Che la pace in Ucraina non sia a portata di mano e che la guerra sia destinata a durare, lo dimostra, nel giorno dell’anniversario dell’invasione da parte della Russia – il conflitto entra nel quinto anno -, la relativa distrazione dei principali media degli Stati Uniti: le alternative non mancano, tra i venti di guerra con l’Iran che soffiano forti nell’imminenza di un round di negoziati, forse determinante, giovedì, a Ginevra; e in attesa del discorso sullo stato dell’Unione che il presidente Donald Trump farà questa sera alle 21.00 di fronte al Congresso riunito in sessione plenaria – in Italia, saranno le tre del mattino -.
Dell’anniversario della guerra in Ucraina, nei titoli di testata, si ricorda solo il Wall Street Journal, secondo cui “l’Ucraina sta dimostrando che la vittoria della Russia è tutt’altro che inevitabile”: secondo il giornale economico, “i piccoli contrattacchi ucraini in corso spiegano l’ansia della Russia per trovare una via d’uscita dal conflitto”.
Naturalmente, tutti i media hanno punti e analisi sull’Ucraina, anche se non in grande evidenza. L’Ap prova a mettere insieme i numeri della guerra, la cui affidabilità è però relativa, a cominciare dalle stime delle vittime – due milioni per parte – : per l’agenzia, “il più grosso conflitto in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale causa immense sofferenze alla popolazione civile e comporta sacrifici spaventosi per i soldati che al fronte riscrivono i codici di sicurezza post Guerra Fredda … Ma ìnon ci sono segni che il conflitto possa cessare presto…”.
In contrasto con l’ottimismo del WSJ, un’analisi di Euronews dice che l’Ucraina è ridotta allo stremo delle proprie risorse: “Oltre 80 mila persone risultano disperse e milioni di ucraini si affannano a sopravvivere senza riscaldamento ed elettricità a un inverno bruitale ”. E i bombardamenti russi, con missili e droni, non danno tregua: sono continuati anche la scorsa notte.
I negoziati trilaterali tra Usa, Russia e Ucraina, aggiornati la scorsa settimana a Ginevra, riprenderanno a marzo, ma non si sa bene quando – una data non è stata fissata – e non si sa bene con quali prospettive: nei suoi Appunti, Stefano Feltri sostiene che la guerra in Ucraina non sta finendo perché la Russia rimane convinta che l’Occidente – certo più l’Europa che l’America, oggi – le vuole infliggere “una sconfitta strategica”: “Finchè la paura persiste, il conflitto non finirà”.
Di sicuro, l’anniversario ha più enfasi in Europa che in America. A celebrarlo, a Kiev, oggi ci sono Ursula von der Leyen e Antonio Costa, i presidenti rispettivamente della Commissione europea e del Consiglio europeo, che non possono però portare in pegno d’amicizia al presidente ucraino Volodymyr Zelensky il 20° pacchetto di sanzioni europee anti-Russia, perché Ungheria e Slovacchia hanno bloccato il provvedimento – per altro, scarsamente incisivo -.
A Washington, più che all’Ucraina – l’anniversario è un segnale di fallimento per Trump, che prometteva di mettere fine al conflitto il giorno dopo il suo insediamento e che, invece, 400 giorni dopo, non è ancora riuscito a cavarne un ragno dal buco -, si pensa all’Iran: più che la pace, si prepara un’altra guerra, inevitabile, nella retorica trumpiana, se le trattative di giovedì, a Ginevra, non daranno frutti.
Sempre che il generale Dan Caine, il capo di Stato Maggiore, non persuada il ‘comandante in capo’ dei rischi di un attacco all’Iran che non voglia essere solo un’azione dimostrativa, ma voglia durare nel tempo e condurre a un cambio di regime a Teheran: per i media Usa, che insistono sul punto, Caine teme che la carenza di sostegno degli alleati e la difficoltà a rifornire le truppe di munizioni ed equipaggiamenti possa mettere in pericolo le forse navali ed aeree impegnate nelle operazioni.
La Casa Bianca e la stampa israeliana smentiscono le affermazioni attribuite al generale Caine, ma che l’Iran sia un avversario più temibile del Venezuela o della Nigeria è considerazione elementare e che un’azione dimostrativa, tipo l’attacco alle installazioni nucleari condotto l’estate scorsa, durante la ‘guerra dei 12 giorni’, possa risultare sostanzialmente inutile è valutazione largamente condivisa.





