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Iran: nonostante il no di Trump alla tregua, negoziati verso la ripresa; Netanyahu, nuovi guai

28
Settembre 2026
Di Giampiero Gramaglia

Il presidente Usa Donald Trump ha appena detto no alla tregua di una settimana proposta dall’Iran, che comportava la ripresa della navigazione nello Stretto di Hormuz, ma i negoziati tra le due parti potrebbero già riprendere nei prossimi giorni. Secondo il Wall Street Journal, mediatori del Qatar e del Pakistan stanno esercitando pressioni su Teheran perché faccia ulteriori concessioni sul programma nucleare. Le fonti del giornale sono però scettiche sull’esito del tentativo.

La diffidenza dell’Amministrazione Trump verso l’Iran potrebbe essere acuita dalla notizia dell’attentato sventato a una base britannica utilizzata dall’aeronautica militare statunitense. Ieri, cinque uomini sospettati di preparare un attacco terroristico contro una base britannica sono stati arrestati. Sotto l’occhiello “Alto allarme”, la Fox titola: “Il complotto terroristico sventato in Gran Bretagna potrebbe comportare una revisione delle regole di sicurezza in tutte le basi Usa nel Mondo”.

Secondo il WSJ, il magnate presidente sta cercando di ricentrare il conflitto con l’Iran intorno all’obiettivo originario, cioè impedire a Teheran di dotarsi dell’atomica, e di deviare il focus dalla questione dello Stretto di Hormuz, attualmente sotto sostanziale controllo iraniano.

Secondo funzionari governativi di Paesi mediorientali che hanno contatti regolari con Teheran, i leader iraniani sono fiduciosi di potere resistere a un blocco americano di lunga durata e pure a una ripresa della campagna di bombardamenti Usa. Le stesse fonti sostengono che il potere in Iran è ora concentrato nelle mani del Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche, che ha da tempo una linea rigida verso ogni compromesso con l’Occidente.

Dal canto suo, Trump, che rispondeva a domande di giornalisti a margine di una competizione di golf, la President’s Cup, presso il Medinah Country Club, alle porte di Chicago, ha detto: “Vinceremo la guerra molto presto”, “grazie alla pressione economica e all’azione militare”; e ha inoltre previsto un calo dei prezzi del petrolio una volta terminato il conflitto. Trump ritiene che l’Iran abbia subito e stia subendo “enormi perdite”.

La guerra all’Iran ed i suoi effetti sono temi focali della campagna per le elezioni di midterm del 3 novembre. In Israele, invece, la campagna per le politiche del 27 ottobre è caratterizzata da rivelazioni sui prodromi degli attacchi terroristici di Hamas in territorio israeliano che fecero circa 1200 vittime il 7 ottobre 2023 – è ormai prossimo il terzo anniversario -.

Nuove rivelazioni, queste di fonte egiziana, chiamano in causa il premier Benjamin Netanyahu per non avere prevenuto le stragi di Hamas. Ancora il Wall Street Journal scrive che il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel telefonò al premier israeliano poco prima del 7 ottobre, per avvertirlo di segnali di un attacco imminente da Gaza, dopo che due precedenti avvisi egiziani erano stati ignorati. La stampa israeliana dà ampio rilievo alle rivelazioni del WSJ..

L’ultimo avvertimento arrivò all’inizio di ottobre, quando Kamel chiamò direttamente l’ufficio di Netanyahu. Una fonte ha riferito che l’Egitto continuò a lanciare avvertimenti fino a quasi 48 ore prima dell’attacco. Ma gli egiziani avevano già avvertito Israele nel giugno del 2023 della situazione in fermento a Gaza, consigliando allo Stato ebraico di riprendere i negoziati con il gruppo palestinese per un accordo su uno scambio di ostaggi e prigionieri.

E’ l’ultimo di una serie di ricostruzioni israeliane e internazionali su segnali sfuggiti al premier e alle autorità di sicurezza israeliane prima dell’attacco terroristico su larga scala. A settembre, Kamel si era recato in Israele avvertendo che “la situazione a Gaza era critica e rischiava d’esplodere”, riferisce il giornale, citando funzionari anonimi di un governo arabo non meglio specificato.

Gli interlocutori israeliani minimizzarono gli avvertimenti, dicendo a Kamel che la situazione era sotto controllo. Netanyahu ha sempre negato di avere mai parlato con Kamel prima dell’attacco.

Le nuove rilevazioni riprendono le recenti indiscrezioni secondo cui il leader degli Emirati Mohamed bin Zayed Al Nahyan aveva chiamato Netanyahu nel settembre 2023 per avvertirlo di segnali d’un imminente attacco di Hamas in territorio israeliano. Nessuno degli avvertimenti conteneva dettagli specifici su tempi o portata delle azioni pianificate.