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Board of Peace: Italia protagonista nel Mediterraneo allargato

19
Febbraio 2026
Di Paolo Bozzacchi

Multilateralismo allo stato puro. La prima riunione del Board of Peace for Gaza non è semplicemente la nuova puntata del progressivo fallimento delle Istituzioni internazionali tradizionalmente intese (ONU, WTO, Banca Mondiale). L’iniziativa dell’amministrazione Trump va letta come prosecuzione ideale di progetti come ad esempio quello della Cina sulla Via della Seta. Ambiti diversi, stessi obiettivi. Presidiare gli equilibri internazionali nelle aree critiche da tutti i punti di vista, non ultimo quello commerciale. Il Board of Peace for Gaza è una sorta di esercizio del nuovo modello di cooperazione rafforzata, questa volta con trazione USA e focus l’area del Mediterraneo allargato. La Commissione europea che oggi siederà al tavolo nella persona della Commissaria per il Mediterraneo Dubravka Suica e il governo Meloni lo hanno capito bene. Ed è per questo che l’Italia siede al tavolo da osservatore con un’ambizione misurata ma chiara: giocare una partita che proietti l’Italia oltre il suo perimetro internazionale tradizionale.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani è stato chiaro: «Non possiamo non essere parte di una strategia che ci vedrà in prima linea». In precedenza aveva descritto il Board come: «Un laboratorio permanente di dialogo strategico», sottolineando come l’organismo non nasca per sostituire le architetture esistenti, bensì per integrarle. «L’obiettivo – ha dichiarato – è costruire uno spazio stabile di consultazione politica e coordinamento operativo sui dossier più sensibili, a partire dalla sicurezza marittima e dalla stabilizzazione regionale». Un lessico prudente, ma denso di implicazioni. Una linea coraggiosa, diversa da quella più conservatrice del Vaticano nettamente contrario, per cui la Santa Sede ha ricevuto la critica dell’amministrazione Trump che ha sottolineato attraverso le parole della portavoce Karoline Leavitt: «La pace non dovrebbe essere di parte, politica o controversa».

Il funzionamento del Board è stato delineato su tre livelli: un Consiglio politico composto dai ministri competenti, un comitato tecnico con rappresentanti permanenti e un segretariato leggero incaricato di monitorare l’attuazione delle decisioni. Le deliberazioni non sono formalmente vincolanti, ma producono linee guida condivise e, soprattutto, meccanismi di cooperazione pratica su intelligence, protezione delle infrastrutture critiche e gestione delle crisi. Una formula elastica, pensata per attrarre adesioni senza irrigidire le sovranità nazionali.

Ed è proprio qui che si inserisce la mossa italiana. Roma sembra aver compreso che, in una fase di ridefinizione degli equilibri, la capacità di iniziativa conta quanto il peso economico. Posizionarsi come cerniera tra Europa continentale, Africa settentrionale e Medio Oriente significa ambire a un ruolo di regia, almeno nel perimetro mediterraneo. Non a caso, Tajani ha ribadito la volontà di «rafforzare il pilastro europeo della sicurezza senza incrinare il rapporto transatlantico».
Washington guarda con favore a iniziative che stabilizzino il Mediterraneo senza richiedere un coinvolgimento diretto e massiccio. In questo senso, l’Italia può proporsi come interlocutore affidabile, capace di rappresentare le istanze europee e, al contempo, di dialogare con l’amministrazione Trump su basi pragmatiche.

La vera posta in gioco è la gestione degli equilibri nel Mediterraneo allargato: flussi energetici, rotte commerciali, sicurezza delle coste e contenimento delle crisi regionali. Se il Board saprà tradurre il dialogo in cooperazione concreta, Roma potrà rivendicare di aver scelto il terreno giusto su cui investire capitale politico.
In un’epoca in cui le alleanze sono sempre più fluide e i fori multilaterali tradizionali mostrano debolezza, l’azzardo calcolato italiano potrebbe rivelarsi lungimirante. Non tanto per l’immediato ritorno mediatico, quanto per la possibilità di consolidare una postura strategica coerente: essere, per l’Unione Europea e per l’America, il punto di equilibrio nel cuore del Mediterraneo.