Va bene, la politica è anche uno sport di provocazioni e liti, e in particolare chi è all’opposizione ha un suo diritto anche a giocare un po’ più sporco. Non è bello ma è comprensibile: l’hanno sempre fatto tutti.
E tuttavia c’è un limite: non si dovrebbero fare figure patetiche davanti agli elettori, che hanno occhi e orecchie ben aperti e non sono certamente a farsi prendere in giro.
Su tutto il tema della sicurezza e anche sull’emergenza-coltelli, per giorni, all’inizio dell’anno, la sinistra ha sbraitato chiedendo, anzi reclamando che il governo facesse qualcosa. È giù polemiche contro le inerzie, le lentezze, i ritardi (veri o presunti) dell’esecutivo.
Dopo di che, però quando il ministro Piantedosi ha presentato due provvedimenti, un decreto e un disegno di legge (peraltro assai interessanti sotto moltissimi aspetti), gli stessi protagonisti della sinistra che prima chiedevano di accelerare si sono messi a fare i frenatori. Peggio: hanno ricominciato a parlare di “deriva securitaria” e di “governo autoritario”.
Anche un bambino percepisce la contraddizione. La realtà è che per questa via la sinistra non andrà da nessuna parte.





