Salute

Quell’inversione tra mezzi e fini

24
Agosto 2021
Di Daniele Capezzone
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Non c’è dubbio. Gli eccessi della ultraminoritaria ma rumorosa pattuglia dei no-vax irriducibili sono indifendibili: complottismo, sospetti antiscientifici (e in qualche caso perfino anti-modernità), ostilità all’Occidente, al mercato, al capitalismo. Tutte cose che rischiano di isolare chi le sostiene, peraltro togliendo forza a chi – invece – vorrebbe semplicemente porre domande, interrogare, piantare il sempre fecondo seme del dubbio.

Tuttavia, non appare meno rassicurante, dall’altro lato della barricata, un simmetrico estremismo pro green pass, che negli ultimi giorni ha fatto rullare il tamburo pro obbligo vaccinale (com’è noto, una soluzione scelta da nessun paese dell’Occidente avanzato). Anche in questa trincea il confezionamento delle balle procede a ritmo incessante. Si è voluto far credere che il green pass fosse “garanzia” rispetto ai rischi di contagio: ma di tutta evidenza non poteva e non può essere così. Anche un vaccinato può purtroppo contagiarsi e contagiare. Si è voluta alimentare la narrazione del “vaccinatevi per gli altri”: laddove invece l’argomento pro vaccino più efficace (oltre che più vero) è il “vaccinatevi per voi stessi”: non avrete certezza totale, ma, in caso di contagio, avrete forti chances di una potentissima attenuazione dei sintomi, e scarsissime probabilità di ospedalizzazione. Più in generale, è perniciosa l’illusione di poter centrare l’obiettivo impossibile del “Covid zero”, laddove andava invece perseguito il traguardo (a portata di mano) di un poderoso contenimento del virus, rendendolo endemico e affrontabile come facciamo ogni anno con i virus influenzali stagionali.

Ecco, per molti “legionari del green pass” si ha l’impressione che sia avvenuta un’inversione tra “mezzi” e “fini”: le restrizioni non sono più uno strumento, ma rischiano di esser divenute esse stesse un obiettivo, se non di rieducazione, certamente di divisione “morale” della società: da una parte i buoni, dall’altra i reprobi.

Peccato (e lo dice una persona vaccinata e pro vaccino) che questo metodo, così illiberale, intollerante e poco laico, non funzioni. A forza di aggredire gli indecisi sul vaccino, a forza di renderli nemici, di colpevolizzarli, di trattarli da untori, si produce l’effetto di far chiudere a riccio anche chi, forse, si sarebbe potuto e si potrebbe ancora convincere. E non è un caso se, dopo due mesi di campagna tremendista, restino ancora quasi 2 milioni di over 50 e altrettanti di over 60 che rifiutano l’iniezione.