Cultura

Gioco pubblico, generazioni e percezione del rischio: cosa emerge dalla ricerca SWG

05
Marzo 2026
Di Beatrice Telesio di Toritto

Il rapporto degli italiani con il rischio, con il denaro e con i propri progetti di vita sta cambiando e con esso anche la percezione sociale del gioco pubblico. È questo il filo conduttore emerso a Roma, mercoledì 4 marzo, nella Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale, durante l’eventoGiocare da grandi. Generazioni a confronto tra sogni e realismo”, nuovo appuntamento dell’Osservatorio sul gioco pubblico promosso da SWG, Brightstar e organizzato da Formiche. L’iniziativa, attiva dal 2020, mette insieme dati empirici e confronto tra istituzioni ed esperti per analizzare l’evoluzione del settore e il contesto sociale in cui si muove, con un’attenzione particolare quest’anno alla dimensione generazionale e al modo in cui le diverse fasce di età guardano al rischio, al denaro e alle proprie prospettive di vita. Nel corso dell’incontro sono stati presentati i risultati della nuova indagine realizzata da SWG, basata su un campione di oltre tremila cittadini maggiorenni rappresentativi della popolazione italiana e condotta tra dicembre 2025 e gennaio 2026 con metodologia CAWI.

A illustrarne il significato è stato Riccardo Grassi, responsabile di ricerca SWG, secondo cui «il dato che emerge è piuttosto significativo: oggi gli italiani hanno pochi sogni e soprattutto i più giovani tendono ad avere una visione molto pragmatica della vita». Non si parla più, ha osservato, di grandi ideali ma piuttosto di obiettivi concreti e quotidiani, anche perché «i giovani credono sempre meno nella realizzabilità dei grandi sogni». Il risultato è il ritratto di «un Paese prudente, ma anche in parte scoraggiato, molto concentrato sul presente e sul day by day». Questa impostazione si riflette anche nella percezione del gioco, dove «si rafforza un’immagine non particolarmente positiva del giocatore, spesso visto come qualcuno che spreca il proprio denaro», mentre resta una continuità di fondo nell’atteggiamento generale verso il rischio: «Gli italiani sono tradizionalmente prudenti e questo si conferma anche tra le nuove generazioni».

Su questo sfondo si è sviluppato il confronto con le istituzioni. Andrea Barabotti, membro della Commissione Attività produttive della Camera, ha ricordato che il gioco legale rappresenta uno strumento di regolazione e tutela: «Il gioco legale, regolato e controllato dallo Stato, è l’unica forma di gioco ammessa nel nostro Paese ed è anche l’unica che garantisce tutele reali, soprattutto per i soggetti più fragili». Rafforzare il circuito legale significa quindi sostenere una filiera economica rilevante ma anche contrastare il fenomeno del gioco illegale. Allo stesso tempo, secondo il deputato, il settore richiede un aggiornamento normativo costante: «Le tecnologie e le piattaforme evolvono molto rapidamente, mentre le leggi fanno inevitabilmente più fatica a stare al passo con l’innovazione».

Un punto di vista che si incrocia con quello espresso dalla senatrice Elena Murelli, che ha richiamato l’attenzione sugli aspetti sociali e sanitari del fenomeno. «Quando parliamo di gioco dobbiamo distinguere tra diverse tipologie di giocatori», ha spiegato, ricordando che accanto a chi gioca in modo occasionale esistono situazioni di fragilità economica o sociale che richiedono maggiore attenzione. La Senatrice, ha sottolineato, come sia necessario garantire regole uniformi su tutto il territorio nazionale e tutelare un comparto che comprende anche molte piccole e medie imprese italiane impegnate nella produzione di sistemi e apparecchiature.

Il tema della prevenzione è stato ripreso anche dal deputato Gian Antonio Girelli, secondo cui il valore principale dello studio presentato durante l’incontro sta proprio nel fatto di offrire una base empirica al dibattito pubblico. «Lo studio presentato oggi offre spunti molto interessanti perché si basa su dati oggettivi e non su semplici opinioni», ha osservato, sottolineando come la prevenzione non possa limitarsi alla comunicazione dei rischi ma debba includere una riflessione più ampia sul valore del denaro e sulla costruzione di un progetto di vita.

Ad intervenire anche il deputato Andrea Quartini, che ha richiamato l’attenzione sulla contraddizione tra la prudenza dichiarata dagli italiani e il volume complessivo della raccolta del gioco, che nel nostro Paese raggiunge circa 160 miliardi di euro, segno – secondo il parlamentare – della necessità di una riflessione anche sul piano culturale e comunicativo.

Accanto al confronto istituzionale, il panel tecnico ha analizzato le trasformazioni sociali e culturali che attraversano il settore. Giuseppe Carrus, professore ordinario di psicologia sociale all’Università Roma Tre, ha ricordato come «i valori e gli aspetti culturali abbiano un peso importante nella percezione del rischio», sottolineando che i giovani rappresentano una categoria più esposta e per questo necessitano di maggiore attenzione e accompagnamento in percorsi di consapevolezza.

Stefano De Vita, direttore generale della Fondazione FAIR, ha invece richiamato il delicato equilibrio tra libertà individuale e responsabilità pubblica: «Da un lato va rispettata la libertà delle persone di divertirsi e di giocare, dall’altro industria e istituzioni hanno il dovere di tutelare le fasce più deboli», una responsabilità che rappresenta anche la principale differenza tra il circuito legale e quello illegale.

Infine Laura D’Angeli, founder dello Studio D’Angeli ed esperta del settore gaming, ha evidenziato come le nuove generazioni crescano in un ambiente sempre più ibrido tra reale e digitale, dove l’esperienza del gioco si intreccia con quella dei videogiochi e degli spazi virtuali. In questo contesto, ha osservato, la percezione sociale del settore è cambiata nel tempo, passando da una fase di entusiasmo come quella del boom del poker online a una visione più critica, ma proprio per questo le campagne informative e le misure di tutela dei giocatori possono contribuire a rafforzare un rapporto più consapevole con il gioco.

Riprese e montaggi a cura di Simone Zivillica