Nella corsa alla gestione attiva della sicurezza geopolitica dell’Artico attraverso la NATO l’Unione europea si fa sentire. «Nella nostra proposta di bilancio, abbiamo raddoppiato i finanziamenti, portandoli a circa 530 milioni, il che dimostra il nostro impegno per il partenariato e l’importanza della sicurezza artica». Sono le parole della presidente della Commissione europea, che ha risposto così alle preoccupanti dichiarazioni dell’amministrazione Trump di questi giorni rispetto alla Groenlandia. Il presidente USA ha infatti paventato anche «the hard way» per aumentare il controllo statunitense sull’Artico, a suo parere minacciato da eccessive influenze di Cina e Russia.
La fotografia della difesa artica oggi
L’attuale presenza militare nell’Artico è oggi piuttosto limitata. Va subito sgombrato il campo che qualsiasi iniziativa per aumentare la presenza militare straniera in Groenlandia debba essere autorizzata dalla Danimarca (membro NATO) e dal governo locale. L’unica vera e propria base militare in Groenlandia è statunitense e si trova a Pituffik (ex Thule Air Base). E’ presente dal 1951, sulla base di un accordo Danimarca-USA; si trova nel nord-ovest dell’isola, è gestita dalla US Space Force e si occupa di sorveglianza radar e spaziale, dando supporto alle operazioni artiche gestite dalla NATO. La Groenlandia non ha un proprio esercito, e la difesa attualmente è affidata alla Danimarca tramite il Joint Arctic Command. Le principali strutture di difesa danesi sono il quartier generale del Comando Artico di Nuuk, la Station Nord (avamposto militare nel nord-est per sorveglianza e pattugliamento), l’aeroporto dual use di Kangerlussuaq e la pista d’atterraggio di Mestersvig. Tutte strutture che si occupano tra l’altro di controllare le preziose rotte artiche.
L’idea di una missione congiunta NATO
Il rilancio USA sull’Artico non passa solo dalle allusioni di Trump. L’inviato speciale USA in Groenlandia, Jeff Landry, ha affermato su X che la Danimarca «Ha occupato l’isola dopo la seconda guerra mondiale, riprendendone il controllo violando i protocolli ONU». Poi il Governatore della Lousiana ha aggiunto: «Gli Stati Uniti difesero la sovranità della Groenlandia durante la seconda guerra mondiale, quando la Danimarca non ci riuscì». La posizione europea su questa visione espressa dalla Von der Leyen è chiara: la Groenlandia appartiene al suo popolo e spetta alla Danimarca e alla Groenlandia stessa decidere sulle questioni che le riguardano. Ovvero nulla su di loro senza di loro. La Groenlandia è uscita dal Regno di Danimarca nel 1985, ben 40 anni fa. A Landry ha subito risposto l’ambasciatore danese a Washington, Jesper Moller Sorensen: «Il Regno di Danimarca è sempre stato al fianco degli Stati Uniti.
Dopo l’11 settembre la Danimarca ha risposto alla chiamata USA perdendo più soldati pro capite in Afghanistan di qualsiasi alleato NATO. Solo il popolo della Groenlandia ha il diritto di determinare il proprio futuro e questa settimana tutti e cinque i partiti del Parlamento locale hanno ribadito di non voler entrare a far parte degli Stati Uniti». La strada per la sicurezza artica non può che passare dalla NATO. Ed è per questo che Regno Unito e Germania starebbero pensando di proporre in sede NATO l’attivazione di una missione ad hoc sull’isola per garantirne autonomia e sicurezza. Sta a Trump decidere la postura degli USA rispetto all’Alleanza Atlantica. E la speranza è aggrappata a quel «I’m a fan of Denmark».





