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Iran-Golfo, Tajani e Crosetto al Senato: “Crisi che tocca la sicurezza italiana”
Di Ilaria Donatio
La crisi tra Iran, Stati Uniti e Israele entra direttamente nell’agenda della sicurezza italiana. Davanti alle Commissioni Esteri e Difesa riunite di Camera e Senato, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto hanno delineato uno scenario definito “di elevata ampiezza”, con possibili ripercussioni sui militari italiani nell’area, sulle rotte energetiche e sull’economia.
“La crisi in atto incide direttamente sulla nostra sicurezza nazionale”, ha spiegato Tajani, collegando l’escalation non solo alla tutela dei connazionali presenti nella regione, ma anche alla stabilità delle forniture energetiche e delle catene commerciali globali. Il ministro ha parlato di “profonda preoccupazione”, assicurando però che il governo sta lavorando “con pazienza e determinazione” per favorire un allentamento della tensione e garantire la libertà di navigazione. I contingenti italiani, ha precisato, risultano al sicuro in Libano, in Giordania e nelle altre aree di dispiegamento.
Dai Paesi del Golfo è arrivata una richiesta di aiuto logistico e di rafforzamento delle capacità difensive. Tajani ha confermato che, qualora si rendessero necessari ulteriori passi, ci sarà un passaggio parlamentare.
Più tecnico l’intervento di Crosetto, che ha descritto una crisi “di elevata ampiezza”, con operazioni pianificate da Stati Uniti e Israele contro centri di comando, sistemi di difesa e programmi missilistici iraniani ritenuti una minaccia imminente. La risposta di Teheran, con il lancio di missili balistici, apre – secondo il ministro – “scenari finora mai considerati”, con il rischio di un’escalation “controllata, ma estensiva” e possibili attacchi contro assetti occidentali nel Golfo.
Sul fronte della sicurezza, il ministro della Difesa ha spiegato che i rischi per il personale italiano sono stati mitigati già da settimane attraverso l’alleggerimento delle presenze non indispensabili, la revisione delle misure operative e l’aggiornamento dei piani di evacuazione. Al momento si registrano soltanto danni materiali limitati.
Un passaggio centrale dell’informativa ha riguardato lo Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20% del petrolio mondiale – tra 17 e 20 milioni di barili al giorno – e oltre il 30% del commercio globale di gas naturale liquefatto. Anche una riduzione parziale del traffico o un aumento della percezione del rischio, ha avvertito Crosetto, può generare effetti immediati sui prezzi e sui premi assicurativi, con un aumento dei costi di trasporto fino al 30-40%. “Dove non arrivano i missili arrivano gli effetti di questa guerra”, ha osservato, evocando il rischio di una guerra commerciale parallela.
Il tema degli approvvigionamenti energetici rappresenta dunque un’ulteriore criticità, con effetti già visibili sui mercati. In questo contesto, Crosetto ha anche sollecitato una riflessione sugli strumenti normativi che disciplinano la partecipazione italiana alle missioni internazionali: la rapidità dell’evoluzione della crisi, ha detto, richiede in alcuni casi maggiore flessibilità operativa, sempre nel rispetto del Parlamento.
Dai Paesi del Golfo è arrivata anche una richiesta di supporto per sistemi di difesa, in particolare antidrone. Si tratta, ha precisato il ministro, di un tema “molto delicato”, anche alla luce delle capacità già fortemente sollecitate dal sostegno assicurato finora all’Ucraina.
Dai banchi dell’opposizione sono arrivate richieste di de-escalation e di maggiore chiarezza sulla linea di politica estera. La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha chiesto massimo impegno per il cessate il fuoco e per la tutela dei connazionali e dei militari italiani, ribadendo che la via deve essere diplomatica e non militare. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha invece sollecitato il governo a chiarire l’atteggiamento nei confronti degli Stati Uniti e le linee di indirizzo complessive della politica estera italiana.





