Esteri
Venezuela: Rodriguez presidente ad interim, Maduro e la moglie in carcere a New York
Di Giampiero Gramaglia
L’intervento militare degli Usa in Venezuela è l’ennesima “negazione di un ordine internazionale” che era già moribondo e che viene ora assassinato dal presidente statunitense Donald Trump, incurante della legittimità delle sue azioni e dell’inaffidabilità delle sue affermazioni, ma attento solo al profitto che può ricavarne. L’espressione fra virgolette è di Le Monde, che fa una sintesi delle reazioni a quanto avvenuto nella notte tra il 2 e il 3 gennaio a Caracas e ai successivi sviluppi: “Gli alleati di Caracas – fra cui Cina, Russia, Iran, Cuba, ndr – denunciano un’aggressione illegale; i Paesi vicini agli Stati Uniti evitano di irritare Trump, ma invocano moderazione”. Nel compiacere il magnate presidente si distinguono la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e la premier italiana Giorgia Meloni, che trova una qualche legittimità nell’azione statunitense, considerata da molti giuristi alla stregua di “un atto di pirateria”.
Nel magnificare in conferenza stampa la sua impresa, Trump ha ieri detto che gli Stati Uniti gestiranno ‘ad interim’ il Venezuela, fino a che non ci sia una transizione del potere democratica, presumibilmente attraverso elezioni, e ha parlato d’una presenza americana già operativa. La Ap chiosa: “Non c’è segnale che ciò stia avvenendo”. Trump ha anche gelato le potenziali ambizioni della leader dell’opposizione e Nobel per la Pace Maria Corina Machado.
La Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente Delcy Rodriguez, una ‘maduriana’, nota come ‘la tigre’, di assumere ad interim la presidenza, dopo la cattura di Maduro. Per la Corte, Rodriguez deve “assumere ed esercitare, in qualità di responsabile, le attribuzioni, i doveri e i poteri inerenti alla funzione di presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela, al fine di garantire la continuità amministrativa e la difesa integrale della Nazione”.
I giudici non hanno dichiarato Maduro decaduto, che comporterebbe indire elezioni entro 30 giorni. Secondo Trump, il segretario di Stato Usa Marco Rubio ha avuto una telefonata con Rodriguez, esprimendo l’intento di “rendere il Venezuela di nuovo grande”. Fonti venezuelane non confermano il contatto. Anzi, la presidente pro tempore , di cui s’erano diffuse falsi voci di una fuga a Mosca, è apparsa in televisione, ribadendo che Maduro resta il presidente legittimo del Venezuela. Pechino e Mosca e altri ne hanno chiesto l’immediata liberazione.
New York Times, Washington Post e altri media Usa ricostruiscono nei dettagli l’operazione ‘Absolute Resolve’, pianificata da mesi, secondo il generale Dan Caine, capo di Stato Maggiore Usa, in coordinamento tra le forze armate e l’intelligence. Maduro e sua moglie Cilia Flores sono stati prelevati nella loro camera da letto e portati a bordo di un’ unità militare degli Stati Uniti e successivamente trasferiti in carcere a New York.
I due devono comparire di fronte a una corte federale per essere incriminati per terrorismo e traffico di droga. Attualmente, sono al Metropolitan Detention Center, un carcere federale di Brooklyn noto per aver ospitato altri detenuti di alto profilo criminale e mediatico, fra cui Joaquin ‘El Chapo’ Guzman, un ‘signore della droga’, e Ghislaine Maxwell, partner e procacciatrice di prede sessuali del magnate pedofilo Jeffrey Epstein. Il centro è tristemente famoso per essere fatiscente, insalubre e pericoloso.
Nell’operazione ‘Absolute Resolve’, nessun militare statunitense ha operso la vita, anche vi sono stati dei feriti. Un elicottero Usa è stato colpito, ma è riuscito a mantenersi in volo ed a fare ritorno alla base, come tutti gli altri velivoli impegnati. Per fonti venezuelane citate dal New York Times, le vittime civili sono state almeno 40.
Le critiche all’iniziativa di Trump non vengono solo dall’estero. L’opposizione democratica contesta al magnate presidente di avere agito senza l’autorizzazione del Congresso e senza averlo neppure informato; e una parte della sua base vede l’intervento in contrasto con la politica dell’America First sbandierata dal magnate in campagna elettorale e anche dopo il ritorno alla Casa Bianca. L’assenza dalla scena di ‘Absolute Resolve’ e dalla conferenza stampa di ieri a Mar-a-lago del vice-presidente JD Vance potrebbe essere un segnale di dissenso dei Maga, la galassia dei sostenitori del presidente convinti che Trump avrebbe posto termine alla “forever war”. Marjorie Taylor Greene, ex deoputata ed ex suffragetta trumpiana, dice: “Gli americani sono disgustati dalle aggressioni militari senza fine del loro governo”.
Il neo-sindaco di New York, icona dell’onda ‘anti-Trump’ che cresce nell’Unione, Zhoran Mamdani ha voluto rendere esplicito il suo dissenso telefonando al presidente e dichiarando: “Attaccare unilateralmente una nazione sovrana è un atto di guerra e una violazione del diritto federale e internazionale”.
Ma naturalmente c’è anche chi prende per buone le ragioni addotte dall’Amministrazione Trump, che pretende di aver agito in base all’articolo 2 della Costituzione. che conferisce al presidente poteri da ‘commander-in-chief’ e che gli permette di agire anche senza l’avallo del Congresso. L’analisi è condivisa dai leader repubblicani di Camera e Senato, Mike Johnson e John Thune, ma suscita dubbi bipartisan, così come non convincono le motivazioni dichiarate.
La lotta al traffico di droga è vista come un pretesto per mettere le mani sulle imponenti risorse
petrolifere del Venezuela; e il cambio di regime a Caracas appare un segnale chiaro e forte a tutta l’America Latina, considerata ‘il cortile di casa’ con una vaga reminiscenza della dottrina Monroe’: chi non sta con Trump è un suo nemico e potrebbe essere nel mirino.
In conferenza stampa, il magnate presidente è stato esplicito: il Venezuela “ci ha rubato il petrolio come si ruba a dei bambini e ha portato avanti uno dei maggiori furti di proprietà americana nella storia del nostro paese”, ha sostenuto Trump – non è chiaro perché il petrolio venezuelano debba essere degli Stati Unit i -: “Le nostre aziende petrolifere sbarcheranno nel paese e ricostruiranno l’infrastruttura”.
Come scrive Serena di Ronza sull’ANSA, Trump, così, ignora “le resistenze incassate dai ‘grandi’ del greggio americani che, memori delle esperienze del passato, paiono intenzionati a non avere nulla a che fare con Caracas. Mettere le mani sul petrolio venezuelano ha una grande valenza
geopolitica: il Paese è un importante fornitore di greggio di Cina, Russia, Iran e Cuba, ovvero alcuni dei maggiori nemici” dell’America trumpiana. “Controllare i flussi rafforza la posizione statunitense a livello globale, consentendo a Trump di mostrare ancora più i muscoli”.





