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Iran: paradossi energetici, Netanyahu bombarda i giacimenti
Di Giampiero Gramaglia
Mentre la Cnn si chiede, in un’analisi, “chi sta vincendo la guerra in Iran?”, i più importanti media degli Stati Uniti puntano sugli sviluppi economico-energetici dell’aggressione israelo-americana e sulla presunta incrinatura dei rapporti tra il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu con l’escalation negli attacchi ai campi di gas energetici iraniani, cui Teheran ha risposto attaccando quelli del Qatar, e l’impatto dell’escalation sui mercati.
Questa lettura dei media statunitensi è in contrasto con le dichiarazioni di ieri di Netanyahu, che paiono quasi mirate a smontare il loro racconto: il premier ha dichiarato raggiunti gli obiettivi dell’attacco all’Iran, cioè l’annichilimento delle capacità di Teheran d’arricchire l’uranio per dotarsi dell’atomica, e la decimazione dei missili iraniani; e ha fatto l’elogio di Trump e della loro intesa; e ha pure detto che la guerra durerà ancora poco.
Nell’informazione statunitense, c’è invece poco spazio e scarsa attenzione alle decisioni dei leader dei 27 riuniti ieri a Bruxelles, nonostante l’impegno di Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Olanda e Giappone a lavorare diplomaticamente per riaprire alla navigazione lo Stretto di Hormuz e ad inviare delle navi per mantenerlo aperto una volta cessate le ostilità.
A margine del vertice, Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, ha suggerito che nel conflitto iraniano entrambe le parti stiano commettendo crimini di guerra. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha cercato di riportare il focus sull’invasione del suo Paese da parte russa, proprio quando l’Ue fatica, per l’opposizione in particolare di Ungheria e Slovacchia, ad attuare l’impegno di un prestito a Kiev da 90 miliardi di euro.
Il New York Times scrive che il malcontento di Trump per l’attacco ai campi di gas iraniani mette in evidenza divergenze sulla strategia tra Usa e Israele. Gli analisti osservano che Trump s’inalbera con Netanyahu ogni qual volta c’è di mezzo il Qatar: lo fece quando Israele colpì in Qatar dei leader di Hamas; e lo fa ora che la reazione di Teheran ha danneggiato installazioni energetiche qatarine.
I mercati sono scossi, le borse vanno giù, i prezzi vanno su. Trump vuole rassicurare gli americani: il presidente s’impegna a fare “whatever it takes” – il New York Times utilizza proprio l’espressione usata da Mario Draghi quando si trattava di salvare l’euro – e il segretario al Tesoro Scott Bessent lascia flottare l’idea di alleggerire le sanzioni sul petrolio iraniano, dopo avere già alleggerito quelle alla Russia e al Venezuela.
Non c’è chi non veda il paradosso: Trump e Netanyahu aggrediscono l’Iran, Netanyahu ne colpisce le capacità di produzione dell’energia e Trump lo favorisce nella vendita del petrolio per calmierare i mercati.
Per la Cnn, Trump sta mettendo alla prova il apporto già incrinato tra Usa e Israele, prendendosela – lui e i suoi collaboratori – per l’escalation economico-energetica del conflitto imposta da Netanyahu. Il presidente, inoltre, dice d’escludere l’invio di truppe di terra in Iran, ma appare ancora “oscillare” su questo punto.
Per il Wall Street Journal, aerei ed elicotteri americani hanno lanciato la battaglia per la riapertura dello Stretto di Hormuz: un filmato mostra la distruzione a più riprese di imbarcazioni iraniane, Seconco il giornale, la reazione iraniana ha inferto “un duro colpo” alle capacità di esportare il gas del Qatar: “I mercati non tengono il passo” delle operazioni militari; e anche le banche centrali Usa e Ue sono in difficoltà a farlo. Dopo la Fed mercoledì, giovedì pure la Bce ha lasciato invariato il costo del denaro, prospettando tagli alla crescita e paventando impennate nell’inflazione.





