Esteri

Trump, the day after

05
Aprile 2023
Di Giampiero Gramaglia

Una svolta, una spinta, una battuta d’arresto, un ritorno alla casella di partenza, il prologo dell’uscita di scena: tutte le ipotesi sono aperte, sull’impatto che l’incriminazione e il processo avranno sulla campagna elettorale di Donald Trump per Usa 2024. Il magnate ex presidente è accusato di 34 reati dalla magistratura di New York. Le elezioni presidenziali negli Stati Uniti saranno il 5 novembre 2024; le primarie per la selezione dei candidati inizieranno a gennaio.

Per noi italiani, è un film già visto: le accuse al magnate leader, per vicende dove privato e politico s’intrecciano; le grida di persecuzione e le pretese di non avere fatto “nulla di male”; le alchimie degli avvocati e le richieste di spostamento di sede del processo; i negoziati sui tempi e le modalità del giudizio; mancano solo i certificati medici per rinviare le udienze e procrastinare le sentenze – ma c’è da scommettere che arriveranno pure quelli -.

Il resto è tutto già avvenuto, con la rapidità, che non è garanzia di equità, della giustizia americana, in un pomeriggio di New York: l’ex presidente, s’è presentato al Palazzo di Giustizia di Manhattan, è stato ritualmente arrestato – ma senza manette e senza foto segnaletica; e pure senza telecamere-, è comparso in aula, s’è sentito leggere i 34 capi di imputazione, s’è dichiarato innocente; ed è stato rimesso in libertà, senza cauzione e senza limitazioni, neppure il vincolo di non parlare della causa per non influenzare la giuria. Il giudice gli ha solo intimato di non incitare alla violenza i suoi fan.

L’accusa più grave è quella di cospirazione per alterare il risultato delle elezioni del 2016, che Trump vinse su Hillary Clinton nonostante tre milioni di voti popolari in meno – ma così può essere negli Usa -. Secondo il procuratore generale di New York Alvin Bragg, il disegno cospiratorio s’articolò fra l’altro comprando il silenzio della pornostar Stormy Daniels, alias Stephanie Clifford, e dell’ex coniglietta di Playboy Karen McDougal – due donne con cui aveva avuto relazioni sessuali – e di un portiere della Trump Tower che minacciava di rivelare l’esistenza di un suo presunto figlio illegittimo.

Non era mai successo che un ex presidente finisse sotto processo per reati penali. Lui definisce “surreale” tutta la procedura e scrive sui social: “Non ho fatto nulla di illegale”. Poi, se la prende con Bragg, perché “ha chiuso New York, ha mobilitato 38.000 agenti e spenderà 200.000 dollari” per perseguire “un accordo di non divulgazione legale”. Ma la strada verso l’assoluzione è in salita, così come rischia di diventarlo quella verso la nomination repubblicana.

Il primo discorso da ex presidente imputato
Tornato a casa, a Mar-a-lago, in Florida, Trump arringa i suoi sostenitori – non una marea, invero: stanno tutti in un salone del resort -: «L’unico crimine che ho commesso è stato difendere l’America da chi la vuole distruggere… La mia incriminazione è un insulto agli Stati Uniti».

Parla poco più di mezz’ora: il magnate, corrucciato in volto per tutta la giornata, pare meno grintoso del solito, ma non rinuncia ad attaccare «il sistema giudiziario corrotto, diventato ormai illegale»: «Non ho mai pensato che una cosa del genere potesse accadere in America», dice. Accanto a lui, due figli, Donald jr ed Eric, ma non la moglie Melania, che l’aveva accompagnato a Manhattan, e neppure la figlia ed ex consigliera Ivanka.

Le inchieste a suo carico, un intreccio ancora tutto da districare, sono “persecuzioni politiche”; Bragg è “pagato da George Soros”; Jack Smith, che indaga sulle centinaia di documenti classificati sottratti alla Casa Bianca, è “un pazzo”. Tutti sono strumenti della “sinistra radicale” che agiscono con l’obiettivo di “fermarlo ad ogni costo”. Anche l’indagine in Georgia, per le pressioni esercitate sulle autorità statali per rovesciare l’esito del volo del 2020, è “un falso caso … e dovrebbe essere archiviata subito”.

Nel mirino di Trump, anche i rivali politici, il presidente Joe Biden e la sua avversaria nel 2016 Hillary Clinton. Di Biden, dice: «Vuole la Terza Guerra Mondiale … Quando era senatore ne combinò di tutti i colori, ma nessuno lo ha mai arrestato». Poi rassicura i suoi sostenitori: «Stiamo vincendo da otto anni e continueremo a vincere».

La giornata in tribunale e i capi di imputazione
L’impianto accusatorio contestato a Trump nella storica udienza di martedì 4 aprile prospetta, come detto, «una cospirazione per minare l’integrità delle presidenziali del 2016». Bragg l’ha poi spiegato in una conferenza stampa: il magnate ex presidente «ha ripetutamente e fraudolentemente falsificato i documenti aziendali a New York per coprire comportamenti criminali volti a nascondere informazioni compromettenti agli elettori durante le elezioni del 2016».

I 34 capi di imputazione sono tutti reati del livello più basso del codice penale di New York e prevedono una pena massima di quattro anni di galera. «Non possiamo e non vogliamo normalizzare condotte criminali gravi … Tutti sono uguali davanti alla legge», ha aggiunto Bragg, ricordando che Trump rimborsò i pagamenti al suo avvocato tuttofare e paraninfo Michael Cohen come “spese legali” fittizie, con assegni firmati nello Studio Ovale..

Davanti al tribunale, suoi oppositori, che invocavano ‘Lock him up’ (“Sbattetelo dentro”), ma anche centinaia di sostenitori, che scandivano: ‘Usa, Usa’ e ‘Trump 2024’. Tra i fan, i controversi deputati Marjorie Taylor Greene, una suffragetta cospirazionista di QAnon, e George Santos, che anche molti repubblicani giudicano indegno di sedere nella Camera.

Dopo le formalità dell’arresto concordate e la lettura dei capi d’accusa, l’imputato Trump s’è detto “Not guilty”, non colpevole. Nonostante i suoi avvocati lo descrivano “frustrato e deluso”, lui vuole tenere la linea della “caccia alle streghe”, trascinando con sé il partito, costretto ora a fare quadrato, e fare del processo un’arena politica.

L’ex presidente è convinto di ottenere la nomination repubblicana per la Casa Bianca, mobilitando la sua base. L’ultimo sondaggio Reuters/Ipsos gli dà ragione: fra i repubblicani, Trump sale dal 44% al 48% mentre DeSantis scende dal 30% al 19%. Resta, però, l’incognita delle altre inchieste, più gravi, che vanno avanti.

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