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Trump vede Netanyahu, Zelensky verso il voto: giorni cruciali per la diplomazia
Di Giampiero Gramaglia
Sono giorni cruciali per la diplomazia internazionale, su vari fronti mediorientali ed europei. Oggi, a Washington, il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu discutono, a porte chiuse, sugli sviluppi dei negoziati con l’Iran, che devono riprendere a giorni, e del piano di pace per la Striscia di Gaza – Washington sarebbe contraria ai progetti di annessione della CisGiordania a Israele -.
Domani, in Belgio, i leader dei 27 discutono del futuro della competitività europea, ma anche dell’atteggiamento da tenere con l’America di Trump e dell’appoggio da dare all’Ucraina, fra segnali di allentamento del tradizionale asse franco-tedesco.
E, in attesa che proseguano le trattative trilaterali Usa-Russia-Ucraina, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, secondo indiscrezioni di stampa, sta progettando, su pressione degli Usa, pena la perdita delle garanzie di sicurezza offerte da Washington a Kiev, di abbinare in primavera un referendum su accordi di pace con la Russia basati sulla cessione di territori e le presidenziali, così da potere soddisfare il desiderio degli Usa di porre termine al conflitto entro giugno.
MO: verso l’incontro Trump- Netanyahu
Con Trump, Netanyahu insisterà perché i negoziati fra Usa e Iran affrontino, oltre al tema dei piani nucleari iraniani, anche le questioni dei missili di Teheran capaci di colpire Israele e delle milizie filo-iraniane presenti nella Regione, in Libano, Siria, Iraq.
Trump s’è finora mostrato ottimista sull’andamento delle trattative con l’Iran, senza mai escludere, però, il ricorso alla forza se esse fallissero e prospettando l’invio nell’area d’una seconda portaerei, oltre alla Lincoln. Per Euronews, l’Iran è pronto a diluire al 60% l’uranio già arricchito, in cambio della rimozione delle sanzioni economiche, finanziarie e commerciali che frenano lo sviluppo del Paese.
Inoltre, il presidente Usa e il premier israeliano parleranno del passaggio alla seconda fase del piano di pace per la Striscia di Gaza varato lo scorso ottobre, che prevede fra l’altro il disarmo di Hamas e l’insediamento nella Striscia di una nuova amministrazione. C’è chi si attende che Trump contesti a Netanyahu le rotture della tregua nella Striscia e la tolleranza verso gli atteggiamenti aggressivi dei coloni israeliani in CisGiordania, oltre che i progetti d’annessione. Ma i due leader hanno sempre mostrato finora più sintonia che screzi.
Ue: competitività, debito, Ucraina, frizioni franco-tedesche
I leader dei 27, invece, si vedono informalmente in un castello del Belgio con l’intento di parlare del rilancio della competitività europea, a partire dai rapporti presentati dagli ex premier italiani Mario Draghi ed Enrico Letta nel 2024, ma poi rimasti nei cassetti.
Però, i rapporti con l’America di Trump e l’Ucraina sono temi ineludibili. Politico anticipa un piano della Commissione di Bruxelles in cinque fasi per accelerare al 2027 l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, mentre il Parlamento di Strasburgo calcola in 193 miliardi di euro l’ammontare degli aiuti dell’Ue a Kiev dall’inizio del conflitto a tutto il 2025, un terzo dei quali per il comparto militare; e si sta perfezionando il prestito all’Ucraina di 90 miliardi di euro finanziato con debito comune e deciso dai 27 a dicembre.
Proprio il debito comune è un elemento divisivo tra Francia e Germania: il presidente francese Emmanuel Macron stima a 1.200 miliardi di euro l’anno gli investimenti europei necessari per difesa e Intelligenza Artificiale e propone di raccogliere le risorse facendo debito comune; e ciò non piace al cancelliere tedesco Friedrich Merz. La Germania trova invece consonanza con l’Italia su temi di retroguardia rispetto alla competitività, come il contrasto all’immigrazione o retromarce sulla lotta al riscaldamento climatico, dove si guarda al breve termine politico ed economico piuttosto che al lungo termine.
Lato Ucraina, i leader dei 27 discutono sull’opportunità o meno di dialogare con il presidente russo Vladimir Putin: alcuni chiedono un inviato speciale europeo, come lo hanno gli Usa; altri insistono perché la Russia faccia prima delle concessioni.





