Nel mondo che si sta ridefinendo sotto la pressione di leadership assertive come quelle di Donald Trump e Xi Jinping, l’Unione europea è chiamata a una scelta di fondo: restare un gigante normativo o diventare finalmente un attore politico compiuto. Le “tre P” indicate da Antonio Costa, presidente del Consiglio Europeo, nel recente discorso tenuto alla Università’ Science Po a Parigi, Principi, Partnership, Potenza, offrono una bussola chiara, ma pongono anche una sfida impegnativa: trasformare enunciazioni condivisibili in capacità concreta di azione.
La prima P, quella dei Principi, è il tratto identitario più forte dell’Europa. Difendere un ordine internazionale basato su regole, diritti e cooperazione multilaterale non è solo una postura etica, ma un interesse strategico. In un contesto globale segnato dal ritorno della forza e dalla competizione tra modelli, l’Europa rappresenta ancora un riferimento per chi non vuole scegliere tra autoritarismo e unilateralismo. Tuttavia, i principi non bastano se non sono accompagnati da coerenza interna e credibilità esterna: lo Stato di diritto, la tutela delle libertà e la capacità di decisione devono essere praticati prima di essere proclamati.
La seconda P, Partnership, è forse la più urgente. L’illusione delle sfere di influenza rigide è tornata, ma l’Europa può e deve proporre un’alternativa: una rete aperta di relazioni economiche, tecnologiche e politiche con Africa, America Latina, Indo-Pacifico. Non si tratta solo di commercio, ma di costruire fiducia, investimenti, sviluppo sostenibile. In questo senso, la politica estera europea deve diventare più proattiva e meno reattiva, capace di anticipare le crisi e non solo di gestirle.
Infine, la Potenza. È la dimensione più controversa, ma anche la più necessaria. Senza capacità economica, tecnologica e militare, l’Europa resterà un attore incompiuto. La competitività industriale, la sovranità tecnologica e una difesa comune non sono opzioni ideologiche, ma condizioni per contare davvero. Non si tratta di militarizzare l’Unione, ma di darle gli strumenti per proteggere i propri interessi e contribuire alla stabilità globale.
Le tre P di Costa non sono alternative tra loro: sono interdipendenti. Senza principi, l’Europa perde la sua anima; senza partnership, perde il suo raggio d’azione; senza potenza, perde la sua voce. La vera sfida è tenerle insieme in una sintesi politica nuova. In un mondo brutale, l’Europa non può permettersi né ingenuità né irrilevanza. Deve essere, insieme, fedele ai suoi valori e capace di difenderli. Solo così potrà essere non spettatrice, ma protagonista del nuovo ordine globale.





