Esteri
Iran, 12 militari USA feriti e missili Huthi su Israele. Crescono le prospettive di escalation
Di Giampiero Gramaglia
I sussulti della guerra in Iran e le prospettive di un’escalation dell’aggressione israelo-americana, nonostante il rinvio a dopo Pasqua dell’ultimatum sugli attacchi alle installazioni energetiche, dominano, questa mattina, le cronache belliche, mentre si parla poco o nulla dei negoziati in corso, sempre ammesso che ve ne siano. Oggi, doveva essere il giorno degli incontri in Pakistan fra emissari iraniani e statunitensi, grazie alle varie mediazioni pachistane, egiziane e turche: se n’è persa per ora traccia. Il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha ieri detto ai partner del G7 che la guerra potrebbe durare mesi – le previsioni erano inizialmente quattro/cinque settimane -.
Nella nostra notte, verso le tre del mattino in Italia, è giunta notizia del ferimento di 15 militari statunitensi – due sono gravi – in attacchi iraniani condotti con sei missili balistici e 29 droni contro una base aerea Usa in Arabia saudita, la Prince Sultan Air Base. Il New York Times la definisce “una delle più gravi, forse la più grave breccia nelle difese anti-aeree Usa dall’inizio del conflitto”, esattamente un mese fa, il 28 febbraio. Il Washington Posta precisa l’attacco iraniano ha anche danneggiato due aerei cisterna Usa utilizzati per i rifornimenti in volo. L’azione prova – nota il giornale – che, dopo settimane di bombardamenti israelo-americani, l’Iran continua a costituire una minaccia con i suoi missili. Il Wall Street Journal fa un quadro delle perdite umane e materiali finora subite dagli Usa nel conflitto: i caduti sono 13. Comprese le sei vittime di una collisione in volo fra due aerei cisterna.
Ancora il WP segnala il rischio che non l’Iran, ma gli Stati Uniti si trovino a corto di munizioni, dopo avere già ‘bruciato’ nella guerra oltre 850 missili Tomahawk. Per questo il Pentagono sta valutando la ricollocazione dei missili disponibili in altri settori e il trasferimento in Medio Oriente di risorse militari destinate all’Ucraina, oltre che un aumento della produzione di Tomahawk. Ufficialmente, le fonti negano una penuria di materiale per l’Operazione Epic Fury, nome in codice dell’aggressione all’Iran. Ma il Congresso ha da poco ricevuto una richiesta di ulteriori stanziamenti per 200 miliardi di dollari per finanziare il conflitto – richiesta che, per ora, non è stata accolta -.
Un’altra notizia importante delle ultime ore è l’entrata in guerra degli Huthi che, dallo Yemen, hanno sparato un missile su Israele: finora, i ribelli sciiti yemeniti erano sorprendentemente rimasti fuori dal conflitto. Gli Huthi hanno rivendicato il lancio del missile già loro attribuito da Israele, che afferma d’averlo intercettato. Il New York Times dà molto rilievo a quanto riferito da giornalisti indipendenti di Bellingcat, che s’autodefinisce un ‘investigative collective ‘, secondo cui, in due località distinte, presso il villaggio di Kafari, vicino alla città di Shiraz, nel Sud dell’Iran, sarebbero state rinvenute mine anti-carro Usa depositate da bombe a grappolo. La notizia è anche riportata da media iraniani.
Stando a quanto riferisce Bellingcat, che ha anche diffuso un video in merito, le mine anti-carro sono del tipo Blu-91 e sono mescolate a mine anti-uomo Blu-92: esse vengono disseminate sul terreno da una bomba a grappolo del peso di 250 chili circa che si apre a mezz’aria, sparpagliando le munizioni sul terreno e creando all’stante un campo minato. La rivelazione è significativa da due punti di vista: primo, la creazione di campi minati potrebbe essere preliminare all’avvio di operazioni di terra, anche se finora s’è sempre pensato che esse sarebbero limitate all’isola di Kharg e/o alle isole dello Stretto di Hormuz; secondo, Israele ha finora denunciato come una violazione del diritto internazionale l’utilizzo di bombe a grappolo fatto dall’Iran.
La Cnn illustra piani del Pentagono per un’escalation del conflitto e individua sette isole la cui occupazione potrebbe “sbloccare” la navigazione nello stretto di Hormuz, mentre un’azione sull’isola di Kharg, l’hub energetico iraniano, potrebbe risultare controproducente dal punto di vista degli approvvigionamenti internazionali di petrolio e gas. La Cnn avverte che sbarchi sulle isole potrebbero avere un costo elevato in termini di vite umane. Un ex consigliere del presidente Usa Donald Trump e del Consiglio di Sicurezza nazionale Usa, Nate Swanson, dice a Politico che la guerra s’avvia verso una escalation e che non c’è “una via d’uscita” rapida, smorzando le speranze suscitate dai ripetuti riferimenti a negoziati Usa-Iran fatti dalla Casa Bianca.
Questa percezione condiziona borse e mercati, Ieri, Wall Street ha chiuso la quinta settimana negativa consecutiva – non accadeva da anni -, quasi il 10% al di sotto dei livelli record registrati nel gennaio scorso. Gli investitori sono preoccupati dall’impatto sulla crescita del ‘caro energia’, perché il petrolio è più caro del 50% rispetto a febbraio e la benzina, alla pompa, costa in media 3,98 dollari al gallone, un dollaro in più che un mese fa. Ieri, il magnate presidente ha evitato dichiarazioni incendiarie sul Medio Oriente, ma se l’è presa con la Nato, criticando la mancanza d’aiuto da parte degli europei nel conflitto e per la riapertura dello stretto di Hormuz e asserendo che gli Stati Uniti non hanno bisogno dell’Alleanza atlantica e potrebbero sottrarsi agli impegni ad essa connessi.





