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Usa 2024: – 261, Trump, batosta finanziaria e d’immagine in tribunale; Biden segna tre punti

17
Febbraio 2024
Di Giampiero Gramaglia

Donald Trump dovrà pagare oltre 350 milioni di dollari e sarà escluso per tre anni da qualsiasi attività imprenditoriale nello Stato di New York, per avere gonfiato a lungo gli averi della holding di famiglia, la Trump Organization, ricavandone vantaggi fiscali e nei rapporti con banche e assicurazioni. Con lui, sono stati condannati due suoi figli, Donald jr ed Eric, la cui interdizione dall’attività imprenditoriale è di soli due anni, ma che dovranno pure pagare individualmente quattro milioni di dollari a testa -.

Le pratiche illecite della Trump Organization erano già state accertate in un precedente processo. Quello ieri concluso doveva solo accertare se e come gli imputati dovessero ‘pagare’ per le loro responsabilità – non erano previste pene detentive -. A prendere le redini del gruppo potrebbe quindi essere la figlia di Trump Ivanka, già suo consigliere alla Casa Bianca.

Engoron ha invece annullato una sua precedente sentenza di settembre che ordinava lo scioglimento delle società di controllo della holding, spiegando che il provvedimento non è più necessario perché lui nominerà un “monitor indipendente” per supervisionare le attività della Trump Organization, che viene così in un certo senso commissariata.

Trump ha subito annunciato che farà appello contro la sentenza, sostenendo, con una dichiarazione dalla sua residenza di Mar-a-lago in Florida, di non avere commesso nessuna frode e ribadendo che, a suo avviso, tutta la vicenda è “una strumentalizzazione politica”, “una caccia alle streghe”, “un’interferenza elettorale”, dove il giudice e la pm sono “corrotti” e “faziosi”. “Questo verdetto è una palese ingiustizia, New York non e’ piu’ aperta al business”, commenta uno dei suoi avvocati segnalando “errori catastrofici”.

La procuratrice generale dello Stato di New York Letitia James aveva avviato il caso nel 2022, accusando Trump e la Trump Organization di avere fraudolentemente gonfiato per anni il valore e l’entità dei loro beni – oltre 3,6 miliardi l’anno per 10 anni – per avere condizioni migliori da banche e assicurazioni.

Secondo James, l’intento di Trump e dei co-imputati di frodare è “incontrovertibile”. La difesa sostiene, invece, che la valutazione degli attivi del gruppo era soggettiva ma sincera e che le banche non hanno perso un dollaro, ma anzi hanno tratto vantaggio dai prestiti fatti. La legge contestata non prevede tuttavia che sia dimostrato un danno. Interrogati in aula, Trump e i due figli hanno tentato di scaricare ogni responsabilità sui contabili, ma è emerso che erano loro a dare disposizioni.

Il giudice della Corte Suprema della città di New York Arthur Engoron aveva già constatato le frodi e doveva solo valutare l’entità delle pene. James aveva chiesto per Trump una multa di 370 milioni di dollari – dopo una richiesta iniziale di 250 – e l’interdizione perpetua dall’attività imprenditoriale.

Il mese scorso, l’ex presidente era già stato condannato a pagare oltre 80 milioni di dollari per avere diffamato una scrittrice, E. Jean Carroll, che lo accusa di violenza sessuale.

Esaurite, per il momento, e con un onere complessivo di oltre 430 milioni di dollari, le cause civili che lo riguardano, in attesa degli appelli, Trump è ora atteso da quattro cause penali: la prima, ancora a New York, si aprirà il 25 marzo con la selezione della giuria; poi una statale, in Georgia, e due federali, a Washington e in Florida. Gli avvocati del magnate stanno cercando con tutti i mezzi di dilazionare l’inizio dei procedimenti.

Usa 2024: BidenManchin non si candida, arrestato un diffamatore, repubblicani nel caos
Le cattive notizie per Donald Trump vanno in parallelo con le buone notizie per Joe Biden, presidente e candidato alla propria successione: il senatore della West Virginia Joe Manchin, democratico prima e indipendente ora, ha annunciato che non si candiderà a Usa 2024. Se fosse sceso in lizza, Manchin poteva sottrarre voti sia a Biden che a Trump, ma avrebbe soprattutto danneggiato il candidato democratico negli Stati in bilico della ‘rust belt’, la fascia manifatturiera degli Stati Uniti.

Nell’intricata vicenda giudiziaria del figlio del presidente Biden, Hunter, un informatore dell’Fbi è stato accusato di avere mentitosui legami di padre e figlio con una compagnia energetica ucraina: Alexander Smirnov aveva detto nel giugno 2020 che la Burismaaveva pagato a Hunter e a Joe cinque milioni di dollari ciascuno nel 2015 e nel 2016, informazioni rivelatesi false.

Secondo il procuratore speciale David Weiss, lo stesso che ha incriminato Hunter per reati fiscali e per l’acquisto di una pistola senza dichiarare la sua dipendenza dalla droga, è convinto che Smirnov abbia mentito per intralciare la candidatura di Biden alla presidenza nel 2020.

Infine, il gruppo repubblicano alla Camera, i cui margini di maggioranza si sono fatti ulteriormente esigui in settimana, con la sconfitta nelle suppletive di New York, appare allo sbando: tre presidenti di commissioni parlamentari hanno annunciato che non si ricandideranno alle elezioni di novembre. La Ap s’interroga se “il caos che regna nel Congresso”, dove i repubblicani ‘trumpiani’ bloccano ogni decisione per i calcoli politici del loro boss, “non stia allontanando dal partito alcuni esponenti di valore”. 

Usa 2024: aborto, Trump sarebbe favorevole a bando dopo 16 settimane
Donald Trump ha confidato privatamente a consiglieri e alleati che gli piace l’idea di un divieto nazionale di aborto dopo 16 settimane dal concepimento con tre eccezioni: in caso di stupro, d’incesto o per salvare la vita della madre. Lo riferisce il New York Times, citando due persone che sono a conoscenza diretta delle posizioni del magnate.

L’ex presidente ha accuratamente evitato di prendere una posizione chiara sulle restrizioni all’aborto da quando la Corte Suprema, a metà 2022, ha tolto la tutela federale sulla pratica. Elettoralmente, la sentenza ha dato slancio ai democratici nelle elezioni di midterm di quell’anno.

Trump vuole aspettare almeno fino alla fine delle primarie repubblicane per esporre pubblicamente le sue opinioni, perché non vuole rischiare di alienarsi i conservatori prima di essersi definitivamente assicurato la nomination. In vista delle elezioni, invece, cercherà di non alienarsi né i conservatori che vogliono limiti più stretti né i moderati che vogliono limiti meno rigidi.