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Iran: guerra giorno XIV, Khamenei infiamma i mercati dell’energia, Trump fa il pompiere

13
Marzo 2026
Di Giampiero Gramaglia

L’Iran continuerà a battersi contro l’aggressione israelo-americana, sfrutterà la chiusura dello stretto di Hormuz come leva contro i suoi nemici e colpirà ancora i vicini del Golfo loro alleati. Rilasciate ieri, le prime dichiarazioni della nuova Guida Suprema iraniana Mujtaba Khamenei fanno da sfondo agli sviluppi economico-militari della guerra giunta al XIV giorno.

Le modalità di diffusione del messaggio di Khamenei, che non è appasso in pubblico e non ha neppure fatto sentire la sua voce, ma ha affidato le sue parole a un’annunciatrice televisiva, alimentano le indiscrezioni, inizialmente di fonte israeliana, secondo cui la nuova Guida Suprema sarebbe stata ferita nei primi attacchi il 28 febbraio, quando venne ucciso suo padre Ali Khamenei, e sarebbe tuttora grave, se non morto. La tv all news Fox News dà oggi molto spazio a queste voci.

Nella sostanza, al di là di scontate espressioni tracotanti e belliciste, come la promessa di vendicare i propri morti, il messaggio di Khamenei conferma la volontà del regime di continuare a lottare – scrive l’Ap – e ha un tono di sfida – nota il New York Times -, che rende ancor più rovente il clima del mercato globale del petrolio e del gas’ già surriscaldato’ dal conflitto e, soprattutto, dal blocco del traffico nel tratto di mare dove transita un quinto del petrolio mondiale.

Tutto ciò innesca una crisi economica globale dalla durata e dai costi indeterminati e imprevedibili, con il prezzo del petrolio tornato sopra i cento dollari al barile. Il presidente Usa Donald Trump, abituato a dichiarazioni incendiarie, si ritrova a fare il pompiere: dopo avere calmierato i prezzi, sia pure solo per qualche ora, con l’annuncio che la guerra durera poco, ha ieri temporaneamente sospeso le sanzioni alla Russia sul petrolio nel tentativo d’alleggerire la pressione sui mercati.

L’esenzione, resa ufficiale dal Dipartimento del Tesoro statunitense, è per la vendita di 128 milioni di barili di petrolio russo che sarebbero già caricati a bordo di otto petroliere della ‘flotta fantasma’ normalmente colpita dalle sanzioni Usa decise dopo l’invasione dell’Ucraina.

Ma il racconto della guerra si articola anche in sfaccettatute locali: c’è l’attacco senza conseguenze alla base di Erbil in Iraq dei militari italiani; c’è l’uccisione ad opera di un drone – sempre in Iraq – di un soldato francese; e c’è lo schianto – ancora in Iraq – di un aereo cisterna Usa, che non sarebbe stato colpito fuoco ostile, ma su cui non si hanno per ora dettagli – se vi siano vittime e quante e quali siano state le cause del disastro -.

Inoltre, si ripetono episodi di terrorismo interno negli Stati Uniti: l’ultimo, un attacco anti-semita, ieri, contro una sinagoga nel Michigan, con l’uccisione dell’attentatore di cui non è stata ancora fornita l’identità. L’uomo, armato di un fucile, aveva lanciato il suo veicolo contro il Temple Israel di West Bloomfield Township, un sobborgo di Chicago, ed è stato neutralizzato dalle forze dell’ordine.

Non è stato un episodio isolato: altri, su cui c’è il sospetto di terrorismo interno, si sono verificati nei giorni scorsi. Ieri s’è appreso che l’uomo che aveva ucciso una persona e ne aveva ferite altre due, alla Old Dominion University, in Virginia, prima di essere neutralizzato dagli studenti, era stato militare nella Guardia Nazionale ed era poi stato condannato per reati di terrorismo: nel 2016, Mohamed Bailor Jalloh si era dichiarato colpevole d’avere fornito appoggio all’Isis, il sedicente Stato islamico.

Mentre proseguono i bombardamenti letali dell’Iran con missili e aerei, il segretario al Tesoro Usa Scott Bessent auspica una coalizione internazionale per scortare le navi nello Stretto di Hormuz, un’operazione giudicata dagli esperti. di difficile attuazione. Dall’inizio del conflitto, Usa e Israele hannp colpito 6000 obiettivi, l’Iran ha risposto con lanci di missili e droni contro nove Paesi.

Un bilancio delle vittime non ufficiale, ma ricavato dalle fonti disponibili, parla di oltre 1500 morti e migliaia di feriti in Iran, con oltre tre milioni di sfollati secondo l’UnHcr; di oltre 700 morti e quasi 2000 feriti in Libano, dove c’è quasi un milione di sfollati; di 12 morti in Israele. Negli altri Paesi coinvolti, ci sono state vittime sporadiche. Gli Usa risconoscono otto caduti e decine di feriti.

Fronte energia, l’Aie denuncia “la peggiore rottura dell’approvvisionamento nella storia del mercato petrolifero globale”. La produzione di greggio è in calo di otto milioni di barili al giorno e altri due milioni di barili risultano bloccati: circa il 10% della domanda mondiale.

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