Salute

Menopausa, una fase naturale che non deve essere subita: il ruolo della prevenzione e della presa in carico

28
Settembre 2026
Di Beatrice Telesio di Toritto

La menopausa non è una malattia. Ma considerarla un passaggio naturale nella vita di una donna non significa ignorarne i sintomi o aspettare che diventino così importanti da compromettere il benessere quotidiano. La sfida è proprio trovare un equilibrio: evitare da una parte di trasformare automaticamente una fase fisiologica in una condizione patologica e, dall’altra, di banalizzare manifestazioni che possono incidere sulla qualità della vita. Ogni donna attraversa infatti questa transizione sulla base della propria storia biologica, clinica e psicosociale e riconoscere per tempo i sintomi più rilevanti può aiutare a capire quando sia necessario intervenire e quando, invece, non servano trattamenti specifici.

È da questa prospettiva che The Watcher Post ha scelto di dedicare una serie di approfondimenti al tema della menopausa, in vista della Giornata mondiale della Menopausa 2026, che verrà celebrata il 18 ottobre. Un percorso che affronterà i diversi aspetti di una fase che riguarda milioni di donne, dalla consapevolezza e dalla prevenzione fino alla presa in carico e alle situazioni cliniche più complesse, partendo dalle evidenze scientifiche e dal confronto con gli specialisti.

Il primo focus parte dal lavoro svolto nei mesi scorsi da un board di esperti con competenze diverse nell’ambito della salute femminile, guidato dalla professoressa Rossella Nappi, presidente dell’International Menopause Society (IMS) e dell’Associazione Ginecologi Universitari Italiani (AGUI). Dal confronto sono emersi alcuni dei principali nodi legati alla gestione della menopausa, dalla necessità di riconoscere tempestivamente i sintomi fino ai bisogni ancora non pienamente soddisfatti nelle forme precoci, indotte o associate a condizioni cliniche più complesse.

In Italia si stimano circa 10 milioni di donne tra i 45 e i 65 anni e l’età media della menopausa naturale è di 51,2 anni. In un’indagine europea presa in esame dagli esperti, il 52% del campione italiano riferiva sintomi vasomotori moderati o severi, mentre resta ancora limitata la consapevolezza sull’importanza di riconoscere e gestire le possibili conseguenze di questa fase della vita.

Il nodo centrale è proprio evitare due estremi. Non tutte le donne hanno bisogno di un trattamento: in alcune i sintomi sono lievi o assenti, in altre possono invece essere severi e durare per anni. I sintomi vasomotori possono protrarsi in media per 7,4 anni, mentre la sindrome genitourinaria della menopausa ha natura cronica. Sovramedicalizzare questa fase può quindi portare a interventi non necessari, ma banalizzarne i disturbi può tradursi in sofferenza evitabile e conseguenze negative per la salute.

Anche perché non esiste una sola esperienza della menopausa. Età, peso, qualità del sonno, fumo, condizioni psicologiche, storia clinica e fattori sociali possono modificare presenza e impatto dei sintomi. Non conta quindi soltanto che una manifestazione sia presente, ma quanto interferisca con la vita della donna. Accanto alle vampate possono comparire disturbi del sonno, cambiamenti dell’umore, difficoltà cognitive e sintomi urogenitali, non sempre immediatamente ricondotti alla menopausa. Alcune manifestazioni, in particolare quelle

vasomotorie e le alterazioni del sonno, sono inoltre associate nelle evidenze prese in esame ad aspetti della salute cardiometabolica, ossea e mentale, rendendo questa fase anche un momento importante per rafforzare la prevenzione.

Il quadro cambia quando la menopausa arriva prima del momento fisiologico. Nelle forme precoci la carenza estrogenica si verifica in una fase nella quale la funzione ovarica dovrebbe essere ancora presente, con una maggiore vulnerabilità sul piano cardiovascolare, metabolico e osseo. Per questo la menopausa precoce non può essere assimilata alla menopausa naturale e richiede una presa in carico tempestiva.

Una situazione ancora più delicata riguarda le donne nelle quali la menopausa si inserisce in un percorso oncologico. L’asportazione delle ovaie, la radioterapia pelvica, alcune chemioterapie e le terapie endocrine possono determinare un ingresso improvviso in menopausa in donne ancora in età premenopausale. In questi casi al cambiamento endocrino si sommano il peso della malattia e delle cure e i sintomi possono riguardare sonno, umore, sessualità e qualità della vita complessiva. Nelle donne che hanno affrontato un tumore, in particolare della mammella, restano inoltre bisogni ancora non pienamente soddisfatti nella gestione della sintomatologia menopausale.

La presa in carico deve quindi essere personalizzata, valutando insieme età, causa della menopausa, storia oncologica, intensità dei sintomi e possibili limitazioni alle diverse opzioni terapeutiche. Nei casi più complessi può essere necessario integrare ginecologia, oncologia e altre competenze specialistiche.

Il messaggio che emerge dal confronto è dunque soprattutto un invito a distinguere: una transizione fisiologica da una condizione precoce o indotta, un sintomo lieve da uno che incide realmente sulla qualità della vita, una donna che non necessita di interventi specifici da una che richiede invece un percorso strutturato. Normalizzare la menopausa non significa smettere di occuparsene, ma riconoscerla come una fase naturale della vita che non deve essere automaticamente medicalizzata e, allo stesso tempo, non deve essere semplicemente subita.