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Guida autonoma, dalla sperimentazione al mercato: la sfida italiana tra investimenti e nuove regole
Di Beatrice Telesio di Toritto
Trasformare le sperimentazioni in servizi concreti, capaci di migliorare la mobilità e creare nuove opportunità industriali. È questa la sfida al centro del convegno «Guida autonoma: dalla sperimentazione a una mobilità nuova», organizzato il 14 ottobre a Roma da TTS Italia, MOST e PAVE Europe. Un confronto tra istituzioni, imprese e mondo della ricerca sulle prospettive di una tecnologia che sta già cambiando il settore dei trasporti, ma il cui sviluppo in Italia resta legato alla disponibilità di investimenti, infrastrutture e regole adeguate.
A richiamare le ricadute sulla mobilità urbana è stato Eugenio Patanè, assessore alla Mobilità di Roma Capitale, che ha individuato nella sicurezza stradale, nell’accessibilità per anziani e persone con disabilità e nei collegamenti con le periferie alcune delle principali opportunità della guida autonoma.
Roma sta lavorando a un modello nel quale i veicoli possano dialogare con le infrastrutture, ma resta il problema della continuità dei progetti. «Le sperimentazioni muoiono quando finiscono i fondi», ha avvertito Patanè, chiedendo risorse stabili e certezza normativa. Una sfida nella quale l’Europa, secondo l’assessore, «può vincere per regole, può vincere per dettare standard».
Il ruolo delle amministrazioni locali è emerso anche dalle esperienze di Milano e Torino, in un confronto al quale ha partecipato anche Giada Maio, responsabile dell’Ufficio Energia, Qualità dell’aria, Mobilità sostenibile e Trasporto pubblico locale dell’ANCI.
Per Veronica Bellonzi, direttrice dell’Area Smart Mobility del Comune di Milano, occorre partire dalle esigenze dei cittadini anziché dalla tecnologia, progettando servizi realmente accessibili e sostenibili.
A Torino, come illustrato da Elena Deambrogio, responsabile dell’Open Innovation e delle Relazioni con le Imprese e la Ricerca della Città, la sperimentazione di una navetta autonoma ha coinvolto circa mille passeggeri, percorrendo quasi il 90% dei chilometri in modalità autonoma. Un risultato che dimostra le potenzialità della tecnologia, ma anche la necessità di superare finanziamenti limitati ai singoli progetti per arrivare a servizi continuativi.
Il passaggio al mercato riguarda direttamente anche l’industria. Luca Foresti, amministratore delegato di Niulinx, spin-off del Politecnico di Milano che nell’aprile 2026 ha raccolto 38 milioni di euro con A2A e CDP Venture Capital tra i principali investitori, rappresenta una delle esperienze italiane più avanzate nello sviluppo di soluzioni per la mobilità autonoma condivisa. In occasione dell’annuncio dell’investimento, Foresti aveva sottolineato la necessità per l’Europa di costruire una propria industria del settore, capace di competere con Stati Uniti e Cina.
Sullo stesso fronte Marko Bertogna, professore ordinario all’Università di Modena e Reggio Emilia, ha richiamato l’importanza di un ecosistema capace di finanziare startup e spin-off universitari, rafforzando la collaborazione tra ricerca, grandi imprese e investitori. Senza capitali e partnership industriali, il rischio è che le competenze italiane non riescano a trasformarsi in prodotti competitivi.
Una partita che richiede tempi rapidi. «Nei prossimi due anni si gioca la partita in Europa», ha avvertito Massimo Bianchi, vicepresidente WEU, Engineering & Homologation Automotive del Gruppo TÜV Rheinland, sottolineando che la finestra di opportunità «non durerà moltissimo». Il confronto con i concorrenti internazionali impone di accelerare non soltanto sullo sviluppo tecnologico, ma anche sulle condizioni necessarie per portare i nuovi veicoli sul mercato.
Resta infatti centrale il nodo normativo. L’attuale quadro italiano non disciplina ancora compiutamente la circolazione dei veicoli senza conducente a bordo, mentre gli operatori chiedono procedure più semplici per le sperimentazioni e regole chiare per l’introduzione dei servizi commerciali. Sul tema Andrea Casu, deputato del Pd e vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera, ha espresso preoccupazione per l’impostazione della revisione del Codice della strada, che a suo giudizio rischia di penalizzare gli investimenti e favorire altri Paesi europei. «Ma come pensiamo di poter essere competitivi nel costruire automobili in Italia se saremo costretti ad acquistare dall’estero tutte le tecnologie necessarie a far funzionare le auto del futuro?», ha chiesto il deputato.
La questione, dunque, va oltre l’introduzione di nuovi mezzi sulle strade. Riguarda la capacità dell’Italia di costruire una filiera industriale, valorizzare le competenze della ricerca e integrare la guida autonoma nel trasporto pubblico. Le sperimentazioni dimostrano che le prime applicazioni esistono già. La sfida ora è creare le condizioni perché diventino servizi economicamente sostenibili, senza lasciare ad altri Paesi lo sviluppo delle tecnologie e i relativi benefici industriali.
Video e montaggio di Simone Zivillica





