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Usa 2024: DeSantis parte male, ma sua candidatura è cattiva notizia per Trump e Biden

25
Maggio 2023
Di Giampiero Gramaglia

Se la buona campagna si vede dai primi tweets, quella di Ron DeSantis è cominciata proprio male: problemi tecnici hanno ritardato e rovinato la festa annunciata, iniziata quasi mezz’ora più tardi del previsto e dopo diversi tentativi falliti perché l’elevato numero di collegamenti a Twitter Space mandava i server in tilt. Colpa dell’inadeguatezza tecnologico-organizzativa del social ‘versione Elon Musk’ o della macumba di Donald Trump?

Di sicuro, il magnate ex presidente gongola: il lancio della candidatura del governatore della Florida alla nomination repubblicana per Usa 2024 è stato “un disastro come lo sarà la sua campagna”, scrive su Truth, il suo social. Anche la campagna di Joe Biden, presidente democratico, che punta al secondo mandato, ironizza. E diversi media titolano con un gioco di parole ‘DeSantis Desaster’.

Più male che bene, Ron DeSantis, 44 anni, ha comunque annunciato la sua candidatura, dialogando su Twitter con il vulcanico e controverso boss del social Musk, personaggio ambiguo, che presta a DeSantis, 4,5 milioni di followers, la sua platea di 140 milioni, ma contestualmente nega, parlando al Wall Street Journal, di volerlo sostenere nella corsa alla Casa Bianca. Prima del duetto su Twitter il governatore della Florida aveva depositato i documenti necessari alla sua candidatura.

DeSantis entra in scena. Ma Trump non ne esce: anzi, nei sondaggi lo doppia. Per un rilevamento della Cnn recentissimo, il 53% degli elettori repubblicani punta su Trump candidato, solo il 26% sceglie il governatore della Florida. Ma l’elettorato è ancora fluttuante e appare disposto a prendere in considerazione altri candidati: l’ex rappresentante Usa alle Nazioni Unite Nikki Haley, l’ex vice di Trump Mike Pence – entrambi al 6% -, il senatore nero della South Carolina Tim Scott e l’ex governatore del New Jersey Chris Christie – entrambi al 2% -. Altri cinque candidati sono all’1% o meno. La lista è però destinata ad allungarsi e le posizioni a rimescolarsi.

DeSantis, un’alternativa repubblicana, né con l’establishment né con Trump
La decisione di DeSantis di lanciare la sua campagna dialogando con Musk su Twitter viene letta dai media Usa come un tentativo conquistare la fiducia degli influencer di destra. Ora, gli esperti prevedono che il governatore cercherà di presentarsi come una scelta alternativa per il suo partito, né con establishment né con Trump.

DeSantis, considerato il più formidabile sfidante repubblicano che il magnate abbia mai affrontato, ha ottenuto sostegno dai conservatori e critiche dai progressisti limitando la possibilità di parlare nelle scuole di orientamento sessuale e identità di genere, ridicolizzando le chiusure causa pandemia e antagonizzando la ‘woke ideology’ e la ‘cancel culture’, nei media e in aziende come la Disney.

L’entrata in scena di DeSantis, un campione delle cause di destra che da anni punzecchia la sinistra, segna – scrive il Washington Post – “una svolta per il Partito repubblicano”, che, per la prima volta dal 2016, sembra disporre di un’alternativa a Trump. L’Ap, scrive che DeSantis, che finora s’è solo misurato con la realtà elettorale della sua Florida, deve superare “il test del suo appeal nazionale”, mentre i repubblicani dovranno dimostrare la volontà “di distanziarsi dall’ex presidente”.

Se otterrà la nomination, DeSantis, che contrappone al MAGA di Trump un suo ‘Make America Florida’, diventerà il primo italo-americano candidato alla Casa Bianca. La bisnonna materna, Maria Nolfi, nacque a Bugnara, in provincia dell’Aquila, nel 1901 ed emigrò giovanissima.

Assediato da inchieste e processi, Trump tenta contromosse
Fiutato il pericolo, Trump ha subito aperto il fuoco di sbarramento contro DeSantis, suo ex pupillo: lo critica per la scelta di lanciare la campagna su Twitter, lui che di Twitter è stato il massimo fruitore; dice che è sleale e che non può vincere le elezioni. In realtà, l’ex presidente è preoccupato: le inchieste lo assediano, i processi si susseguono.

I suoi avvocati chiedono un incontro al ministro della Giustiza Merrick Garland: lamentano che, nell’ indagine condotta dal procuratore speciale Jack Smith sui documenti sottratti alla Casa Bianca, l’ex presidente, “a differenza della famiglia Biden, è trattato in modo scorretto”: “Nessun presidente degli Stati Uniti, nella storia del nostro Paese, é mai stato indagato senza fondamento in modo così vergognoso e illegale”, scrivono. I media ne deducono che Smith stia per chiudere la sua inchiesta, che riguarda anche il ruolo del magnate nell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021.

Ci sono, poi, i processi in corso a New York. In quello in cui è imputato per cospirazione, il giudice lo ha pubblicamente ammonito a non intimidire i testimoni e ha fissato l’udienza al 25 marzo, cioè durante le primarie. E quello in cui è già stato condannato a risarcire la scrittrice E. Jean Carroll, che l’accusa d’una violenza sessuale di quasi trent’anni or sono, potrebbe avere un seguito, dopo commenti diffamatori del magnate nei confronti della donna.

Una cattiva notizia per Biden, alla prese con il rischio di default
La discesa in campo di DeSantis è una cattiva notizia anche per Joe Biden, impegnato in queste ore a cercare di sventare il default degli Usa il primo giugno: se un match con Trump è alla sua portata, uno con DeSantis, più giovane – ha 44 anni -, più vigoroso e meno polarizzante dell’ex presidente, non lo vede affatto favorito in partenza.

Secondo la Cnn, la campagna di Biden si stava preparando da tempo con discrezione ad affrontare DeSantis: ha già cominciato a spendere in Florida e deve decidere se continuare a farlo. Possono anche essere soldi buttati: sulla mappa dei Grandi Elettori di Usa 2024, la Florida è uno Stato perso per i democratici, se DeSantis sarà il candidato repubblicano.

Un sondaggio Ap-Norc mostra che gli Stati Uniti restano una nazione divisa e che molti cittadini – non sempre elettori – ne attribuiscono la responsabilità ai media, piuttosto che a leader che cavalcano il populismo e la polarizzazione. L’ennesima conferma del solco lasciato da Trump nella società Usa.

Non solo DeSantis e Trump: il resto del campo repubblicano
La mossa di DeSantis ha oscurato quella di Tim Scott, l’unico senatore nero repubblicano, che s’è ufficialmente candidato alla nomination con il sostengo del numero due dei senatori repubblicani, John Thune, South Dakota, e avendo già raccolto 22 milioni di dollari per la sua campagna. Scott, 57 anni, ha una visione più ottimistica del futuro degli Stati Uniti, rispetto a Trump e a DeSantis.

Anche il governatore repubblicano della Virginia Glenn Youngkin sta riconsiderando se candidarsi, dopo esseri fatto da parte di fronte allo strapotere nei sondaggi di Trump: lo scrive Axios. Youngkin, 56 anni, ha battuto nelle elezioni del novembre 2022 il governatore democratico uscente Terry McAuliffe: è cristiano e conservatore, ma si considera alternativo al magnate e a DeSantis.