Cultura

Filiere: in Italia la musica sorpassa il cinema

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Marzo 2026
Di Paolo Bozzacchi

Musica, Maestro! Nel 2025 per la prima volta, il mercato della musica registrata ha superato il box office cinematografico. Non è solo un dato, è una cesura.
Secondo il report della Federazione Industria Musicale Italiana, il settore discografico chiude il 2025 a 513,4 milioni di euro, in crescita del +10,7% su base annua.
Nello stesso anno, il cinema italiano si ferma a circa 496,5 milioni di euro di incassi. Il sorpasso è netto, certificato, e soprattutto simbolico.
Per capire quanto sia strutturale, bisogna guardare indietro di un solo anno. Nel 2024, la musica aveva già sfiorato il mezzo miliardo, raggiungendo 461,2 milioni di euro con una crescita dell’8,5% e posizionandosi come terzo mercato europeo. Non un picco, ma una traiettoria: sette anni consecutivi di espansione, diventati otto nel 2025. Il cinema, al contrario, si muove in un equilibrio fragile. I dati più recenti parlano di un mercato sostanzialmente stabile, con circa 500 milioni di euro annui e una dinamica piatta tra presenze e incassi. La ripresa post-pandemica si è fermata a metà strada, senza riuscire a ritrovare lo slancio pre-2019. La distanza, però, non è solo quantitativa. È nella natura dei modelli. La musica è diventata infrastruttura quotidiana: lo streaming vale ormai la quota dominante dei ricavi, con centinaia di milioni generati da abbonamenti e ascolti ricorrenti. Il consumo è continuo, distribuito, quasi invisibile. Non richiede un luogo, né un tempo dedicato.
Il cinema resta invece legato a una logica di evento. Anche quando migra sulle piattaforme, conserva una durata, una ritualità, una soglia d’ingresso. In un’economia dell’attenzione sempre più compressa, questo si traduce in una perdita di centralità. C’è poi una dimensione culturale, meno misurabile ma altrettanto decisiva. La musica è oggi il linguaggio primario delle piattaforme social, il collante di TikTok, il motore delle classifiche globali, l’elemento che trasforma contenuti in fenomeni. Non accompagna più l’immagine: spesso la determina. Il cinema, invece, subisce la frammentazione. Il suo valore simbolico resta alto, ma la sua capacità di generare consumo continuo si è ridotta. E i numeri lo confermano: mentre la musica raddoppia il proprio valore rispetto al 2019, il cinema fatica a consolidare i livelli attuali.
Il sorpasso del 2025, allora, non è un incidente statistico. È il punto di arrivo di una trasformazione iniziata con il digitale e accelerata dalle piattaforme.
E forse è anche un’indicazione di ciò che verrà: un’industria culturale sempre meno fondata sull’evento e sempre più sul flusso. In Italia, oggi, quel flusso ha un suono preciso. Definito.