Trasporti

Il lungo e faticoso decollo della nuova Alitalia (ITA)

13
Aprile 2021
Di Valentina Ricci

Alitalia, ennesimo ultimo miglio prima dello stop. Il tanto atteso Piano Industriale di ITA non ha convinto molti. A cominciare dai sindacati. “Alitalia non ha più risorse, nel mese di marzo sono stati pagati gli stipendi in ritardo e inizialmente sono arrivati solo al 50% del personale. Non c’è più neanche l’anticipo della cassa integrazione. E’ necessaria una soluzione che non sia caricata sulle spalle dei lavoratori” questa la fotografia scattata dal segretario Filt Cgil Fabrizio Cuscito.

La realtà è che si è lontani dalle soluzioni indicate dal Piano industriale di ITA, a partire dal mancato sviluppo degli scali lombardi. I velivoli sono troppo pochi e il settore cargo è inesistente. Preoccupanti sono anche i diktat imposti dall’UE che, secondo Cuscito, sono “rinunce inaccettabili” da implementare per la compagnia di bandiera. Un problema che si affianca anche alla discussione in atto sul brand. La necessità di avere un tavolo di confronto è urgente secondo Cuscito: “Questo Parlamento deve prendere una decisione per capire se questa è un’operazione di mercato o di interesse del Paese”.

Il tema della tutela dei posti di lavoro è quello “più scottante” dichiara Monica Mascia segretario Fit Cisl. Che concorda con Cuscito in merito all’esigenza di avere un tavolo interministeriale proprio perché non c’è consapevolezza di quale sia la volontà del Governo. Le uniche notizie giungono dalla stampa o dalle audizioni del Ministro Giorgetti.

Mascia: “In passato siamo stati obbligati a ridurre gli slot, il perimetro di operatività aziendale, il numero degli aeromobili e delle rotte. Rotte che sono state tutte sostituite nell’immediato per quanto tutti sappiamo che non sia così facile e veloce il cambiamento”. Il paragone con le altre compagnie aeree aiutate dall’UE è inevitabile, da cui si evince una “doppia morale” quando si parla di Alitalia. Ne deriva una compagnia bonsai messa all’angolo che non avrà margini di crescita, anzi. “In sintesi saremo portati a dire che in Italia si possono destinare 3mld che creeranno disoccupazione” aggiunge Mascia.

Apprezzabile la scelta del Parlamento di costituire una compagnia di bandiera con un progetto di sostenibilità, ma si tratta di un piano di fatto non rispettato. Il segretario Uil trasporti Claudio Tarlazzi precisa: “Una compagnia troppo piccola non avrà condizioni di sostenibilità sul mercato, questo è dimostrato dal fatto che altre compagnie piccole hanno chiuso perché il mercato è molto aggressivo e contendibile e fa gola alle compagnie concorrenti, non condividiamo come si sta procedendo”. 

Anche in questo caso la richiesta di collaborare con il Governo per dialogare sia su Alitalia sia sulla crisi che investe tutto il settore del trasporto aereo è indispensabile. Un’attenzione particolare va ai dipendenti dell’amministrazione straordinaria che si trovano in una situazione molto precaria e alla flotta che deve essere implementata per permettere una competitività più alta con le altre compagnie aeree. La richiesta a gran voce è di una compagnia di bandiera che sia sostenibile sotto il profilo industriale.

Il riferimento alle dichiarazioni del Ministro francese, il quale ha annunciato un accordo con Dg Competition per ulteriori 4mld, viene portato ad esempio dal segretario Ugl trasporto aereo Rocco Alfonsi. Un negoziato andato a buon fine perché la Francia, a differenza dell’Italia, ha dichiarato strategico per il Paese il trasporto aereo. “Ci stanno obbligando a mettere in campo un Piano che non ha nessun respiro. Per questo il Governo deve scegliere se questo settore sia strategico o meno” dichiara Alfonsi ponendo l’accento sul fatto che i diktat dell’Ue vengono rispettati con la consapevolezza di essere il Paese più insulare d’Europa: “Vogliamo avere una compagnia di bandiera di riferimento sì o no?”

L’On. Silvestroni (FdI) concorda sull’urgenza di avere un tavolo interministeriale per raggiungere l’obiettivo: “Non possiamo rimanere inermi di fronte alle discriminazioni dell’Europa. E’ necessario che con questi 3mld il Governo dica che ruolo pensa che possa avere questa nuova compagnia neonata”.  

“Il Piano non è stato pensato per avere una compagnia bonsai” dichiara l’On. Benamati (PD) premettendo che la situazione di Alitalia era critica già prima del Covid: “La mia domanda sulle prospettive di politiche industriali è la seguente: avete delle idee?” Risponde Cuscito: “Abbiamo depositato un documento in merito, nessuna compagnia ha una sostenibilità sul mercato sotto la soglia dei 100 aeromobili, questo è un dato consolidato. Il tema è che sotto una certa soglia si perdono soldi e in abbondanza, partire con una flotta piccola sarebbe un fallimento totale. Tutto ha un costo e questo lo sappiamo, il tema è se questo Governo vuole far pagare il costo a un disallineamento dalle indicazioni Ue o ai lavoratori. Qualcuno il prezzo lo dovrà pagare e non pensiamo che lo debbano pagare i lavoratori”. Sulla condizione di poter dare un contributo valido Tarlazzi: “Serve un tavolo interministeriale per Alitalia e per affrontare la crisi del trasporto aereo. Regole che mettano la concorrenza su un livello meno distorto. Presto e bene vuol dire prendere coscienza che l’Ue sta avvantaggiando altre compagnie”. Anche Alfonsi risponde: “Noi abbiamo fatto più volte proposte, impostazione con cui la nuova azienda deve traguardare l’attuale perimetro che deve aggiungere anche il settore cargo. Siamo il secondo Paese manifatturiero al mondo e non abbiamo il settore cargo, un settore in cui c’è anche mercato”.

Onorevole Rixi (Lega): “La struttura commissariale e ITA non si sono mai parlate. Si è ereditata questa situazione e bisogna partire col migliorare il Piano industriale, stabilire un numero di velivoli che superino quelli indicati dal Lussemburgo e far partire il settore cargo. Con la situazione attuale è impossibile l’acquisto di aerei cargo quando siamo uno dei Paesi che ne ha più bisogno. Altro elemento è l’unità aziendale, non comprendo l’ipotesi di uno spezzettamento. Sul brand si è fatta una valutazione economica, ma temo l’ipotesi che venga sfruttato da un concorrente. A livello europeo si può chiedere di tutto, ma non che il brand venga lasciato in mano a dei competitor. Sulla parte occupazionale anche aumentando il numero dei veivoli è una fase difficile e bisogna lavorare in modo da salvaguardare almeno il personale tecnico.

The Watcher Post, per continuare a seguire da vicino le vicende del settore trasporti, presenta il talk “La ripresa del trasporto aereo in sicurezza – un anno di collaborazione tra Aeroporti Di Roma e INMI Lazzaro Spallanzani” in diretta sul nostro canale Facebook, giovedì 15 aprile ore 15:00. Ospiti di Gaia De Scalzi, Ivan Bassato, Direttore Operation ADR, Francesco Vaia, Direttore INMI Lazzaro Spallanzani e Alessio Quaranta, Direttore Generale ENAC. 

Photo Credits: QuiFinanza