. Le differenze stanno nei pezzi d’accompagnamento. Per il Washington Post, Trump ha preteso che i militari mettano a punto piani per impadronirsi dell’uranio arricchito iraniano, piani “estremamente rischiosi” sia per le unità impegnate – centinaia e forse migliaia di uomini – che per le difficoltà implicite nel recupero e nel trasporto di materiale altamente radioattivo.

Il New York Times, invece, a fronte degli asseriti successi militari vantati dal presidente, analizza gli obiettivi inizialmente indicati per l’aggressione all’Iran. Pur riconoscendo che gli Stati Uniti hanno causato “significativi danni” alle capacità militari iraniani e che Israele ha eliminato centinaia di figure di spicco del regime, il giornale constata come nessuno di essi sia stato raggiunto: “L’Iran spara ancora missili, conserva materiale nucleare e si coordina con le milizie nella regione”. Quanto al regime, esso è ancora in piedi, anche se non è chiaro chi lo guida perché si ignorano le condizioni della nuova Guida Suprema Mojtaba Khameney.

Per il Wall Street Journal, Trump ha “cercato di vendere” agli americani e agli operatori finanziari la guerra all’Iran. Se questo era l’obiettivo, il magnate presidente l’ha fallito, perché le contrattazioni a Wall Street, risalite in giornata nell’attesa di un ‘fine guerra’, sono scese di oltre un punto subito dopo il discorso; e il calo è poi proseguito ancora più netto sui mercati asiatici.

Quanto all’ipotesi di un abbandono della Nato, Politico scrive: “Trump minaccia di farlo, ma ci sono pochi segni che si prepari a farlo per davvero”.