Top News
Referendum giustizia, l’intergruppo parlamentare per il Sì è bipartisan
Di Giampiero Cinelli
A quindici giorni dal voto, la campagna referendaria sulla riforma della giustizia entra nel vivo con la nascita dell’intergruppo parlamentare per il Sì. Un’alleanza trasversale che unisce Fratelli d’Italia, Azione, Italia viva, +Europa e l’ala anti-Schlein del Pd (capeggiata dalla vicepresidente dem del Parlamento europeo Pina Picierno) in nome di un riformismo che, nelle intenzioni dei promotori, vuole superare le tradizionali divisioni politiche.
L’iniziativa alla Camera è stata presentata da Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura e deputato di Fratelli d’Italia, che ne ha tracciato l’orizzonte: «Questo intergruppo vuole essere uno spazio di libertà, di riforma e di riformismo. Ci sono esponenti dell’opposizione che voteranno per il Sì ed esponenti di maggioranza che lo sostengono: è una riforma trasversalmente riconosciuta e riconoscibile». Il gruppo, ha precisato Mollicone, «è aperto a tutti, chi vuole può aderire sempre con lo stesso spirito». Tra i firmatari figurano Roberto Giachetti e Luigi Marattin di Italia viva, Ettore Rosato e Valentina Grippo di Azione, Benedetto Della Vedova per +Europa, gli ex parlamentari dem Stefano Ceccanti e Stefano Esposito, e per FdI anche Emanuele Loperfido, Gerolamo Cangiano e Alessandro Urzì. Assenti, per ora, i rappresentanti di Lega, Forza Italia e Noi moderati, anche se Mollicone ha tenuto a sottolineare che «questo è solo l’atto di nascita».
Sul merito della riforma, le voci sono concordi. «Non si vota sul governo Meloni ma su una riforma che condividiamo: è una grande riforma liberale», ha detto Marattin. Giachetti ha ricordato di aver «raccolto le firme per la separazione delle carriere con i Radicali» e di portare avanti questa battaglia «da trent’anni». Rosato ha definito la riforma «necessaria, non biblica, di attuazione del giusto processo che già c’è in Costituzione», mentre Della Vedova ha rivendicato la paternità politica del provvedimento: «Questa non è la riforma Nordio-Meloni o Berlusconi, ma la riforma Pannella. Ed è una riforma più di sinistra che di destra». Esposito ha chiuso con una nota personale: «Sono stato sommerso da insulti. Uno stimolo ad andare avanti».
Secondo Ettore Rosato: «Tutta la polemica che si è costruita sopra è lì solo perché oggi funziona cosi invece di parlare del sì o del no parliamo delle cazzate che diversi personaggi dicono in televisione».
Così Marattin: «Considero questa una grande riforma liberale, completamento di una riforma che iniziò un partigiano antifascista, rinchiuso dai fascisti a via Tasso. Una riforma che dà la certezza al cittadino che chi lo giudica non ha nulla a che fare con chi lo accusa, un cardine delle democrazie liberali», ha spiegato intervenendo all’apertura dei lavori.
Per Valentina Grippo «L’intergruppo restituisce l’immagine di cosa parliamo quando parliamo di referendum. Siamo forze politiche che su tante cose la pensano diversamente ma su questo fanno una battaglia comune, perchè le regole si cambiano insieme ed è giusto che quando si mette mano alla Costituzione si rifletta insieme con il più ampio consenso possibile».
Il prossimo appuntamento dell’intergruppo è fissato per il 17 marzo, nell’aula dei gruppi alla Camera, con un titolo dal sapore pasoliniano: «Comizio d’amore per il Sì».





