Esteri

Da Ucraina a Venezuela, intrecci di speranze di pace e timori di guerra

22
Dicembre 2025
Di Giampiero Gramaglia


La settimana del Natale nasce all’insegna della speranza per l’Ucraina, con un intreccio di negoziati in corso, e dell’ansia per il Venezuela – nei Caraibi, dagli attacchi letali ai presunti narco-trafficanti s’è passati ai sequestri delle petroliere -. In queste ore, l’ago della pace oscilla tra questi i due poli, in attesa che l’incontro di fine anno tra il presidente Usa Donald Trump e il premier israeliano Benjamin Netanyahu faccia forse chiarezza sui prossimi sviluppi in Medio Oriente, dove la tregua resta fragile e il passaggio alla seconda fase del piano approvato a inizio ottobre è tuttora incerto.

Di sicuro, per Trump, non c’è pace in casa, con le ambiguità dei ‘files Epstein’, i documenti relativi alle vicende giudiziarie del finanziere pedofilo morto suicida in carcere a New York nel 2019. Devono essere tutti pubblicati, impone una legge approvata all’unanimità dal Congresso e firmata dal presidente. Ma il Dipartimento della Giustizia li ha diffusi solo in parte e con molti ‘omissis’, ufficialmente per tutelare le vittime; poi, ha fatto sparire, senza alcuna spiegazione, 16 foto; infine, almeno per ora, le ha fatte ricomparire. L’operazione, che doveva fare chiarezza su Jeffrey Epstein e sulle sue connessioni con i ‘ricchi e potenti’ di mezzo Mondo, rischia, così, di alimentare sospetti e diffidenze.
Vediamo, in sintesi, gli sviluppi sui vari fronti.

Ucraina – La notizia che arriva all’alba da Mosca è tragica: un generale dello Stato Maggiore russo è stato ucciso da un’esplosione; si segue la pista dei servizi segreti ucraini, che hanno già dimostrato di potere colpire obiettivi mirati nella capitale russa. La vittima, questa volta, è Fanil Sarvarov, capo del Dipartimento della formazione operativa.
L’assassinio a Mosca ricorda che la guerra continua, con i bombardamenti notturni con missili e droni sulle città ucraini e i combattimenti sulla linea del fronte. Gli ucraini hanno attaccato navi mercantili russe. Con un’incursione a Sumi, nel Nord, i russi – dicono fonti ucraine – hanno rapito 50 civili ucraini, fra cui anziani, donne, bambini.

A Miami, in Florida, i colloqui separati tra americani e russi e americani e ucraini sono andati avanti nel fine settimana: tutti i negoziatori parlano di “modo costruttivo” e di “clima positivo”, ma Mosca respinge l’idea di colloqui a tre – Usa, Russia e Ucraina insieme -, mentre il presidente russo Vladimir Putin apre all’idea di un incontro con il presidente francese Emmanuel Macron.

Nella sua conferenza stampa di fine anno, Putin ha ripetuto di “volere la pace”, ma “di essere pronto a una guerra di lunga durata” e ha esaltato i successi militari finora conseguiti. Quanto agli europei, che hanno deciso di fare debito comune per prestare all’Ucraina 90 miliardi di euro in due anni, Putin, che li aveva definiti “porcellini”, ha parlato di “sventato furto” degli asset russi congelati dall’Ue.

Striscia di Gaza – La tregua resta estremanente fragile: in dieci settimane, le vittime palestinesi sono state oltre 400. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa, che ha visitato la Striscia nel fine settimana, ha constatato la condizioni d’estremo disagio e d’assoluta precarietà in cui vivono decine di migliaia di sfollati senza casa e senza certezza di sostentamento.
Il governo israeliano ha autorizzato 19 nuovi insediamenti in CisGiordania, aggravando le tensioni in quell’area. Molte attese – e scarse speranze – sono puntate sull’incontro Trump – Netanyahu annunciato per il 29 dicembre alla Casa Bianca.

Venezuela – Gli Stati Uniti hanno compiuto ulteriori escalations nella campagna contro il regime del presidente venezuelano Nicolas Maduro, sequestrando altre due petroliere che trasportavano petrolio venezuelano. L’Amministrazione Trump motiva i sequestri, fatti in acque internazionali, sostenendo che il regime di Maduro ha rubato beni americani per finanziare attività criminali.
Trump ha minacciato a più riprese azioni militari sul territorio venezuelano e mantiene nei Caraibi un apparato militare di eccezionali dimensioni, ma il magnate presidente pare tentato, al momento, di strangolare economicamente il Venezuela più che di lanciare una vera e propria offensiva bellica.