Salute

Gli sceriffi della movida con le pistole ad acqua

27
Maggio 2020
Di Redazione

Sempre più sceriffi con le pistole ad acqua. Per arginare il fenomeno movida maleducata si stanno moltilpicando regole sempre più fantasiose. Ma la movida per ora è stata solo schizzata da innocenti pistole ad acqua. E continua a baciarsi e abbracciarsi e a bere in modo sregolato.

Tante regole che pochi prima del Coronavirus rispettavano e che continuano a non rispettare, nonostante il rischio contagio. Lombardia e Veneto impongono nuovi limiti alla movida selvaggia. Sui Navigli di Milano niente più alcol dopo le 19, se non per i clienti seduti ai tavoli. A Verona arrivano 27 nuovi militari del progetto "Strade Sicure" inviati dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica per sorvegliare che a Piazza Erbe, Corso Porta Borsari e Piazza Bra non si formino assembramenti durante il weekend. "Ci aiuteranno a supportare le altre Forze dell'Ordine", ha chiosato il sindaco di Verona, Federico Sboarina. 

Ci voleva il Coronavirus per accorgersi del lato maleducato ed irresponsabile della movida. Solo ora che la salute di tutti appare messa a rischio dall’irrinunciabile spritz, i governi delle città devono far vedere che si occupano del problema, per davvero e non solo sulla carta. E si pensa finalmente ad orari di chiusura obbligata. Fino a ieri, quando si trattava del diritto alla salute di pochi, solo qualche migliaio di cittadini minati nel sonno e nella tranquillità domestica, la movida era un fenomeno culturale, un fermento giovanile, un boom economico da sostenere in nome dell'occupazione creata dall’imprenditoria dei bar nottambuli.

Roma è un caso emblematico. Per lungo tempo ha finto di combattere la movida a colpi di ordinanze antialcol, sempre disattese e mai veramente imposte. Quartieri residenziali stuprati in nome della socializzazione e della supposta riqualificazione culturale, che sembra non si possa realizzare se non dopo la mezzanotte, rigorosamente a colpi di alcool e cocaina. Il nuovo regolamento di polizia urbana della Capitale, varato dopo anni di attesa dall’illuminato governo capitolino di Virginia Raggi, vieta la vendita di alcool solo dopo le tre di notte, tuttavia nessuno può bere in strada dopo le 23 (avete letto bene).

Ci si dovrebbe aspettare il deserto ma, causa la sbandierata carenza di personale che affligge la polizia municipale, la movida prolifera in strada fino all’alba e le poche volanti disponibili si aggirano con cautela, con l’evidente mandato di “non far esagerare”. Sono sempre ragazzi no?  Poco importa se centinaia di famiglie che abitano la sfortunata strada dei bar non dormano da anni o non possano respirare la primavera con le finestre aperte, perché la movida è cultura, è economia. Quindi è anche voti.

Poi accade che tutto questo si trasformi in stupore e indignazione quando, nemmeno tanto di rado, un ragazzotto (magari della Roma bene) falcidia un passante guidando strafatto. Magari, lo stesso Sindaco Raggi, affranto per l’accaduto, tenterà di costituirsi parte civile e rivendicare il danno all’immagine provocato alla città eterna.

Intanto le regole sulle movida rimangono lettera morta. e gli sceriffi con le pistole ad acqua giocano come fosse Carnevale.

Salute!

 

Giacomo Tranfo

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