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Usa 2024: – 341, i repubblicani valgono la metà dei democratici, ma Nikki ha i fratelli Koch

29
Novembre 2023
Di Giampiero Gramaglia

Usa 2024 – 341 – In questa stagione della campagna presidenziale, i partiti misurano la loro popolarità anche dallo stato delle loro casse. Ora, i repubblicani – scrive il Washington Post – hanno motivo di essere preoccupati, perché i grandi donatori sono meno generosi del solito e i piccoli donatori sono meno numerosi del solito.

Risultato: il Partito democratico è ricco il doppio del Partito repubblicano; e, oltretutto, ha di fronte a sé una campagna in cui le primarie gli costeranno pochissimo, perché il presidente uscente Joe Biden non ha praticamente rivali. Quelle repubblicane, invece, saranno combattute e dispendiose.

Proprio uni dei rivali di Biden, il deputatoo del Minnesota Dean Phillips, ha annunciato che non si candiderà alla rielezione alla Camera per concentrarsi sulla corsa alla presidenza (dove nessuno gli attribuisce del resto la minima chance).

Chi, invece, nonostante i patemi del partito, ha il vento in poppa, anche finanziariamente, è Nikki Haley: se va avanti così, c’è da aspettarsi che Donald Trump inizi ad attaccarla ad alzo zero, come fa con i rivali che lo impensieriscono.

La rete dei fratelli Koch, l’American Prosperity Action, ha appena annunciato di sostenere Haley nelle corsa alla nomination repubblicana per Usa 2024. Lo riferisce il New York Times, secondo cui l’appoggio dei Kock potrebbe consentire alla ex governatrice della South Carolina di fare un balzo in avanti nella battaglia contro Trump e contro il governatore della Florida Ron DeSantis .

L’annuncio del sostegno a Haley della rete finanziaria dei fratelli Koch arriva a sette settimane dai caucuses nello Iowa, il primo banco di prova per gli aspiranti alla nomination repubblicana alla Casa Bianca. Haley, che è pure stata rappresentante degli Usa all’Onu, da settimane sta salendo nei sondaggi e ha già ottenuto l’appoggio di altri grossi finanziatori del partito conversatore. Numerosi osservatori sono convinti che rappresenti la migliore alternativa a Donald Trump. E, fra i repubblicani in lizza, è quella che oggi batterebbe Trump in modo più netto.

In un comunicato, American for Prosperity Action si dichiara “orgogliosa di dare il pieno appoggio a Haley, che offre all’America l’opportunità di voltare pagina dall’attuale era politica”. I fratelli Koch precisano che l’ex governatrice è nella “posizione migliore per sconfiggere Trump alle primarie” ed è la candidata più solida da schierare contro Biden.

Fuori dalla corsa alla nomination, cui pure aveva a un certo punto pensato di iscriversi, Liz Cheney, figlia dell’ex vice di George W. Bush Dick Cheney ed ex deputata del Wyoming, acerrima nemica di Trump, dipinge in un libro un ritratto feroce del Partito repubblicano, accusando i suoi ex colleghi di essere disposti a “tradire la Costituzione per opportunità politica e lealtà a Trump”.

Il libro, intitolato ‘Oath and Honor’ (‘Giuramento e Onore’) uscirà il 5 dicembre: è un resoconto impietoso della “codardia” dei repubblicani in nome della fedeltà “all’uomo più pericoloso che sia mai entrato nello Studio Ovale”. Cheney, che presiedette la commissione d’inchiesta della Camera sulla rivolta del 6 gennaio 2021, non risparmia l’ex speaker Kevin McCarthy e il suo successore Mike Johnson, che “sembrava particolarmente sensibile alle lusinghe di Trump e aspirava a essere nella sua orbita”.

“Come nazione, possiamo sopportare politiche dannose per un mandato di quattro anni. Ma non possiamo sopravvivere a un presidente disposto a porre fine alla nostra Costituzione”, scrive Cheney, rivelando che McCarthy le aveva detto, due giorni dopo il voto 2020, che Trump aveva ammesso di aver perso. Ma, quel giorno stesso, l’allora speaker andò su Fox News a dire che il magnate aveva vinto.

Cheney accusa di ipocrisia altri suoi colleghi di partito che ribadirono la loro fedeltà a Trump nonostante fossero consapevoli delle sue bugie sul voto. Nelle primarie in Wyoming prima del voto di midterm 2022, Liz fu battuta da un candidato trumpiano, che oggi siede nella Camera al suo posto.

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