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Iran: guerra giorno X, figlio di Khamenei nuova guida suprema. Propaganda della Casa Bianca “disgustosa” per il cardinale di Chicago
Di Giampiero Gramaglia
L’Iran ha una nuova Guida Suprema: è Mojtaba Khamenei, il figlio secondogenito – e prediletto – del suo predecessore ucciso sotto le bombe il primo giorno dell’aggressione israelo-americana, sabato 28 febbraio. Mojtaba, 56 anni, è stato scelto dall’Assemblea degli Esperti. L’annuncio, ufficiale, è stato dato ieri.
Mojtaba Khamenei era stato indicato dal padre stesso, Ali Khamenei, fra i candidati a succedergli, insieme ad Ali Larijani, ed è stato scelto nonostante non abbia mai ricoperto una carica elettiva e non sia al massimo livello della gerarchia religiosa. La sua elezione lo rende un bersaglio, secondo quanto già affermato dal premier israeliano Benjamin Netanyahu. Il presidente Usa Donald Trump aveva dato nei giorni scorsi un giudizio fortemente negativo su Mojtaba (“un incompetente”), quando aveva sostenuto che il nuovo leader iraniano doveva ottenere la sua approvazione.
La scelta di Mojtaba, una figura relativamente poco conosciuta all’estero, molto legata alle Guardie della Rivoluzione, il braccio armato della repressione iraniana, è un messaggio di sfida a Trump lanciato nel pieno di una campagna militare giunta al decimo giorno e – nell’analisi degli esperti – dà continuità al conflitto, che nel fine settimana è andato avanti con spaventosi bombardamenti sulla capitale Teheran, il cui cielo domenica era nero del fumo di installazioni petroliere incediate, e su molte altre località iraniane.
Le risposte iraniane, meno fitte, sono proseguite contro Israele e contro obiettivi militari americani nella Regione, raggiungendo anche Paesi del Golfo. Gli Emirati arabi uniti hanno smentito attacchi all’Iran, in risposta agli attacchi subiti. Israele ha anche continuato le operazioni in Libano, centrando fra l’altro un hotel a Beirut – un drone ha distrutto una stanza dove, secondo Israele, c’erano obiettivi legittimi iraniani e/o di Hezbollah -.
Il numero delle vittime ha superato le migliaia in Iran, le centinaia in Libano, le decine in Israele, mentre le morti restano sporadiche negli altri Stati in vario modo coinvolti. Gli Stati Uniti hanno ieri annunciato, senza identificarlo, un settimo caduto, che va così ad aggiungersi ai sei le cui salme sono rientrate negli Stati Uniti, accolte dal presidente Trump e dalla first lady Melania.
Nelle ultime 48 ore, Trump ha fatto numerose dichiarazioni ì: brevi interviste, risposte alle domande dei giornalisti, post sul suo social Truth; e ha fra l’altro parlato col premier britannico Keir Starmer, dopo averlo ripetutamente criticato, in modo anche insultante, e con il presidente francese Emmanuel Macron (che ha pure fatto una telefonata al presidente iraniano Massoud Pezeshkian). E ci sono stati consulti fra i leader europei di Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata elogiata da Trump, in una battuta al Corriere della Sera, perché “sempre disposta ad aiutare”.
In un post, il magnate presidente ha attribuito all’Iran la distruzione di una scuola elementare femminile a Minab, che sabato 28 febbraio ha fatto almeno 175 vittime, quasi tutte bambine, dicendo che gli iraniani “sono molto imprecisi con le loro monizioni”. Un’inchiesta del New York Times ha però accertato che un missile Tomahawk statunitense ha colpito la base navale iraniana ai margini del cui perimetro si trovava la scuola.
Trump ha anche affermato che il prezzo del petrolio, salito a cento dollari al barile, “calerà rapidamente dopo la distruzione della minaccia nucleare iraniana”…: “Il rialzo è un piccolo prezzo da pagare per la pace e la sicurezza degli Usa e del mondo. Solo i pazzi la pensano diversamente”.
La propaganda della Casa Bianca, che ha trasformato la guerra in meme e videogiochi, ha suscitato forti reazioni. Il cardinale arcivescovo di Chicago, Blaise Cupich, ha giudicato “disgustoso” il video postato sugli attacchi all’Iran: è una “rappresentazione terrificante”, si legge sul sito dell’arcidiocesi. “Il nostro governo sta usando la sofferenza del popolo iraniano come sfondo per un intrattenimento, come se fosse solo un altro contenuto da sfogliare mentre siamo in coda al supermercato”. È invece “una vera guerra, con vera morte e vera sofferenza, trattata come se fosse un videogioco”.
Ieri, all’Angelus, il papa americano Leone XIV, originario proprio di Chicago, ha detto: “Dall’Iran e da tutto il Medio Oriente continuano a giungere notizie che testano profonda costernazione…”. Papa Prevost ha rinnovato l’appello per la pace: “Cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi e si apra uno spazio di dialogo nel quale si possa sentire la voce dei popoli”. E ha pregato “per coloro che soffrono a causa della guerra” e perché “i cuori” procedano “lungo sentieri di riconciliazione e di speranza”.





