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Iran: guerra giorno XII, Teheran non è sconfitta e s’adatta al conflitto; rischi energetici

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Marzo 2026
Di Giampiero Gramaglia

Al 12° giorno di guerra, l’Iran non solo non è sconfitto, ma mostra capacità di adattarsi al conflitto e lancia il fuoco di sbarramento più intenso dall’inizio dell’aggressione israelo-americana: non sono solo affermazioni della propaganda del regime degli ayatollah, ma sono anche il frutto di analisi degli esperti dei più importanti media negli Stati Uniti. Nel titolo d’apertura, il New York Times cita fonti americane: “L’apparato militare iraniano dimostra di sapere come adattarsi” agli attacchi e alle minacce: “L’Iran sta a sua volta colpendo quelle che considera vulnerabilità statunitensi, fra cui le difese anti-aeree e anti-missile destinate a proteggere le truppe e le installazioni nella Regione”.

L’ennesima dimostrazione la si è avuta nelle ultime ore, quando, secondo una breaking news battuta dall’Ap e messa in apertura dal Washington Post, un drone ha colpito un’importante struttura diplomatica americana in Iraq, senza fare, almeno per quanto se ne sa, vittime o feriti. Il Baghdad Diplomatic Support Center è un hub logistico per diplomatici e funzionari americani: nei pressi, ci sono basi militari americane e l’aeroporto di Baghdad, già ripetutamente presi di mira dall’inizio delle operazioni militari. Secondo fonti della sicurezza americana, l’attacco è stato fatto da milizie pro-iraniane irachene.

La Cnn, invece, fa il suo titolo con un’affermazione di fonte iraniana, secondo cui l’Iran avrebbe ieri lanciato i suoi contrattacchi più intensi dall’inizio della guerra. Il che è in contrasto con quanto ieri detto dal segretario alla Guerra Usa Pete Hegseth, secondo cui l’intensità delle risposte iraniane va attenuandosi, in funzione dei lanciatori e dei depositi di missili distrutti o danneggiati. Sempre Hegseth sostiene, invece, che l’intensità dell’offensiva israelo-americana tocca giorno dopo giorno nuovi apici.

In un’analisi, il NYT dice che il presidente Usa Donald Trump e i suoi consiglieri “sottovalutarono la risposta iraniana e, soprattutto, l’impatto che avrebbe avuto sui mercati energetici, giudicandolo un fenomeno di breve durata e di limitate conseguenze, da non anteporre alla missione di decapitare il regime e rovesciarlo”.

La decapitazione è avvenuta, fin dal primo giorno, con l’uccisione della Guida Suprema, l’ayatollah Ali Khamenei. Il rovesciamento no. Anzi, la designazione a Guida Suprema del figlio di Khamenei, Mujtaba, appare un gesto di sfida del regime a Trump, che lo aveva definito “un incompetente” e ne aveva bocciato a priori la scelta.

Quello della resistenza dell’Iran all’aggressione è un tema in evidenza anche sulla Fox, che apre così: “Fuoco di sbarramento mortale”. Gli Hezbollah e l’Iran – dice la rete ‘all news’ conservatrice – “lanciano attacchi coordinati con bombe a grappolo su Israele in un’importante escalation della loro risposta

E poi ci sono le conseguenze del conflitto economiche ed energetiche, che fanno i titoli d’apertura del Financial Times e del Wall Street Journal: “L’agenzia internazionale dell’energia propone il più largo ricorso di tutti i tempi alle riserve strategiche petrolifere per attenuare l’impatto sui prezzi della guerra e della paralisi nel traffico nello stretto di Hormuz”. A proposito del quale ieri c’è stato un episodio di disinformazione che ha avuto un certo impatto sui mercati energetici: la notizia, falsa, del transito di una petroliera scortata da unità navali degli Stati Uniti ha brevemente creato l’illusione di una ripresa della navigazione, poi smentita da tutte le fonti.

Sull’energia, il G7 avrà oggi un consulto virtuale. Secondo Euronews, i voli finora cancellati causa conflitto sono oltre 43 mila, con una media di quasi 4000 al giorno.

Naturalmente, non mancano notizie di ‘successi’ israelo-americani, come la distruzione di 16 navi posamine iraniane che operavano lungo le rotte del petrolio; e la notizia, riportata dal NYT e attribuita a fonti iraniane e israeliane, che la nuova Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei sarebbe stata ferita all’inizio del conflitto (ma non sarebbe in pericolo di cita). Questo spiegherebbe il fatto che Mojtaba non si sia ancora mostrato in pubblico anche se, dopo l’uccisione di suo padre, è comprensibile che si muova con estrema prudenza. L’Iran, inoltre, esclude al momento negoziati con gli Stati Uniti e afferma che non sarà Washington ma Teheran a decidere la fine della guerra.

Il Pentagono ha ieri fornito nuovi dati sulle perdite americane in questa guerra: sette i caduti – cifra inalterata rispetto ai giorni scorsi – e 140 i feriti, otto dei quali gravi, soprattutto militari di stanza nelle basi nella Regione. Al che Hegseth replica annunciando l’ennesimo “giorno più intenso” d’attacchi sull’Iran, dove le vittime civili sarebbero oltre 1300 –su quelle militari, non ci sono dati-. In Libano, le vittime dell’offensiva di cielo e di terra israeliana superano le 500.

Nonostante l’ansietà destata nel pubblico statunitense dagli aumenti energetici, il WP osserva che “il Congresso a guida repubblicana continua a tenere bordone a Trump e ad alienargli poteri, consentendogli di aumentare i margini d’azione dell’esecutivo dai dazi alla guerra”. E questo nonostante i repubblicani siano consapevoli che il conflitto può condizionare l‘esito delle elezioni del 5 novembre, il voto di midterm.

I sondaggi continuano a mostrare che una maggioranza degli americani è contraria alla guerra, sia perché temono che il conflitto renda l’Unione meno sicura (e non più sicura) sia perché paventano le conseguenze economiche, soprattutto se le operazioni militari dovessero prolungarsi. Tuttavia, una maggioranza dei sostenitori di Trump continua ad appoggiare il magnate presidente.